Ispirazione

Glossario – Ispirazione

  

Etimo secondo TPS

  

Le forme antiche del termine sono inspirazione e spirazione, e derivano dal latino tardo inspiratio, soffio, respiro, e, in senso figurato, ispirazione, originando dal verbo inspirare, con valore sia transitivo sia intransitivo, inspirare, respirare profondamente, emettere un suono (di strumento a fiato), ispirare, infondere. Tale verbo è composto dalla particella in, che indica lo stato in luogo, l’essere “dentro”, e dal verbo spiro, soffiare, respirare, pulsare delle vene, vivere, aspirare a qualcosa. Spiro deriva dalla radice indoeuropea *SPA-/*SPU-, che ha cambiato la U in I, che esprime l’idea del soffiare. Si veda la corrispondenza – tramite metatesi di s e p – con il greco psykhé, soffio, principio vitale. Scrive il linguista F. Rendich: […] A differenza di thumòs, psykhé è l’anima-respiro che sopravvive anche dopo la morte permanendo nell’al di là. Essa è l’anima immortale dell’uomo (DEC, p. XL). Dallo steso etimo, si origina il termine spirito, dal latino spiritus, soffio, respiro, vita, suono, spirito in qualità di “soffio di Dio”.

Considerato che il suono s indica l’unione, e il suono p indica la purificazione, è possibile che la parola riveli in essenza tali concetti: l’inspirare purifica e unisce al ritmo della Vita.

 

 Ispirazione significa essere pervasi dal soffio dello Spirito

 

Nel Lambdoma Sintesi  la definizione è: Ispirazione è il risuonare alla Realtà divina (3.6)


Treccani

 

ispirazióne (ant. o letter. inspirazióne; ant. anche spirazióne) s. f. [dal lat. tardo inspiratio onis, der. di inspirare: v. ispirare]. –

1.a. Intervento di uno spirito divino che, con azione soprannaturale, determina la volontà dell’uomo ad agire o pensare in un determinato modo, o rivela alla sua mente delle verità, spesso stimolandolo e guidandolo a esprimerle con la parola o con gli scritti: operare, scrivere, parlare per i. divina o di Dio (meno com. con compl. di specificazione oggettiva: l’i. dei profeti, degli apostoli, dei libri sacri); ricevere l’i. dallo Spirito Santo. Analogam., nel mondo pagano: le sibille vaticinavano per i. di Apollo.

1.b. Per estens., ogni impulso o idea felice che sorga nell’animo quasi per suggerimento della divinità: fu un’i. di Dio; ho avuto l’i. dal cielo; questa è veramente una buona i.; fare, dire come per i., con decisione improvvisa, spinti da una forza interiore. Con sign. attenuato, nel linguaggio fam., idea improvvisa: mi è venuta l’i. di rivolgermi a un avvocato; sentendo odore di gas, gli venne l’i. di aprire immediatamente la finestra; fu un’i. del cuore, un moto o un presentimento opportuno. c. Più genericam., consiglio, suggerimento e sim.: ascoltare le i. della coscienza; prendere i. dall’esempio, dalle parole altrui; ha certamente agito così per i. di qualcuno; se sei indeciso, chiedi i. al tuo cuore. E per indicare il carattere, l’orientamento, l’impronta ideologica: giornale di i. cattolica; la stampa di i. socialista.

2. Stato di entusiasmo, di eccitazione fantastica in cui l’artista crea la sua opera, e il motivo stesso che eccita e feconda la sua fantasia: scrivere, comporre, dipingere nel fervore dell’i.; per cominciare il sonetto, aspetto che mi venga l’i.; chiedere, attingere i. alla natura; trarre i. dai proprî sentimenti; cercare, invocare l’i.; musica d’i. profonda, potente; versi senza i., privi di calore poetico; l’amore è una delle maggiori fonti d’i. della poesia.

3. Raro come variante di inspirazione nel sign. fisiologico

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San Matteo ispirato dall’angelo (Caravaggio 1602)

Con il termine ispirazione si intende una particolare alterazione della mente, del sentimento che spinge un individuo a dar vita ad un’opera. In molte culture, come attesta anche la stessa etimologia del termine, si ritiene che

l’ispirazione sia l’azione di uno spirito divino o soprannaturale nell’uomo che si manifesta tramite rivelazioni di verità e realtà non vedute da molti . Generalmente l’ispirazione presuppone nel soggetto in questione particolari predisposizioni che possono variare nelle differenti culture.

