Verso l’intuizione

I lavori precedenti presentati in questa sede che hanno per titolo “l’indagare l’origine della luce”, come spesso accade, hanno sollecitato altre riflessioni che hanno aperto ad ulteriori ricerche.
Questo articolo non vuole e non può riportare tutte le conoscenze che conducono alla comprensione della facoltà intuitiva, ma vuole presentare alcune ricerche, di diversa derivazione, per produrre maggiore consapevolezza e sollecitare maggiori riflessioni ed indagini.
Ciò che è stata evidenziata è la sincronicità di una “uniformità di vedute”, supportate dalla facoltà intuitiva. Per favorire un veloce accostamento, riporto di seguito il concetto già espresso nel precedente articolo.
“L’uomo di religione (sciamano, mistico, sacerdote o profeta) di tutti i tempi, con la propria INTUIZIONE, ha cercato di penetrare i Misteri, ha avuto il coraggio di interrogare il Divino, e, fiducioso di una risposta dall’Alto, ha potuto sperimentare una visione mistica. Poi ha dovuto cercare e adattare le parole che la cultura della sua società gli metteva a disposizione, per tentare di esprimere l’ineffabile, per provare a trasmettere agli altri uomini, con strumenti immanenti, ciò che aveva sperimentato nell’estasi beatifica del trascendente…”.
Sicuramente, non solo gli uomini portatori di conoscenze, guru, maestri, sciamani, profeti ecc., hanno accesso a questa facoltà mentale superiore ma, come più volte constatato, anche molti uomini di scienza hanno legato le loro scoperte ai cosiddetti momenti intuitivi.
Si riporta in merito una bella testimonianza, che riguarda il noto scienziato Heisenberg, il fisico tedesco che ha introdotto il “principio di indeterminazione”.
“Heisenberg aveva 23 anni. … Era lì soprattutto per immergersi nel problema che lo ossessionava. La patata rovente che gli aveva messo fra le mani Niels Bohr. L’atomo è il mattoncino elementare di tutto. Come funziona? Come si muovono gli elettroni al suo interno? Erano più di dieci anni che Bohr e i suoi colleghi giravano intorno a queste domande.
Heisenberg si era immerso nel problema. Ne aveva fatto la sua ossessione. Aveva provato di tutto… Sull’isola del Mare del Nord, Heisenberg si era risolto a esplorare idee radicali.
Dormiva pochissimo, passava il tempo in solitudine, tentando di calcolare qualcosa che giustificasse le incomprensibili regole di Bohr. Si interrompeva di tanto in tanto per arrampicarsi sulle rocce dell’isola. ….
«Erano più o meno le tre del mattino quando il risultato finale dei miei conti fu davanti a me. Mi sentivo profondamente scosso. Ero così agitato che non potevo pensare di dormire. Lasciai la casa e mi misi a camminare lentamente nell’oscurità. Mi arrampicai su una roccia a picco sul mare, sulla punta dell’isola, e attesi il sorgere del sole…»”.(tratto dal libro Helgoland, di Carlo Rovelli Adelphi)

Sembra evidente che la facoltà intuitiva richieda una condizione indispensabile affinchè possa manifestarsi: il SILENZIO, interiore soprattutto, e quello esteriore come condizione favorente.

“Dal Silenzio dell’Assoluto è scaturito l’Universo”. Maestro Tibetano.

“La cosa che m’appare più straordinaria – disse un giorno Einstein, che sapeva interrogare il silenzio – è che l’universo è conoscibile”.

