Mistero

Glossario – Mistero

 

Etimo secondo TPS

 

Dal latino mysterium, “rito religioso segreto”, derivato dal greco mystērion, con identico significato, che a sua volta originava da mystēs, “colui che ha ricevuto l’iniziazione ai Misteri”. La parola primaria in greco era dunque mystēs, “iniziato”, e myēsis, “iniziazione”. La radice del termine è l’indoeuropea *MU-, che esprime l’idea di non riuscire a pronunciare altro suono che “MU”: idea dello stringere, chiudere le labbra, per emettere una sonorità che non può essere articolata ed esce solo come vibrazione. Anche nel mondo classico il significato di “serrare le labbra” si era esteso, per cui il termine esprimeva il concetto di qualcosa di “serrato” – anche gli occhi! – in cui bisognava penetrare: “mistero” indicava il rito e il luogo segreto. F. Rendich individua nella radice due componenti, ū e m, ad esprimere il concetto di “trattenuto” [ū] da un limite [m]”: “emettere suoni inarticolati”, “essere limitato”, “essere chiuso”, “essere legato” ‘: sanscrito mūka, muto (nel senso di avere la bocca “legata”); greco myndòs, “muto”; myèo, “iniziare ai misteri”; mystes, “iniziato ai misteri”; mystikòs, relativo ai misteri; myo, essere chiuso, chiudersi; mystērion, “luogo chiuso per un rito segreto”, “mistero” (DEC, p. 310). In Italiano hanno la stessa radice i termini: muto, mugghiare, mistico … È interessante notare che alla stessa radice possono essere ricondotti due termini che in apparenza esprimono invece il concetto opposto della “parola”, della piena articolazione verbale, quali “motto” e “mito”, seppure per quest’ultimo l’attribuzione dell’etimo *MU- non sia unanime tra i linguisti, che in parte la ritengono sconosciuta:

  1. il primo designa l’espressione sintetica (dal latino *mottum, affine a mutīre o “parlare in tono basso, mormorare”; francese mot, parola);
  2. il secondo indica la narrazione (dal greco mythos, parola, discorso) che ha lo scopo di rappresentare le origini del creato, le relazioni tra gli dei e gli uomini. La radice indica dunque il concetto di un’essenza che è possibile esprimere nel mondo manifesto solo attraverso suoni inarticolati – muto – oppure con estrema sintesi – motto – o con contenuti simbolici – mito. In ognuno dei tre casi, emerge il riferimento alla Realtà non manifesta, inaudibile e invisibile, ineffabile. M è il suono che esprime il rapporto, ma anche il limite, come evidenzia Rendich: mṛ esprime l’idea di “raggiungere [] il limite [m]”, “morire”. Sanscrito mara, morte; marya, mortale (Op. cit. p. 312). È interessante notare che gli uomini, i vivi, sono denominati così proprio perché sono mortali: il Mistero indica la soglia tra il suono articolato e il Silenzio sonoro, la porta tra il visibile e l’invisibile. È il passaggio attraverso il quale il mondo concreto e il Mondo del Fuoco si pongono in comunicazione, il tramite per il quale il “limite” del primo diventa “rapporto” con il secondo. Le labbra sono serrate, ma la vibrazione M è potente e attraversa i mondi oltrepassando il concetto di Morte. Il Mistero esprime dunque essenzialmente l’idea di trapasso, attraverso i piani e i livelli della Vita, dai più concreti ai più sottili, reali ma non articolabili nel mondo manifesto, per coglierne la relazione e l’unità. Si potrebbe rappresentare questo concetto anche dicendo che la M della Madre che dà la vita è la stessa della Morte che schiude a Realtà ineffabili. Per quanto sappiamo, elemento costante dei Misteri antichi è l’esperienza simbolica e rituale della Morte, attraverso la quale l’iniziato scopre di essere immortale. Il concetto di “segreto” sarebbe dunque secondario rispetto all’originario significato del termine, teso ad esprimere l’idea di “rapporto”, “relazione”.

 

Mistero indica il sacro cancello dell’Infinito

 

Nel Lambdoma Spazio la definizione è: Il Mistero è il sacro cancello dell’Infinito (7.1)


Treccani

 

mistèro (ant. o poet. mistèrio) s. m. [dal lat. mysterium, gr. μυστήριον, der. di μύστης (v. miste); nel medioevo mysterium ha assunto anche il sign. di «servizio, ufficio, cerimonia» per confusione con ministerium (v. mestiere, ministero)]. –

1. Nell’uso greco originario il termine, usato per lo più al plur., indicava la celebrazione di riti d’iniziazione, in particolari culti segreti (m. eleusini, m. dionisiaci, m. orfici, ecc.), e per estens. i culti stessi (religioni di mistero) e i loro oggetti; di qui anche, più genericam., segreto, verità religiosa rivelata da Dio. Nel greco degli scrittori cristiani il termine (passato poi in latino: mysterium, ma anche sacramentum) conserva sostanzialmente questi sign., essendo usato per indicare un rito segreto, gli oggetti sacri del rito, e in genere una realtà o verità nascosta, sacra, e in alcuni casi rivelata da Dio; designa anche un senso riposto poi reso manifesto e quindi, più ampiamente, le realtà che costituiscono e manifestano il piano divino della Redenzione e che sono esemplarmente contenute nella Bibbia (ma anche nei riti della liturgia).

