Il Simbolo tra Idea e forma

Allo sguardo innamorato che in questi giorni innalziamo al Cielo si svela un vibrante florilegio di luci e tale scintillio ci spinge, con sempre maggior volontà, a serrare le fila per dissipare le coltri tenebrose dell’ignoranza, della separatività e dell’egoismo, accogliendo con gioia e fede il monito dell’Insegnamento “In un’ora così scura, dimoriamo nella Luce!”. (1)
Il manto della Madre del Mondo è pervaso da incessanti onde di rinnovamento che trovano dimora nel cuore dei Luminari e da quei cuori si riversano nello spazio intrecciando Comunione, Forza e Bellezza.
Il 5 maggio per la visione eliocentrica Nettuno, Marte e Mercurio si sono congiunti all’inizio di Aries e il Fuoco del nuovo che con impeto si è riversato in ogni atomo del Sistema solare ha chiamato le coscienze ad una rinnovata tensione verso l’Infinito.
In quello stesso giorno il cielo si colmava dei raggi di Volontà e Potere lanciati da Vulcano, sul finire di Capricornus, e Plutone, immerso nella sostanza ‘elettrica’ di Aquarius; la potenza sprigionata da questo connubio si è riverberata anche sull’abbraccio tra il Sole taurino e l’asteroide Urania, creando un ulteriore fulgente merletto nella sostanza celeste.

Il Cielo è un tessuto di relazioni, portatrici di messaggi e risolutrici di problemi a qualsiasi livello. (…) L’uomo deve imparare a leggere il Cielo, da cui tutto dipende, che non nasconde i propri decreti”. (2)

Urania, nella veste di sacra Musa del Potere del Cielo, ha acceso nelle menti l’attitudine ad ‘alzare gli occhi al Cielo’ per scorgervi le molteplici impronte del divino, mentre il suo sodalizio col Sole ha permesso l’allineamento, da cuore a cuore, con il supremo fuoco delle potestà stellari.
Preceduti e sostenuti da un tale afflusso d’energia, oggi, in particolare, celebriamo lo sponsale tra Venere, celeste Signora del pensiero aureo, e Giove, il Maestro dell’Amore.
Il loro incontro, che si svolge per la visione eliocentrica nelle acque sostanziali di Gemini, magnetizza lo spazio solare e lo predispone ad accogliere le molteplici onde del divenire della sostanza affinché possano rivelare l’eterna saldezza ed unità dello spirito, i due poli del mistero insondabile dell’Essere.

La Fonte suprema è l’ESSERE, da cui scaturiscono sia lo Spirito che la Sostanza. E questo è tutto”. (3)

Per cogliere in tutto il loro fulgore le luci dei Luminari e gli arabeschi che l’Essere traccia nel cosmo la coscienza umana da sempre si è servita di simboli, ponti iridescenti lanciati tra Idea e Forma e capaci di sussurrare ai cuori e alle menti la Verità che si cela dietro le innumerevoli maschere dell’apparenza.
L’Insegnamento ci offre alcuni passi utili a comprendere la potenza insita nel simbolo e la sua funzione di collegamento tra invisibile e visibile, tra Modello e realizzazione formale, tra il lampo luminoso dell’Idea e le forme che mantengono, anche se ben nascosto nella loro intimità, il riverbero di quella Luce.

Le forme hanno natura divina e spirituale e sono simboli, ossia scrittura, del linguaggio universale che esprime l’Uno”. (4)

Molte idee inespressibili a parole possono essere descritte da simboli. Perciò ogni simbolo ha un tanto di indicibile. Se ne può avvertire il senso di segretezza, ma le parole sarebbero inadeguate. È bene usare i simboli con molta accuratezza: come segni sacri preservano l’essenza del grande Universo. (…) La loro segretezza è come una tensione di energia”. (5)

Cosa esiste nel mondo oggettivo che non sia simbolo inadeguato di un’idea divina? Cosa abbiamo nella manifestazione oggettiva se non un segno visibile (in una fase evolutiva del Proposito) del Piano creativo divino? Cosa siete voi stessi se non l’espressione di un’idea divina? Dobbiamo imparare a scorgere i simboli da cui siamo attorniati e a penetrare in essi, nell’idea che devono esprimere”.  (6)

Un simbolo è una forma che vela o nasconde un pensiero, un’idea o una verità, e si può quindi affermare come assioma generale che ogni forma, di qualsiasi specie, è un simbolo, o il velo oggettivo di un pensiero. Vale pertanto anche per la forma umana, che è il simbolo (è ‘fatta ad immagine’) di Dio; è una forma che cela un pensiero divino, un’idea o una verità; è la manifestazione tangibile di un concetto”. (7)

Anche il ‘seme’ di quest’anno 6.5 – da alimentare dunque con particolare cura nel nostro ‘campo di lavoro’ – ci sprona a comprendere la qualità del simbolo quale vera centrale generatrice di potere mentale (8):

Leggo i simboli eterni.
 A poco a poco ne penetro il significato universale.
 Comincio a tracciarne altri,
minori, nuovi, compositi.
È il mio progetto per comunicare la verità.