“Anche le grandi e splendide stelle del cielo tacciono. Eppure, non cessano di suscitare la meravigliata interrogazione degli uomini, e non tralasciano di elevarli verso di loro, per assumerli nel bel mezzo del loro grande Suono. Come Sfingi e Piramidi del Cosmo, riempiono il deserto dell’universo del loro insegnamento e della loro coscienza, e modellano le nostre mani e i nostri volti”. (Tratto da un articolo di Enzio Savoini, 1962, Scuola Arcana)

“Conoscere non è affatto scomporre né spiegare. È accedere alla visione”. (Antoine de Saint-Exupéry)

“La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma, come legna da ardere, ha bisogno solo di una scintilla che la accenda, che vi infonda l’impulso alla ricerca e il desiderio della verità”. (Plutarco di Cheronea, L’arte di ascoltare)

Quindi, sappiamo dalla storia di tutte le discipline che l’intuizione è una facoltà del genere umano, che ha dato testimonianza di sé in moltissime scoperte scientifiche, nelle filosofie, nelle arti, nelle religioni.
Purtroppo, non esiste nella società una disciplina riconosciuta che ci aiuti a sviluppare questa dote, né nella cultura, che è basata per lo più sui risultati delle indagini proprie del pensiero razionale, né nella scuola, dove educhiamo gli studenti a studiare le più grandi scoperte della mente umana, utilizzando l’emisfero sinistro. Queste scoperte, però, furono il prodotto finale di una elaborazione nata originariamente, quasi sempre, da un’intuizione; siamo tutti in fila a studiare il prodotto delle intuizioni altrui, ma nessuno ci insegna a risalire alla nostra stessa intuizione. In quanto esseri “umani”, noi usiamo nella nostra costituzione tutte e quattro le dimensioni: fisica, vitale, emozionale e mentale, ma, come detto, le usiamo in maniera parziale, trascuriamo la parte superiore, che è stata in un certo senso “amputata” dalla nostra consapevolezza.
L’intuizione era stata riconosciuta e apprezzata in antico; poi fu svalutata o negata dalle filosofie razionalistiche e positivistiche, ma ora comincia ad essere riabilitata. Il filosofo che più l’ha riportata in auge è stato Henri Bergson. Fra gli psicologi, Jung ha il merito di averla riconosciuta e di averle dato un posto adeguato. Come è noto egli distingue quattro funzioni psicologiche fondamentali: sensazione, sentimento, pensiero e intuizione.
Secondo lui, mediante l’intuizione “qualsiasi contenuto di conoscenza si presenta quale un tutto completo”. (Psychological Types, p. 568).
“L’intuizione è… secondo la mia concezione… la percezione delle possibilità contenute in una data situazione” o, più precisamente “ci indica l’origine e lo scopo delle possibilità nascoste negli avvenimenti”. (Il problema dell’inconscio nella psicologia moderna, pp. 118-114).
Come ha detto giustamente Jung, la psicologia è un campo inesplorato e non possiede ancora una sua propria terminologia. Potrebbe sembrare un gioco di parole – ma in realtà non lo è – il dire che “si può comprendere veramente che cos’è l’intuizione, soltanto mediante l’uso dell’intuizione stessa!”
Sicuramente la psiche è stata studiata da tanti ricercatori. La psicologia transpersonale ci ha regalato moltissimi contributi. Roberto Assaggioli, noto psichiatra italiano, fondatore della psicosintesi, sicuramente è uno degli autori più significativi.
Se è difficile comprendere l’intuizione, ancor più difficile è usarla. Essa è spesso commista ad altre attività psicologiche, soprattutto all’immaginazione.

Le moderne neuroscienze hanno identificato due modalità diverse secondo le quali il nostro cervello può elaborare le informazioni. Il primo sistema è chiamato “cognizione fredda”, si basa sul pensiero razionale secondo il quale il pensiero scientifico può manifestarsi. Il secondo sistema è chiamato “cognizione calda” che è più immediato, di cui l’intuizione è un prodotto.
Questa condizione richiede elevata attenzione nei confronti della cosiddetta voce interiore.
L’intuizione, insieme ad altre competenze – per esempio di carattere artistico – è legata alle onde celebrali alpha e theta, più lente e sincroniche delle onde beta, strumento delle funzioni intellettivo-razionali.
Comunemente si crede che le intuizioni o i colpi di genio siano al di fuori del nostro controllo, che arrivino senza essere cercati. In realtà così non è: sono il frutto di un lungo e complesso procedimento che compie il nostro cervello ed è possibile favorirli attraverso semplici accorgimenti.
Grazie a importanti studi svolti nel campo delle neuroscienze, si è scoperto che l’area del nostro cervello più determinante per lo sviluppo delle intuizioni è l’emisfero destro. Ciò accade perché in questa parte del cervello risiede la capacità degli individui di percepire in modo globale un quadro, una mappa o una serie di immagini, cogliendo i rapporti tra gli elementi che li compongono.
Studi più avanzati hanno addirittura isolato l’area del cervello da cui parte l’intuizione: la ‘circonvoluzione temporale superiore anteriore destra’, la quale si trova in prossimità dell’orecchio destro ed è molto attiva quando le persone sono sottoposte a rompicapi o giochi mentali che richiedono un colpo di genio per essere risolti.

