Secondo Anno del Quinto Settennio

Il solstizio d’inverno è il momento più buio dell’anno e il più potente. La luce inverte il corso del moto e ricomincia ad ascendere: è la magia del nuovo inizio. Dinanzi alle forze della Luce si apre un campo infinito di possibilità ancora inespresse, pur se condizionate dalle necessità del Piano divino, dallo stato della coscienza umana e dalla situazione solare.

solstizio invernale

Al solstizio invernale dello scorso anno, nell’articolo intitolato “Primo anno del quinto settennio”, avevamo formulato il Proposito dell’anno 2015 con queste parole: “[…] Mirare alla costruzione di un primo prototipo di umanità orientata in modo univoco, consapevole, condiviso e coordinato nella libera azione di servizio individuale e di gruppo”.

Al solstizio estivo, nell’articolo intitolato “Dieci passi”, avevamo anche indicato una data, il 2025, “[…] entro la quale questo primo prototipo di una rete umana mondiale di collaborazione coordinata a diversi livelli ma in modo unitario dovrebbe essere, pur grossolanamente, realizzato”.

Oggi, al compimento del primo di questi “dieci passi”, possiamo affermare che la pietra di fondazione di tale collaborazione è stata posta in sito. Come un magnete essa attrae le coscienze responsive e respinge quelle che non sono ancora pronte ma che, sollecitate da tale appello, risponderanno al giusto momento.

La data del 2025, come detto nell’articolo su citato, ha una valenza significativa per tutta l’Umanità. Essa dovrà segnare l’avvenuta attestazione, da parte di coloro che operano attivamente per il Bene comune, della possibilità di incarnare la potenza ordinatrice del Piano divino al fine di ristabilirlo in Terra. L’Umanità Una quindi, attraverso i suoi rappresentanti, ovvero coloro che si votano a tale impresa, deve cominciare a schierarsi consapevolmente a fianco dei grandi Esseri per promuovere un incremento della coscienza comune, al fine di fissare il tracciato della nuova Cultura/Civiltà.

Chi volge gli occhi al cielo interno ed esterno non può pensare che l’Universo non abbia uno Scopo e quindi un Piano per conseguirlo. Evidentemente il Piano universale si articola in innumerevoli piani: galattici, solari, planetari, umani … , ciascuno dei quali è parte di quello maggiore e contiene i minori.

Ci dicono diversi Insegnamenti – e risuona evidente ai nostri cuori che battono al ritmo di questo tempo di trapasso fra il vecchio e il nuovo mondo – che i Maestri non cercano più seguaci fra gli uomini ma collaboratori. In questo modo si accelera la costruzione di quel ponte che collega l’Umanità alla Gerarchia planetaria, ovvero a quei Maestri che hanno, tra l’altro, proprio il compito di aggiornare il Piano per l’Umanità, tenendo conto della capacità di questa di aderirvi e della situazione solare.

Se un Piano esiste, e se ci viene richiesto di collaborarvi, deve essere conoscibile, ed in effetti ne fu ipotizzatata una prima formulazione in Italia 25 anni fa, sulla base di una precedente intuizione relativa alla matrice su cui il Piano stesso avrebbe potuto essere allestito: la trama numerica e sonora che regge ed edifica il nostro Universo, la legge settenaria del Suono.

E’ solo ora però che questa forma pensiero, immessa nello Spazio ed alimentata da un nucleo ristretto di persone, sta suscitando rispondenze. Anche sulla spinta dell’urgenza dei tempi, oggi comincia infatti ad essere possibile ottemperare all’esortazione che il Maestro Tibetano indirettamente fece all’Umanità attraverso la Grande Invocazione – che si trova stampata all’inizio di tutti i libri che riportano il Suo Insegnamento – ove, alla quarta stanza, si dice:

“Dal centro che vien detto il genere umano si svolga il Piano d’Amore e di Luce e possa sbarrare la porta dietro cui il male risiede”

