Ritmo

Glossario – Ritmo

 

Etimo secondo TPS

 

Dal latino rhythmus, derivato dal greco rythmòs, movimento a cadenza. Dalla radice indoeuropea *(S)RU-, che esprime l’idea di scorrere. F. Rendich, nella radice “sru” riconosce due componenti: ‘[s] simile [ru] ad un forte suono’, ‘fluire’. Sanscrito srū, scorrere; greco rheo, scorrere; latino fluo, scorrere, fluctus, onda – s si converte in f; lu è forma più tarda di ru – (DEC, p. 491).

 

Il Ritmo indica il battito vibrante della Vita

 

Nel Lambdoma Generatore la definizione è: Il Ritmo è la pulsazione della Vita (3.7)


Treccani

 

ritmo s. m. [dal lat. rhythmus, gr. ῥυϑμός, affine a ῥέω «scorrere»]. – Il succedersi ordinato nel tempo di forme di movimento, e la frequenza con cui le varie fasi del movimento si succedono; tale successione può essere percepita dall’orecchio (con alternanza di suoni e di pause, di suoni più intensi e meno intensi, ecc.), o dall’occhio (come alternanza di momenti di luce e momenti di ombra, di azioni e pause, di azioni fra loro simili e azioni di diverso tipo, ecc.), oppure concepita nella memoria e nel pensiero: avere, non avere il senso del r.; r. regolare, costante; r. continuo, intermittente; r. lento, veloce, sempre più veloce e, iperb., r. concitato, frenetico, indiavolato; accelerare, rallentare il r.; in relazione all’impressione psicologica che esso produce: r. monotono, stanco, ossessionante.

In partic.:

1. a. Con riferimento a impressioni acustiche: r. di una nenia, r. di un tamtam; colpi, spari che si succedono con r. costante. Per metonimia, nell’uso corrente, composizione di musica leggera, per lo più jazz, in cui la cadenza ritmica ha, nell’esecuzione, la prevalenza sulla melodia: un r. lento, vivace; l’orchestra ha eseguito un r. jazzistico, brasiliano. Per il sign. partic. del termine nel linguaggio musicale, v. oltre.

1.b Con riferimento a impressioni visive: il faro si accende e si spegne con r. regolare; spec. di movimenti: l’ingranaggio si muove con un r. velocissimo; r. di un’oscillazione, di un pendolo; r. di danza; camminare, muoversi a r. di danza, con passi, mosse studiati in modo che ne risulti un movimento armonico, come di danza; r. di un esercizio ginnico.

1.c Con riferimento a più impressioni o sensazioni concomitanti: r. cadenzato di marcia; battere il tamburo con r. rapido; r. della respirazione; r. della pulsazione delle vene, delle arterie; r. del cuore, o delle pulsazioni cardiache; disturbi di r., l’irregolare succedersi delle contrazioni cardiache, dovuto a cause diverse (v. aritmia).

 2.a. Successione ordinata, a regolari intervalli di tempo, con cui si svolge un fenomeno, si sviluppa un organismo: ritmo delle stagioni; il r. di crescita di un organismo, animale o vegetale; il r. dell’eosinofilia nel sangue, nell’uomo; il r. del ciclo mestruale; r. biologico, sinon. di bioritmo; il r. delle migrazioni, dell’ibernazione, per alcuni animali; il r. di apertura o di chiusura dei fiori, degli stami, ecc., in certe piante, in determinate ore del giorno.

2.b Con riferimento ad attività varie, lo svolgersi più o meno celere e intenso delle loro varie fasi: r. di gioco, r. di lavoro; il r. della vita, delle attività umane, e un r. di vita tranquillo, affannoso; la vita moderna si svolge con ritmi frenetici; aumentare, diminuire il r. della produzione; imprimere un nuovo r. a un’associazione, a un’organizzazione. Riferito ad azioni narrate o rappresentate: lo scrittore espone la vicenda con r. incisivo; la narrazione procede a r. serrato, susseguendosi cioè rapidamente le sue varie fasi (e, per estens., le indagini proseguono a r. serrato); r. di un romanzo, di un dramma, di un film. c. Frequenza di successione di un fatto, di un fenomeno, cioè il numero delle volte che esso si ripete entro un certo tempo: r. delle vendite; r. delle partenze e degli arrivi; r. delle nascite. R. di un’arma da fuoco automatica, il numero di colpi che può sparare in un minuto primo (lo stesso che celerità di tiro).

