Pazienza

Glossario – Pazienza

 

Etimo secondo TPS

 

Il termine deriva dal latino patientia, che aveva vari significati peraltro mantenuti in italiano: sopportazione e capacità di resistere; tenacia e perseveranza; indulgenza e tolleranza; arrendevolezza. Il sostantivo deriva dal participio presente, patiens, del verbo patio, che aveva una vasta gamma di significati: sopportare, soffrire (di malattia), provare un determinato stato d’animo, pazientare, permettere, vivere, esistere; in grammatica, indicava la funzione passiva.

L’analisi del verbo patio è complessa, perché la sua radice indoeuropea, *PAT-, ha sia una forma attiva sia una forma passiva:

  • nella forma attiva esprime l’idea di “muoversi in ogni dove [at] allo scopo di purificare [p]”, “essere a capo di”, “avere potere”, “governare”. Ne derivano ad es. il sanscrito pat, essere padrone di, governare; il sanscrito pati e il greco posis, signore della casa, sposo; il latino posse, potere.
  • nella forma passiva esprime l’idea di “subire un potere”, “essere soggiogati”, “sopportare”. Secondo i linguisti, il verbo latino patio, patire, e il suo derivato patientia deriverebbero dalla seconda forma, passiva. (Franco Rendich, Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee. Indoeuropeo-Sanscrito-Greco-Latino, Palombi Editori, 2010, pp. 227-8)

Rendich rileva pure, rispetto al suono p indicante nel protoindoeuropeo l’idea di purificazione,  che mediante lo svolgimento dei riti purificatori rivolti agli Dei, gli antichi sacerdoti indoeuropei esercitavano autorità e potere.

Poiché la parola “pazienza” indica sia la funzione passiva sia, anche, il potere di resistere agli ostacoli, si avanza qui l’ipotesi, diversa da quella espressa solitamente dai linguisti, che sia espressione della natura duplice dell’originaria radice indoeuropea: “avere” e “subire” potere.

Si citano al riguardo di questo valore attivo e creativo alcuni passi illuminanti dell’Agni Yoga:

Comunità, § 162 […] Volando in alto si impara cosa sia la grande pazienza. La pazienza radiante, creativa, ha nulla in comune con il tenebroso manto della non resistenza al male. […] La pazienza creativa apre la porta del Nuovo Mondo; quindi eroga potenza maggiore ad ogni ora di realtà. […]

Ibidem, § 162

[…] La pazienza creatrice e la letizia sono le vere ali di chi lavora. […]

Cuore, § 212 […] Noi veneriamo la pazienza; è simile alla tolleranza e alla capacità di contenere gli opposti. […]

Ibidem, § 478

[…] La pazienza è una tensione cosciente e si oppone alle tenebre.

 

Pazienza significa il potere della perseveranza


Treccani

 

paziènza (ant. o region. pacènza, pacènzia, paciènza) s. f. [dal lat. patientia, der. di patiensentis «paziente»]. –

