Osservando il Cielo

Nel Cielo attualmente si verifica l’ultima congiunzione dell’anno fra Terra e Mercurio, Signore della quarta energia creativa e noi, approfittando di una circostanza così straordinaria, dobbiamo cercare di risalire al cuore di questa energia per dare significato alle Idee e costruire le forme pensiero appropriate per creare la Nuova cultura/civiltà umana. 1

Adesso il disegno solare si trova in un piano esaltato perché questi agenti cosmici sono uniti e si incontrano in un’unica direzione, in una discontinuità determinante, che lancia nello Spazio le loro decisioni che incidono su tutte le coscienze, mettendo in moto un indirizzo preciso che favorisce l’avvicinamento alla Fonte generatrice.

Seguendo l’attuale congiunzione Terra-Mercurio gli uomini possono vedere in Lui un modello, anzi il Modello da imitare, perché Mercurio manifesta l’esempio della Gerarchia dei Maestri.

L’umanità, particolarmente durante queste congiunzioni, può prendere coscienza che il Cielo è la sua meta e il cuore, che può compiere grandi imprese, è spinto ad elevarsi “come se” fosse in grado di farlo senza sforzo, per giungere finalmente alla collaborazione fra i popoli.

L’uomo da sempre ha guardato il cielo e, non a caso, l’astronomia è la più antica di tutte le scienze della storia ufficiale: la sua origine risale a più di 4000 anni fa e i primi popoli che iniziarono a osservare il cielo furono gli Egizi e i Babilonesi, che gli attribuivano elementi magici e religiosi tanto che il suo studio era prerogativa dei sacerdoti.2

Si deve alla cultura greca e ai suoi filosofi l’indagine scientifica dell’astronomia e può stupire che un popolo privo di tecnologia, con la sola forza della sua intuizione e della sua ragione e vitalità intellettuale, sia riuscito non solo a costruire strutture di pensiero ampie e co please, ma anche e soprattutto a gettare le basi per lo sviluppo delle moderne metodologie scientifiche.

I primi filosofi presocratici, soprattutto della scuola ionica, ebbero una grande intuizione affermando la teoria eliocentrica, che però non durò a lungo e venne soppiantata dalla pubblicazione delle opere di Platone.

Il moto eliocentrico dei pianeti poneva in crisi l’ipotesi del moto circolare dei corpi celesti, e con ciò la visione del cielo come luogo della perfezione, espressa appunto dal moto circolare e dall’immutabilità.

L’Universo è, per Platone, il più perfetto degli esseri viventi, dotato di una propria anima, che comprende in sé tutti gli altri:

e posta l’anima in mezzo a questo corpo la diffuse per tutte le parti. Dio formò l’anima anteriormente al corpo, sì che l’anima governasse il corpo. E nacquero così da un lato il corpo visibile del cielo, dall’altro l’anima invisibile che, partecipe d’intelligenza e di armonia, è la più bella fra tutte le opere generate dal migliore fra gli esseri intellegibili ed eterni’.3

L’assioma platonico condizionò per più di venti secoli l’astronomia teorica: “il Sole, la Luna e i pianeti vagano nel cielo e seguono cammini complessi, ed essendo corpi celesti come le stelle, devono muoversi in maniera conforme al loro rango: i loro moti devono derivare da una qualche combinazione di circonferenze percorse in modo uniforme.

Non solo Platone, ma tutta la filosofia greca antica, da Talete a Tolomeo, passando per Pitagora e Aristotele, pur non avendo a disposizione macchinari sofisticati, ha guardato il Cielo, studiandolo, per cercare di comprendere i suoi moti e la sua vita.

Il cielo – uno spazio misterioso in continua mutazione tra giorno e notte, con le sue nubi, i pianeti e le stelle – ha sempre affascinato scrittori, artisti, musicisti e filosofi, per cui, fin dagli inizi della sua esistenza, l’uomo ha volto gli occhi al cielo per scrutarlo e su esso programmare la vita quotidiana, per orientarsi, per conoscere e contare le stelle; così come gli antichi astronomi, per scrutarne il futuro; come gli astrologi, per concepirne il modello, la struttura ed il movimento; come i filosofi greci, per studiare attraverso esso l’origine e la fisica della materia; come i fisici contemporanei e, infine, per cantarlo, come i poeti di tutti i tempi…….

Laudato sii mi Signore per sorella Luna e le Stelle …..(Francesco d’Assisi)

Vaghe stelle dell’Orsa io non credea tornare ancor per uso a contemplarvi …….(Giacomo Leopardi)

Contemplando il cielo si può trovare la soluzione alla necessità umana di avere un modello, un riferimento e un metro di misura su cui poter giudicare le proprie decisioni e azioni.

Viviamo in un’epoca in cui la dignità della persona è affermata nel modo più solenne e, allo stesso tempo, ascoltiamo le teorie che vorrebbero ridurre l’uomo a prodotto finale di un processo irrazionale, frutto di uno scontro casuale di atomi e una combinazione a caso di impulsi e istinti ciechi: in poche parole un fenomeno senza senso!

A che serve insistere sui diritti umani quando ogni giorno gli uomini rinunciano al diritto di essere persone migliori o agenti benefici per la società umana? Se il valore di un individuo è grande, la sua vita è preziosa e la mancanza di amore per la vita è mancanza di amore per l’umanità.

L’universo non cessa di prendersi cura di un essere che è venuto al mondo, perché tutto è parte di un grande disegno e quando ignoriamo quella cosa interiore che chiamiamo anima, è lei stessa che si fa sentire: attraverso sintomi fisici causati da incertezze interiori, angoscia spirituale, preoccupazione, senso di vuoto, malessere generale.

In una società indebolita come la nostra l’eroismo diventa un valore incomprensibile, lo spirito di avventura smette di esistere e, quando l’essere umano si riduce a diventare una macchina per il consumo non c’è spazio per il vero romanticismo del Cuore, la poesia, il mistero, il profondo: non c’è spazio per il Cielo!

Capisco come si possa guardare la terra ed essere atei, ma non capisco come si possa guardare il cielo di notte e non credere in Dio. (Benjamin Franklin)

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