Come abbiamo detto, le idee geniali, in realtà, non sono qualcosa che nasce all’improvviso. Le intuizioni, infatti, sono il frutto di un lungo processo di elaborazione svolto da entrambe le parti del cervello.
“Uno dei testi più notevoli e suggestivi sull’intuizione, che sposa sia le considerazioni orientali che occidentali, è: “Istinto ed intuizione” di G. Dibblee.
L’autore rileva che “come la sensazione sta al sentimento, così l’intuizione sta al pensiero, in quanto gli fornisce materiale”. Infatti, egli giunge alla considerazione dell’esistenza di due distinti organi dell’intelligenza: il talamo, sede dell’istinto, e la corteccia celebrale, sede delle facoltà collegate all’intelletto ed all’intuizione. Questo corrisponde a quanto espresso dagli insegnamenti orientali che pongono il centro che regola e coordina tutta la natura inferiore nella regione del corpo pituitario, ed il punto di contatto con il Sé superiore e l’intuizione nella regione della ghiandola pineale.
Il processo si svolge pertanto nel modo seguente: la mente riceve dall’anima l’intuizione sotto forma di idee che si riversano in essa o di intuizioni che le trasmettono una conoscenza diretta ed esatta. Il procedimento quindi è ripetuto dalla mente attiva, che comunica al cervello in attesa le intuizioni e le conoscenze trasmesse dall’anima”. (Tratto dal testo: “Dall’intelletto all’intuizione “ di A. A. Bailey)

Ed ancora la stessa Bailey scrive nel libro “L’illusione quale problema mondiale”: “Da medici e scienziati si sa che nel cervello esistono migliaia di cellule ancora inerti, e che di conseguenza, l’uomo comune sfrutta una piccola parte delle proprie possibilità. La regione celebrale che circonda la ghiandola pineale è connessa con l’intuizione e le sue cellule devono attivarsi prima che si possa parlare di vera percezione intuitiva, la quale quando risvegliata, manifesta dominio dell’anima, illuminazione spirituale, comprensione psicologica del prossimo e sviluppo del vero senso esoterico, che è il vostro attuale obiettivo. Intuire, significa realizzare il principio di universalità, per cui il senso di separazione scompare. Nella sua espressione più elevata è Amore universale. Si prova allora la vera compassione, tanto insegnata dall’insegnamento buddista. L’intuizione è la luce stessa, e quando è ridesta il mondo è inteso come luce ed il corpo di luce di tutte le forme si fa gradatamente visibile”.

Il settore dedicato alla scienza analogica, di cui questo articolo compone una piccola parte del complesso mosaico, ci permette di vederne futuri sviluppi e di azzardare ipotesi che devono essere supportate da molte altre ricerche.
Una ipotesi è basata sul fatto che non è il mentale dell’uomo (strumento immanente) che sale al trascendente, ma è il trascendente che si manifesta nel mentale dell’uomo.

Analogamente a quanto succede nell’occhio umano: non è l’occhio che va verso la luce, ma è la luce che entra nell’occhio, quando l’occhio è aperto. Per la legge di analogia, quando il mentale si apre, si dispone a ricevere ed è in sintonia con vibrazioni di un certo livello, il trascendente di quel preciso livello lo illumina e l’uomo coglie una verità rivelata che poi tradurrà, utilizzando gli strumenti culturali della sua epoca e della sua cultura, a vantaggio dei suoi simili. Quindi possiamo ipotizzare che anche gli scienziati partono da momenti intuitivi che poi sviluppano col contributo razionale e con tutti gli strumenti scientifici a loro disposizione.