1.a. Disposizione d’animo, abituale o attuale, congenita al proprio carattere o effetto di volontà e di autocontrollo, ad accettare e sopportare con tranquillità, moderazione, rassegnazione, senza reagire violentemente, il dolore, il male, i disagi, le molestie altrui, le contrarietà della vita in genere: avere, non avere p.; portare p.; soffrire con p.; m’ascoltava con molta p.; aspetterò, la p. non mi manca; la p. non è il mio forte; armarsi di p., di santa p.; consigliare la p. o d’avere p.; ci vuol p.!, esortazione rivolta ad altri o a sé stesso; con un po’ di p. si riesce a tutto; ha una p. da santo, da certosino; stancherebbe la p. di un santo, detto di persona oltremodo molesta; ci vorrebbe la p. di Giobbe, con riferimento al personaggio biblico divenuto proverbiale per aver saputo sopportare le peggiori avversità; esercitare, mettere alla prova la p., propria o altrui; tu abusi della mia p.; prov., la p. è una buon’erba, ma non nasce in tutti gli orti, non è virtù che tutti possano avere; giochi di pazienza, sono così denominati quei giochi, quasi sempre solitarî, che oltre a una relativa destrezza richiedono concentrazione, applicazione continua, e una serie di tentativi per prove ed errori, onde arrivare alla soluzione predeterminata: tipici giochi di pazienza sono i rompicapo (in partic. i cosiddetti puzzles) e alcuni solitarî che si eseguono con le carte, con pedine mobili, ecc. Determinando: ha avuto la p. di aspettare per tutta la sera; non ebbi la p. di starlo a sentire. In formule di cortesia: abbia p. per qualche giorno ancora, pregando di voler aspettare; se hai la p. di attendere un momento, te lo dico subito; abbia la p. di ripetermelo ancora una volta; abbi p.!, abbiate p.!, insistendo perché altri continui a darci ascolto; abbia p., anche come modo di chiedere scusa, in varie occasioni: abbia p., devo passarle di nuovo davanti; abbia p., ma oggi non posso. Con tono esclamativo, esprime rassegnazione, per lo più forzata: se proprio non si può, p.!, sarà per un’altra volta; p.!, vuol dire che tornerò; talora è espressione d’ira mal contenuta, spec. nelle locuz. santa p.!, benedetta pazienza! Come inciso, esprime concessione, equivalendo a locuz. come «e va bene; capirei; potrei tollerare; si potrebbe ammettere» e sim.: fosse bella, p., ma con quella faccia!…; se non gliel’avessi detto, p., ma gliel’avrò ripetuto almeno cento volte.

1.b. Capacità di frenarsi, di contenere l’ira, l’irritazione: guai se perdo, o se mi scappa, la p.; è così testardo che fa scappare la p. a chiunque; guarda che io ho poca pazienza!

1.c. Calma, assiduità, costanza e insieme precisione nell’eseguire un lavoro, nello svolgere un’attività superandone le piccole difficoltà: lavori, giochi di p., che richiedono p.; è un lavoro che vuole p.; non ho né il tempo né la p. di rivedere tutto daccapo; la pazienza della formica, che, capovolta dal vento, cento volte perde la sua soma e cento la riprende (I. Nievo).

1.d. Per analogia, con riferimento ad alcuni animali domestici, docilità alla volontà dell’uomo, resistenza alla fatica, e insieme atteggiamento tranquillo, lento e pacifico: la p. del bove; la proverbiale p. del somaro (e quindi, in similitudini, avere la p. di un bue, di un somaro); prov., la p. è la virtù degli asini, detto da chi ritiene che in determinate circostanze sia meglio reagire piuttosto che sottomettersi e tacere.

2, raro o ant. Patimento, sofferenza: E qual più pazienza avea ne li atti, Piangendo parea dicer: «Più non posso» (Dante).

3. Con sign. concr., nell’abbigliamento religioso:

3.a. Parte dell’abito di alcuni ordini religiosi (in partic. dei carmelitani), costituita da una specie di tunica senza maniche, aperta ai lati, stretta e lunga sino ai piedi, portata sopra la veste intera.

3.b. Lo scapolare o «abitino» con l’immagine (o il nome) della Beata Vergine del Carmine.

3.c. Il cordone con cui i frati si cingono la vita.

4. Sulle navi a vela, altro nome della cavigliera, così detta per lo sforzo delle manovre che deve sopportare.

5. In botanica:

5.a. Albero della p., nome region. dell’albero dei paternostri.

5.b. Erba p., o assol. pazienza, erba perenne della famiglia poligonacee (Rumex patientia), alta fino a 2 m, originaria dell’Europa orient. e Asia occid., anticamente coltivata, e qua e là inselvatichita, negli abitati dell’Italia centr. (Lazio e Abruzzo), con tendenza a scomparire; la sua grossa radice si usava un tempo in medicina.