Anche l’etimosofia contribuisce alla comprensione del simbolo: la parola deriva, attraverso il latino symbolos, dal greco symbolon, segno di riconoscimento, simbolo, patto, che nasce da sumballo, ‘gettare insieme’. Per la maggior parte dei linguisti, questo verbo sarebbe composto dal prefisso syn, insieme, e da ballo, gettare, dalla radice greca BAL. Il linguista Rendich ipotizza invece che in greco, ad un certo stadio di sviluppo della lingua, la consonante indoeuropea “g”, che esprimeva il moto tortuoso del lampo – la stessa di Agni, il dio del fuoco – passasse a “b”: “bal” deriverebbe dalla ben più antica e diffusa radice indoeuropea *GAL-, gettare, che custodisce l’idea del fuoco. (9)

Lo stesso suono della parola esprime dunque una sintesi ignea, un lampo che dissolve il mondo dell’illusione e che illumina il Mondo delle Cause. È stupefacente che anche la parola con la quale inizia il testo del ‘seme’ sopra citato contenga in sé il palpito della fiamma: Leggo i simboli eterni. Lo stesso studioso Rendich afferma che il termine ‘leggere’, derivante dal legere latino, nasce dalla radice indoeuropea *LAG-, che si compone dei seguenti elementi sonori: “moto che trattiene [l] in ogni direzione [ag]”, “raccogliere”, “collegare”. Il suono ag di Agni, il dio del fuoco che in origine impersonava il bagliore del lampo, indicandone il moto a zig-zag, è dunque nuovamente l’anima di questa radice. (10)
La lettura simbolica del mondo, che s’identifica con il riconoscimento delle cause ‘di fuoco’ o spirituali della manifestazione, a partire da noi stessi, simbolo dell’essenza divina, ci guida dunque dall’irreale al Reale.

Viene in mente questo passo dell’Agni Yoga: “Per l’accelerarsi degli eventi si capirà che i simboli cosmici avanzano. L’umanità non riesce a capire in tutta la loro portata i processi universali. Su che mai costruire la vita, se non si accetta il principio dei simboli ignei! Quando parliamo del principio del Fuoco, Noi intendiamo la forza vivente che si esprime nell’Universo. Il simbolo della Vita basa sul riconoscimento del fuoco, elemento dalle illimitate applicazioni cosmiche. […]”. (11)

Il simbolo è universale, unifica perché trascende i linguaggi, è una chiave che ha la duplice funzione di rivelare e di occultare, e pertanto trasmette una conoscenza che non può essere profanata. Il simbolo è dunque quel ‘Segno sintetico’ (12) che vela l’Unità del Tutto e attraverso il quale, di luce in luce, si può giungere a contemplare la Realtà.
L’energia di Gemini, la cui dinamica mobilità è governata da Leggi immutabili, si rivela dunque la condizione necessaria per passare dall’instabilità alla stabilità, dal dualismo all’unità; Venere e Giove, oggi congiunti in quell’energia avvolgente, quivi assumono la posizione del Sé maggiore che splende e cresce mentre contemporaneamente il sé minore, ovvero i guizzi instabili della personalità, declina e perde vigore. Per passare dalla forma alla qualità occorre dunque un’azione concorde, ritmica e continua; occorrono incessanti onde d’amore con le quali costruire saggiamente il ponte che conduce alla Realtà dell’Uno, alla fiamma ardente del Mondo del Fuoco ove anche il dualismo non trova più dimora.

“Per quanto ancora l’umanità continuerà a dissezionare il corpo unitario dell’Universo?
Si possono studiare le singole foglie di erba, ma senza mai dimenticare
 il grande organismo cui appartengono.
Non è giusto esaminare fenomeni isolati,
 trascurando il legame che li connette al tutto.
Il pensiero privo di sintesi non giunge al cuore dell’Universo.
Il Pensatore insegnava la bellezza dell’Unità,
da cui fluiscono le correnti dell’energia”.

(Sovramundano III § 486)

 

 

Note

01-Collezione Agni Yoga, Infinito II § 518
02-Savoini, Il Sistema solare nello spazio, Nuova Era, 2016, p. 136, 147
03-Savoini, Commenti a Infinito I, Nuova Era, 2003, p. 46
04-Savoini, Dispense del 3° Settennio. Incipit Vita Nova, scritto inedito, gennaio 2003
05-Collezione Agni Yoga, AUM § 437
06-A. Bailey, L’illusione quale problema mondiale, ing. 13
07-A. Bailey, La luce dell’anima, ing. 211
08-Savoini, Un Nuovo Modello di Spazio, Nuova Era, 2016, p. 182, 258
09-Rendich, Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee. Indoeuropeo-Sanscrito-Greco-Latino, Palombi Editori, 2010, p. 61
10-Rendich, Op. cit., p. 371
11-Collezione Agni Yoga, Infinito I § 111
12-Nel Lambdoma della Genesi delle Idee al Vortice 4.6 è stata attribuita la Formula “Il Simbolo è il segno sintetico’.
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