 

Ispirazione artistica

William-Adolphe Bouguereau (1825-1905) – L’ispirazione (1898)

 

Per quanto riguarda le composizioni artistiche, l’ispirazione si riferisce ad una irrazionale ed incomprensibile esplosione di creatività. Letteralmente il termine significa “respirare su” ed ha le sue origini in Grecia. Nelle prime discussioni sull’ispirazione (nelle opere di Omero e di Esiodo) è fondamentale l’importanza riconosciuta al respiro di Dio. L’oracolo di Delfi, per esempio, così come altre sibille, riceveva dei vapori considerati divini da una caverna sacra ad Apollo prima di pronunciare la profezia.

Secondo il pensiero greco, un poeta era ispirato quando cadeva in estasi e veniva trasportato al di fuori della sua mente, a contatto con i pensieri di Dio.

Le divinità che concedevano l’ispirazione erano le Muse, guidate da Apollo.

Per i poeti italiani del Dolce stil novo le Muse ispiratrici erano invece le proprie dame, donne trasfigurate in creature angeliche, simbolo di un ideale irraggiungibile.

Il concetto di “ispirazione” come fenomeno mistico fu ripreso in Inghilterra, nel XVIII secolo, dalla nascente psicologia. Il filosofo John Locke, invece, descrisse l’ispirazione come un’eco mentale di idee che si richiamavano a vicenda.

Secondo i romantici l’ispirazione era causata dal genio, una specie di “dio interno” al poeta che fungeva appunto da fonte di ispirazione.

Gli scrittori romantici, come Edgar Allan Poe, Ralph Waldo Emerson e Percy Bysshe Shelley descrivevano l’ispirazione in termini molto simili a quelli dei Greci, ovvero come qualcosa di misterioso ed irrazionale. Era il genio che parlava dentro di loro che si limitavano a riportare per scritto quanto sentito. Tuttavia Emerson, nel suo saggio sull'”Ispirazione” parlava anche di modalità pratiche attraverso cui l’ispirazione sarebbe stata resa possibile o facilitata, come la vita in solitudine, la conversazione, ecc. In alcuni casi Samuel Taylor Coleridge parlava addirittura di scrittura automatica (sperimentata anche, molti anni più tardi, da William Butler Yeats).

Sigmund Freud e gli psicologi successivi consideravano l’ispirazione localizzata all’interno della psiche dell’artista, grazie alla quale potevano riemergere conflitti psicologici non risolti o traumi infantili. L’ispirazione secondo Freud proveniva direttamente dal subconscio. Proprio per questo i surrealisti annotavano i momenti di ispirazione in diari o tramite la scrittura automatica, in quanto desiderosi di raggiungere la vera sorgente dell’arte.

Secondo Carl Gustav Jung l’artista è l’unico che dentro di sé porta ancora le tracce di una memoria razziale non acquisita con l’esperienza ma derivante dal patrimonio genetico, ed è colui che sente con maggiore forza, e quindi è in grado di esprimerlo, il conflitto tra l'”anima” primitiva e l’ego civilizzato. Per questo l’ispirazione si configura di nuovo come una sorta di “genio” che riesce a portare alla luce quanto è nascosto. Gli artisti che hanno seguito il pensiero di Jung hanno dato enfasi soprattutto al primitivismo e allo studio dell’arte e dei miti preistorici.

Secondo i filosofi materialisti l’ispirazione rappresenta il conflitto tra la base economica e le posizioni sovrastrutturali economiche, oppure un dialogo inconsapevole tra ideologie in competizione, o anche lo sfruttamento di una “fessura” nell’ideologia della classe dominante. Comunque, in ognuno di questi casi, l’ispirazione è propria di quegli artisti particolarmente predisposti a percepire i segnali di una crisi esterna.

Nella moderna psicologia l’ispirazione non è studiata frequentemente, ma è generalmente vista come un processo interamente interiore.

 

Ispirazione religiosa

 

In alcune religioni (ebraismo, Cristianesimo, islam) l’ispirazione è considerata alla base dei libri sacri, ritenuti rivelati da Dio. Nel cristianesimo l’ispirazione è considerata come una forma di cooperazione tra agiografo e Dio, mentre nell’islam si insiste sul concetto di ispirazione verbale, ovvero dettatura di Dio al suo profeta.

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