Una significativa testimonianza l’abbiamo ricevuta da Max Plank, scopritore dei quanti di energia, durante il ricevimento del premio Nobel a lui conferito per gli studi sulla materia: “Avendo consacrato tutta la mia vita alla Scienza più razionale possibile, lo studio della materia, posso dirvi almeno questo a proposito delle mie ricerche sull’atomo: la materia come tale non esiste! Tutta la materia non esiste che in virtù di una forza che fa vibrare le particelle e mantiene questo minuscolo sistema solare dell’atomo. Possiamo supporre al di sotto di questa forza l’esistenza di uno Spirito Intelligente e cosciente. Questo Spirito è la ragione di ogni materia”.


Sicuramente noi siamo possibili canali, strumenti, trasformatori di energie.
Il nostro terreno, di cui la mente funge come strumento ricetrasmittente, deve essere coltivato, nel tempo, con gli anni. Un tempo sempre meglio orientato verso il servizio permeato dalla volontà del bene comune.

La nostra vita, così sacralizzata sedimenta un processo di saturazione, che improvvisamente si schiude come il fiore di loto che, volgendo i suoi petali al sole, ne riceve la luce.

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10 risposte a Verso l’intuizione

  1. Renzo dice:

    Non facile per me , poco avvezzo a questi argomenti, condensare il contenuto del articolo e trasferirlo nel quoridiano. Gabriella , complice forse di un poco di ” Intuizione ” che mi è venuta in aiuto, è riuscita nell intento. Notevole le numerose citazioni di autori che supportano l l’esposizione e denotano un serio e approfondito lavoro di ricerca. Renzo Quarena

  2. Angelo dice:

    Ammetto il fascino di questo argomento e Gabriella è una divulgatrice entusiasta. Il tema anima e Jung li accolgo sempre con una dose di aspettativa : vediamo….e poi. …Il tema della intuizione mi interroga sul come trovare una posizione fra la complementarietà di alcune cose : dentro e fuori le regole / maschile e femminile / numero e arte – musica / Deus sive natura Spinoza / I colori al buio / sentimenti e ormoni. ….Angelo Carini

  3. gregpelikan dice:

    Complimenti a Gabriela C. per lo studio e la presentazione veramente belli. Parlare di intuizione attraverso la dialettica è cosa impossibile, per cui scriverò a braccio, sperando che la forza intuitiva nasca dalle ceneri delle morte parole.
    Il desiderio è la molla che muove il mondo. Desidero risolvere una questione ma, razionalmente, non ci riesco. Provo e riprovo, finché la mente si abbatte esausta ed impotente come un uccello che tenta di uscire dalla sua gabbia di vetro trasparente, sbattendo continuamente contro le pareti che non vede. Allora, e solo allora, in certi esseri fortunati, entra in gioco la volontà. Non voglio mollare, prima o poi riuscirò. Ed è da questo seme ,piantato dalla volontà mossa dal desiderio, che in un tempo non stabilito, nascerà l’intuizione. Improvvisa inaspettata, un lampo, non spiegabile, e tuttavia fornisce una spiegazione assolutamente razionale ora, e solo ora, ad una ragione che si era arresa tempo prima.
    Se non desidero di risolvere, se non tengo il problema davanti a me e ,soprattutto , se non ammetto la mia impotenza a risolverlo, ora, ma nello stesso tempo non perdo la speranza di poterlo risolvere in futuro, l’intuizione non può scattare.
    Non è questione di giorni, anni o vite vissute : è il seme che abbiamo piantato che, inesorabilmente rinascerà portando Vita alla nostra morta ragione.
    Greg Pelikan

  4. Irene F. Mrosso dice:

    Argomento interessanto e ben presentato, mi soffermo sul passaggio che dice…..”la mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma come legna da ardere, ha bisogno solo di una scintilla che la accende, che vi infonda l’impulso alla ricerca e il desiderio della verità”(Plutarco di Cheronea, L’arte di ascoltare).