2.a. Da questi sign. derivano alcuni usi rimasti nella tradizione liturgica e nella pietà popolare: celebrare i santi m. (o i m. divini, i m. beati), il sacrificio della messa; Cessan gl’inni e i m. beati, Tra cui scende, per mistica via, Sotto l’ombra de’ pani mutati, L’ostia viva di pace e d’amor (Manzoni). Non com., i sacri m., le specie eucaristiche. I m. del rosario, i principali avvenimenti della vita di Gesù e Maria che si contemplano recitando il rosario, suddivisi in 5 gaudiosi (annunciazione, visitazione, nascita di Gesù, purificazione della Vergine, ritrovamento di Gesù fra i dottori), 5 dolorosi (agonia, flagellazione, coronazione di spine, viaggio al Calvario, crocifissione e morte), 5 gloriosi (resurrezione, ascensione, discesa dello Spirito Santo, assunzione di Maria, sua incoronazione).

2.b. Nella teologia cattolica, verità soprannaturale che non può essere conosciuta mediante le forze dell’intelligenza umana o creata, la cui esistenza è stata tuttavia comunicata all’uomo per mezzo della rivelazione divina e proposta da credersi come oggetto di fede (detta perciò mistero di fede o mistero della fede): si distinguono i misteri propriamente detti, verità di cui non solo l’esistenza, ma anche l’intima natura trascende le forze dell’intelligenza creata (come per es. la Trinità divina), e i misteri in senso largo, verità la cui esistenza è inaccessibile alle sole forze dell’intelligenza umana ma che, una volta conosciute per rivelazione, la mente umana può comprendere.

3. fig. Tutto ciò che non si può intendere, penetrare o spiegare chiaramente, e che appunto per questo attrae o esercita un certo fascino: i m. della natura; il m. della vita; i m. dell’animo umano; il cuore delle persone è un m.; con senso quasi concr.: penetrare nei m. degli abissi marini. Più genericam., cosa, fatto, avvenimento che sia oscuro, inspiegabile, nascosto: le cause di questa malattia sono tuttora un m. (o rimangono avvolte nel m.); nessuno seppe spiegare il m. della sua morte; l’origine della sua improvvisa fortuna rimase un m. per tutti; come abbia fatto a evadere non è certo un m.; parole piene di m., gravide di m., di un senso arcano, riposto; anche, di persona che, per il suo carattere o comportamento, o perché nasconde i suoi pensieri e le sue intenzioni, costituisce per gli altri un enigma, suscitando quindi interesse e curiosità: quella donna è un m. per me. Con riferimento al modo d’operare di una persona, indica per lo più un atteggiamento di voluta segretezza: aveva un’aria di m.; gli piace circondarsi di m.; tutto era stato preparato nel più grande m.; che cosa sono tutti questi m.?; quanti m.!, a chi parla o risponde in modo vago, evasivo. In partic., far mistero, o più spesso misteri, agire o parlare in modo coperto: senza fare tanti m., dimmi le cose come stanno; fare mistero di una cosa, tenerla celata: per quale motivo fanno mistero del loro amore?; al contrario, non far mistero di qualche cosa, dirla esplicitamente, farla chiaramente intendere: i miei propositi sono questi, e non ne faccio m. con nessuno.

4. Nome dato (per influenza del fr. mystère) al genere drammatico medievale detto più comunem. sacra rappresentazione: «mistero» è il termine usato già nel II, III secolo dopo Cristo per indicare uno spettacolo, una rappresentazione sacra (Dario Fo).

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Mistero della fede

 

In molte forme di Cristianità un mistero della fede è un concetto religioso che indica una verità rivelata costitutiva della Fede. Due tra esse, precisamente l’Unità e Trinità di Dio (cioè Padre, Figlio e Spirito Santo sono tre Persone distinte e, al contempo, una sola) e l’incarnazione di Gesù (comprese tutte le conseguenze: passione, morte e risurrezione), sono quelle fondamentali alle quali aderisce la cristianità in tutte le sue diverse denominazioni ma non nel cristianesimo primitivo nel quale non esisteva nessun tipo di mistero al riguardo (“Prima della fine del IV secolo la formula ‘un Dio in tre persone’ non era solidamente attestata, e certo non era stata completamente assimilata dalla vita cristiana e dalla sua professione di fede. Ma è esattamente questa formulazione che vanta per prima il titolo di dogma trinitario. Fra i Padri Apostolici, non c’è stato nulla che si avvicinasse sia pure remotamente a una tale mentalità o veduta”).

Nel Cattolicesimo con la massima ampiezza e, in misura diversa, anche in molte denominazioni cristiane, altre verità dogmatiche si aggiungono a queste per costituire il complesso della dottrina, sia pur nelle sue varie accentuazioni e sfaccettature; è il caso, ad esempio, dei dogmi mariani, oppure dell’azione santificante dei sacramenti.

Sempre secondo l’interpretazione cattolica, il termine mistero non ha il significato comune di argomento incomprensibile e problematico, oppure di fenomeno del quale non si riesce a trovare la causa e la spiegazione, ma di “manifestazione di Dio agli uomini”, allo scopo di renderli partecipi della Sua grazia e della Sua vita; come atto divino, esso è al di sopra della ragione umana, perché nessun uomo può avere conoscenza piena ed esaustiva di Dio, ma non è contro la ragione la quale, sostenuta e illuminata dalla Rivelazione, permette la comprensione analogica e mediata della grandezza di Dio.

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