***

Il frammento del Piano gerarchico per l’Umanità che è stato intercettato nel 1987 – ed al quale è stata data risposta attraverso una “Tavola del Piano” tracciata da uomini – si sviluppa in cicli di 49 anni, suddivisi in cicli minori di 7, ciascuno dei quali governato da uno dei sette Raggi creativi, a partire dal primo. Seguendo questa ipotesi, l’anno 2015 appena trascorso ha aperto un settenario informato dal potere del quinto Raggio: il Fuoco della mente, dell’energia psichica, del pensiero, il Reggitore della Cultura e Civiltà, il Costruttore, ed è stato colorato dal primo aspetto di tale energia, che ne esalta il potere sintetico e vitale, il fuoco elettrico della Volontà d’inizio che ci ha indotti ad accendere un Fuoco misterico, a porre un centro magnetico nello Spazio.

Oggi siamo dunque alle soglie del secondo anno del quinto settennio, nel quale le energie del quinto Raggio si mescolano a quelle del secondo: il Fuoco del cuore, il Cristo in noi, la Madre, lo Spazio, il Campo di servizio. Dovremo quindi tracciare il campo magnetizzato da tale centro ed ordinarlo attraverso l’energia d’Amore che discrimina, pur non volendo nulla diverso da ciò che è.

Saremo quindi chiamati a fondare per vie sottili un “Istituto del Cuore”, ove si impara a ricondurre ogni separazione all’unità essenziale, rafforzando così la rete che collega i cuori e gli sforzi dei Costruttori del Tempio, ciascuno dei quali potrà compiere la propria parte riconoscendosi nell’opera comune e collaborando liberamente e gioiosamente a ristabilire il Piano sulla Terra.

Senza titolo1

Passo dopo passo quindi il centro umano, anche attraverso questi tentativi apparentemente fragili, andrà a ricoprire consapevolmente il posto che gli spetta all’interno del sistema planetario e solare e ad inaugurare il nuovo mondo che è alle porte.

Possa l’Uomo produrre Cultura permeata di Spirito

Il Volere solare feconda la matrice del Piano

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12 risposte a Secondo Anno del Quinto Settennio

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  12. Gabriela dice:

    Che grande passaggio poter traguardare lo stato di seguace per poter approdare nel campo del collaboratore! E’ come maturare dallo stato infantile-dipendente, allo stato di adulto indipendente. Questa è una applicazione della proporzione aurea. Il bambino sta al genitore, come questo sta alla società. Così accade nella famiglia o dovrebbe accadere. Quando poi il figlio raggiunge la sua maturazione, significa che ha realizzato la sua indipendenza. A questo punto cerca la sua strada di realizzazione. Sulla via del discepolato, ad un certo punto maturativo, ci viene chiesto di passare ad una condizione, diciamo di maggiore assunzione di responsabilità. In questo mantra potente profondo della grande invocazione, viene rivelato in sintesi il grande progetto, “da questo centro umano, si svolga il piano di amore e di luce, e chiuda le porte al male”. In queste poche frasi, sta racchiuso tutto il lavoro da compiere. Nessuna divinità però, può farlo al nostro posto, magari ci invita a collaborare, a partecipare, ad essere attivi per la sua realizzazione.
    Ad ognuno di noi quindi, viene chiesto di attivarsi, individualmente e soprattutto in gruppo, ordinato. Come una ciurma sulla nave, ognuno deve trovare il suo ruolo, non ha importanza sapere chi sarà il mozzo, l’ufficiale, il cuoco, il timoniere, ecc. Quello che possiamo fare è trovare la propria occupazione, condividendo con gli altri la consapevolezza dello scopo dell’impresa, del campo applicativo, del programma da seguire, aggiornare e rinnovare. Forse il vero comunismo, un tempo, aveva intuito che ogni ruolo, ogni posto occupato nel lavoro è indispensabile, degno di stima e rispetto. Forse aveva intuito che solo con l’unità e la gioia del lavoro si possono perseguire grandi imprese.
    Davvero, quando da discepolo che segue, si diventa collaboratore, non importa il livello, la paga diventa la gioia del lavoro. È la gioia dei costruttori del tempio che hanno realizzato la consapevolezza che il loro spaccare le pietra serve alla costruzione di un grande tempio.

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