La Scienza come strumento unificatore

In questo momento del ciclo annuale la Terra, che per l’Occhio solare si trova in Aquarius, è vivificata da una potente corrente di energia di 5° Raggio, quella stessa energia ignea che innerva il Segno di Leo, opposto polare di Aquarius.
In particolare la presenza di Sole/Vulcano nel quinto settore di Leo richiama l’attenzione sulle qualità radianti di 5° Raggio che stimolano la coscienza umana a recepire le modalità adeguate per affinare il processo di costruzione mentale secondo i Modelli cosmici.

Non a caso secondo l’Insegnamento esoterico il 5° Raggio presiede a quell’energia causale che ottempera alla Manifestazione, richiamando in sé concetti quali quelli di Costruzione, Relazione, Mente, Lavoro e Scienza: il richiamo alla Scienza è foriero di interessanti sviluppi in quanto, nel mondo formale, l’indagine della realtà operata attraverso il “principio mentale” e secondo metodiche di osservazione e sperimentazione, analisi/sintesi, “dimostrazioni e confutazioni” (1) è per lo più stata appannaggio di quella disciplina che, al di là delle trasformazioni storiche e culturali cui è andata incontro, oggi siamo soliti chiamare, appunto, Scienza.

 MenteA partire da questa base è però necessario sottolineare che la definizione di Scienza è andata modificandosi nei secoli e, sempre secondo l’Insegnamento, saranno necessari altri aggiustamenti semantici, oltre che in merito all’orientamento delle ricerche, per riallacciarsi all’essenza propria di questa disciplina.Il Maestro Tibetano in tal senso individua una serie di ambiti che, nel prossimo futuro, saranno considerati terreno di ricerca scientifica:Prevedo che ciò che indico e le ipotesi che propongo, saranno comprovate in senso scientifico nella prossima era dell’Acquario. La scienza si sarà ulteriormente inoltrata nel dominio dei fenomeni reali eppure intangibili; avrà scoperto (se già non lo ha fatto) che il denso e il concreto non esistono; saprà che esiste una sola sostanza, presente in natura a vari gradi di densità e di attività vibratoria, sospinta da un proposito che le dà impulso ed esprime un intento divino”. (2)

Avremo modo di scendere più dettagliatamente sia in questi ambiti (ed in altri che nel futuro saranno campo di ricerca scientifica), sia nella definizione degli strumenti mentali di cui si avvale la scienza per le sue indagini; per il momento ci si limita a richiamare l’attenzione sugli “esordi” in occidente della scienza, ritornando col pensiero  tra il VI e il V secolo a.C. in terra di Grecia, laddove un manipolo di pensatori, poi ridefiniti “filosofi”, guidati dalla “meraviglia” per il creato cercarono di indagare le leggi naturali, ben consapevoli che altro non erano che frammenti di una Legge superiore.

I loro nomi per lo più si conoscono anche se la maggior parte dei loro scritti, quando presenti, sono andati perduti; le loro ricerche, e le loro intuizioni, rivivono attraverso le parole, spesso scarne, di coloro che li hanno seguiti sulla strada del libero esercizio del pensiero, mettendo in luce come questo “pensare” fosse l’aprirsi della coscienza alla consapevolezza dell’unità di tutto ciò che esiste, in una visione non solo acuta e via via sempre più definita, ma volta a mantenere quella relazione tra “alto e basso” che è la funzione precipua dell’uomo e che si attua proprio tramite una “mente salda nella luce” (3).
Talete, Anassimandro, Anassimene, Eraclito e Parmenide (e non sono gli unici) rimangono come pietre miliari di quell’uso saggio e penetrante del principio mentale, capace di dispiegarsi attraverso i poli di analisi e sintesi senza perdere di vista l’unità delle leggi indagate.

Questi filosofi, denominati ionici per la loro collocazione geografica, sono stati considerati gli iniziatori della filosofia della physis:  quest’ultimo termine allude non solo e non tanto alla “natura” come siamo soliti intendere noi oggi, quanto a termini quali “realtà prima“, “realtà fondamentale“, “realtà originaria“.
Indagare il mondo manifesto, quindi, per questi uomini era risalire alla fonte della sua manifestazione, riallacciarsi a quel Principio (che in seguito verrà definito arché) da cui tutte le cose vengono, per il quale tutte le cose sono ciò che sono e al quale ritorneranno.

Dai frammenti dei testi e dalle testimonianze relative a questi filosofi deduciamo inoltre che non vi era fratturaEraclito. La scuola di Atene nell’impianto del loro pensiero: il reale (manifesto, concreto e visibile) che essi indagavano era in qualche modo impronta e immagine della Realtà causante (immanifesta, astratta e invisibile) che sottostava ad ogni manifestazione, l’indagine “scientifica” non era scissa da un’indagine più propriamente filosofica così come non era disgiunta dal sentimento del divino e dalla considerazione delle implicazioni morali che queste indagini avevano sulla vita di ciascun uomo e della collettività.

E come vedremo meglio nel prossimo appuntamento l’indagine scientifica aveva già in sé anche altri orizzonti: conoscere e mantenere sulla terra, attraverso l’uso superiore della mente, l’Ordine che vigeva in Cielo, ovvero attuare quel processo apparentemente esteriore, ma essenzialmente interiore, che produce sintesi ed unità, giunge al Vero e fa rifulgere la Bellezza di cui il cosmo è intessuto.

 

 

Note

1Si fa riferimento al testo “Dimostrazioni e confutazioni” di Imre Lakatos

2Alice A. Bailey, Trattato dei 7 Raggi. Psicologia esoterica I, ed. Nuova era, 1994, par. ing. XXIII

3- Enzio Savoini, Tenere la mente nella luce, scritto inedito, 2003

 

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