  5. Nancy C. dice:

    Fascinating, thanks to Gabriela C. particularly liked “One of the most remarkable and evocative texts on intuition, which marries both eastern and western considerations, is:“ Instinct and intuition ”by G. Dibblee.
    The author notes that “as sensation is to feeling, so intuition is to thought, as it provides it with material”. Reminds of the phrase “Buddhi uses Manas as a vehicle”.

  6. Gabriella dice:

    Argomento molto interessante e ben sviscerato…
    Ricordo in particolare un’intuizione… il come mi sono arrovellata con la mente… le discussioni su come fare… mi sono sentita sotto pressione … forse tutto questo ha contribuito ad “aprire la mia mente”
    Il puzzle si è poi composto da solo.
    Il risultato si è dimostrato un successo…
    Sono molto interessata ad approfondire l’argomento!!

  7. Tiziana Paciola dice:

    Argomento molto interessante che necessita di doverosi approfondimenti. Ho apprezzato la spiegazione dell’area del cervello da cui si sviluppano le intuizioni.

    • Anna dice:

      Argomento interessante e ben presentato. Mi soffermo sul passaggio che dice ” …le intuizioni e i colpi di genio…sono il frutto di un lungo e complesso procedimento del ns cervello ed è possibile favorirli attraverso semplici accorgimenti”.
      Ma quali sono qs semplici accorgimenti?
      Allora sono riandata ai primordi del mio percorso esoterico/spirituale, quando cercavo esercizi, rituali, sempre rimasti senza successo, x accedere ad un’altra dimensione…
      E in qs lungo percorso ho scoperto che non dovevo cercare “fuori” quello che già era “dentro” di me. Un lavoro continuo di apertura, di distacco dalle convinzioni, certezze, sentimenti abituali…un guardare distaccato la realtà x vederla meglio, un riconoscere negli altri ciò che non si vede x comprenderli meglio…sentirsi piccola cosa rispetto all’universo, ma parte di esso…ecc ecc…
      È stato importante dare attenzione e fiducia a tanti piccoli pensieri od osservazioni che nascevano spontanei dentro di me, ma che io censuravo come “banali” o “improbabili” … è stato importante scoprire che tanti piccoli pensieri li potevo ritrovare in quello che succedeva…per arrivare a quello che viene spiegato nel testo come un quadro in cui ogni cosa trova una sua collocazione.
      Mi è difficile spiegare a parole tutto ciò, ma ora mi rendo conto che aver dato più fiducia a quei pensieri apparentemente marginali è stata una chiave per aprire tante altre porte…

      • Marchesani isabella dice:

        Argomento affascinante e coinvolgente ben articolato e descritto. Vero è, che per entrarne nei suoi più profondi significati è necessario sviluppare una visione “altra” da quella razionale dominante dei giorni nostri e che ha formato la nostra visione della vita.
        Il significato di anima, trascendente, spirituale a stento trovano “casa” nel nostro contesto sociale, volto più alla concretezza della vita che alla sua visione spirituale, appunto. Se come poc’anzi letto nell’articolo utilizziamo solo una piccola parte delle nostre potenzialità mentali, non posso che augurarmi che i progressi e gli studi futuri ne portino alla luce la loro conoscenza affinché le distanze, tra l’aspetto razionale e spirituale, si accorcino sempre più.
        Penso anche che il mistero della vita sia il propulsore che spinge da sempre l’essere umano motivandolo alla ricerca di una condivisione collettiva nell “unicità, pur nelle sue varie declinazioni, di un agire per il bene comune. È difficile ma ci spero da sempre.

  8. Giuseppe Carlo Tomaselli dice:

    Un’analisi interessante, ben strutturata e ben documentata, che stimola il desiderio di ulteriori approfondimenti. In particolare sui modi o metodi per sviluppare questa facolta’. Grazie per il contributo nell’attesa di ulteriori interessanti approfondimenti.

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