3. In senso fig., di forme statiche che si succedono armonicamente nello spazio e non nel tempo (motivi ornamentali, linee di un disegno, masse architettoniche, ecc.), quasi che il loro succedersi fosse un’immagine di movimento: r. di un fregio, di una composizione pittorica; r. di un colonnato, di una serie di archi; r. delle linee di una facciata, di un edificio. In sedimentologia, regolare e ripetuta alternanza di due o più tipi litologici, che si succedono costantemente a causa del ripetersi e del perdurare delle medesime condizioni di disposizione.

4. In musica, uno degli elementi costitutivi (insieme alla melodia e all’armonia) del linguaggio musicale, ossia quello che si riferisce ai rapporti di durata intercorrenti tra i suoni in successione diacronica, nonché all’organizzazione, ordinata o no, di tali durate; il ritmo organizzato e dotato di un’accentuazione periodica prende il nome di metro o tempo: r. (o metro o tempo) binario, ternario, a seconda che il valore complessivo della battuta sia di due o di tre unità di tempo. Il termine è anche, talvolta, sinon. di inciso ritmico: r. anacrustico, r. tetico, r. acefalo a seconda che l’inciso cominci, rispettivam., in levare, in battere o con una pausa che sostituisce la prima nota; r. maschile, r. femminile, a seconda che l’inciso conclusivo di una frase musicale sia, rispettivam., tronco (cioè si concluda in battere) o piano (in levare).

5.a. Nella metrica, l’alternarsi, in un verso, di sillabe toniche e sillabe atone secondo determinate leggi: scandire il r. di un verso, leggerlo in modo da mettere in risalto tale alternanza; riferito alla metrica classica, e in partic. alla lettura moderna (in cui si accentano le arsi, generalmente lunghe, dei metri): r. trocaico, r. giambico e anapestico, ecc., a seconda che si accenti la prima o l’ultima sillaba del piede o del metro di quel tipo. In prosa, il succedersi degli accenti di frase, in genere senza leggi fisse (eccetto in qualche caso come nel cursus della prosa d’arte medievale), ma secondo il gusto e la sensibilità di chi scrive o parla.

5.b Il componimento stesso che è caratterizzato dall’opposizione di sillaba tonica a sillaba atona, rispetto al verso classico basato sulla quantità sillabica e vocalica. In partic., nome di alcuni componimenti poetici medievali in volgare, che somigliano ai ritmi latini soprattutto perché costituiti da più o meno lunghe serie di versi senza schema metrico fisso, distribuiti in lasse disuguali tra loro, in ciascuna delle quali c’è o di gran lunga prevale una sola rima o assonanza: R. cassinese; R. laurenziano; R. di s. Alessio.

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Il ritmo è una successione di eventi sonori con inerenti durate ed eventuali pause, intervallati nel dominio del tempo da pochi decimi di secondo a qualche secondo, che seguono, di solito ma non obbligatoriamente, uno o più modelli ciclici.

L’aspetto ritmico della musica, che è strettamente collegato alla danza, è molto antico, forse il più antico in assoluto: non a caso i tamburi e altri strumenti a percussione, che essendo a suono indeterminato, possono produrre solo ritmi, sono i primi strumenti musicali conosciuti e sono presenti anche presso le culture più primitive. Questo è dovuto al fatto che suoni ritmici come per esempio il tamburellare delle gocce di pioggia, lo scrosciare di un ruscello, il canto degli uccelli sono presenti in natura.

Il ritmo è definito come una successione di accenti, intendendo con accento il maggior rilievo (variazione di intensità o di enfasi) che alcuni suoni hanno rispetto ad altri nell’ambito di un brano o una frase musicale. Avremo allora suoni più accentati (accento forte), meno accentati (accento debole) o non accentati. La sequenza degli accenti di un brano musicale tende normalmente a ripetersi a intervalli regolari ed è questa ripetizione che viene chiamata ritmo del brano: la più breve sequenza non periodica (quella che viene ripetuta) viene anche chiamata cellula ritmica. L’accentuazione dei suoni di un brano musicale può anche avere altre funzioni e gli accenti vengono così distinti in diverse tipi: accento metrico, ritmico, dinamico, agogico, melodico o patetico.

Quando un brano è composto da più voci, umane o strumentali, il ritmo è avvertibile in misura diversa nelle varie parti: la melodia è spesso quella meno vincolata dal ritmo. In questo caso il compito di scandire il ritmo è affidato soprattutto ad alcuni strumenti che vengono collettivamente chiamati sezione ritmica. Strumenti come le percussioni, il contrabbasso e il basso elettrico, il pianoforte e la chitarra sono normalmente considerati parte della sezione ritmica, anche se possono svolgere e spesso svolgono funzioni solistiche. A volte un intero gruppo (sezione) di strumenti viene impiegato in funzione ritmica, per esempio la sezione dei violini in certi passaggi orchestrali

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