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Wikipedia

 

Personificazione della Pazienza in un’incisione di Hans Sebald Beham, 1540

La parola pazienza ha origine dal latino volgare patire (cfr. il greco pathein e pathos, dolore corporale e spirituale) ed indica la facoltà umana di rimandare la propria reazione alle avversità, mantenendo nei confronti dello stimolo un atteggiamento neutro.

La pazienza è una qualità e un atteggiamento interiore proprio di chi accetta il dolore, le difficoltà, le avversità, le molestie, le controversie, la morte, con animo sereno e con tranquillità, controllando la propria emotività e perseverando nelle azioni. È la necessaria calma, costanza, assiduità, applicazione senza sosta nel fare un’opera o una qualsiasi impresa.

Pazienza si chiama anche una parte dell’abito di alcuni ordini religiosi ed ha lo stesso significato di scapolare.

Nel diritto la pazienza è la limitazione dell’esercizio di un diritto (la pazienza di servitù, ad esempio, è la negazione di un transito di servitù).

Modi di dire

  • Perdere la pazienza: significa incapacità di frenarsi, di contenere l’ira; modo di dire contrario è armarsi di santa pazienza.
  • La pazienza di Giobbe: ha riferimento al personaggio biblico, che tollerò con saldezza d’animo le peggiori avversità.
  • La pazienza di Dio: significa l’infinita misericordia di Dio. La pazienza di Cristo si riferisce al periodo trascorso da Gesù nel deserto prima di iniziare la predicazione.
  • Avere pazienza da certosino: ha il valore di un’attesa prolungata; abusare della pazienza altrui è una forma di espressione retorica, a volte di cortesia, usata anche nelle lettere.
  • Abbi o abbia o abbiate pazienza: è sempre un’espressione retorica, adoperata in varie circostanze o come scusa per una mancanza.
  • Gioco di pazienza: è un hobby e un gioco che richiede tempo e impegno (puzzle).
  • Albero della pazienza: così era detto il sicomoro e la Melia Azedarach che produce semi sferici e duri usati per le corone del rosario.
  • Benedetta pazienza, santa pazienza: sono espressioni di insofferenza e di collera.
  • Stancare la pazienza di secoli: significa l’evolversi molto lentamente.

Proverbi e detti

  • Con la pazienza s’acquista scienza.
  • La pazienza è la virtù dei forti.
  • Faresti perdere la pazienza anche ai Santi.
  • La mia pazienza non è infinita.
  • La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce (Jean-Jacques Rousseau).
  • Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra’? Fino a quando, Catilina, abuserai dunque della nostra pazienza? (Cicerone).
  • … Alle grandi ingiurie cresci la pazienza; esse ingiurie offendere non ti potranno la tua mente (Leonardo da Vinci).
  • La pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perché non ha nessuna apparenza d’eroico (Giacomo Leopardi).

La pazienza, come illustrata in The Expression of the Emotions in Man and Animals di Charles Darwin

Cattolicesimo

Nella teologia cattolica la pazienza è la virtù che controlla l’angoscia, la depressione, l’amarezza provocata da inconvenienti, sfortune, dolori e rafforza la volontà di operare il bene.

La pazienza ha riferimento nelle Scritture. Nota è la parabola di Gesù nel Vangelo di Matteo (18, 23 e ss.) e numerose sono le esortazioni di San Paolo (II Corinzi 12, 12; Tito 2, 2; Romani 3, 25 e altre) e di San Pietro nelle sue lettere. Di quest’ultimo sono da citare:

… mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità (II Pietro 1, 5 e ss.).

… davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo. Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro … (II Pietro 3, 8).

Nei giorni della sua elezione al papato, nell’aprile 2005 Benedetto XVI ha parlato della pazienza di Dio: Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore … Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza … il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini.[1] In altra occasione diceva La sapienza del cuore contempla anche la pazienza. Il tempo non scorre invano.

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