Sistema e Comunità – parte seconda

Nel precedente articolo, del 28 febbraio scorso, avevamo preannunciato estratti dalla seguente Dispensa, scritta da Enzio Savoini ad inizio 2001 e presentata ad un gruppo di ricercatori nell’aprile/maggio dello stesso anno.

Da “Comunità”, aprile/maggio 2001

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Una comunità, di qualsiasi genere, religiosa o laica, non può sussistere senza un suo ordinamento. D’altro canto, la comunione non sopporta limiti o restrizioni, che l’annullerebbero. Il dissidio pare inconciliabile: regole, o no? Libertà, o no? Il contrasto tende a un’unica soluzione possibile: le varie comunità devono costituirne una sola, aperta e libera, altrimenti non sono una Comunione.

Si direbbe che gli uomini non sono ancora maturi per un simile progresso, e difatti neppure ci pensano. Giocherellano con varie istituzioni, sovente dai nomi altisonanti, ma il problema rimane irrisolto. Non hanno volontà di venirne a capo.

E’ facile parlare di Comunione libera e aperta a tutti; realizzarla è un’altra questione. Il filo di questi pensieri porta a riconoscere una proprietà della Comunione che esteriormente non si nota: l’ordinamento, certamente necessario, pare una forza che esclude, anziché accomunare, e che frantuma la libertà. Eppure deve esistere perché la Comunione abbia senso.

La proprietà semi segreta cui si allude sta in questo: la Comunione auto espelle chi non pone tutto in comune. E’ una regola unica, come la Comunione stessa. Non si tratta di un’imposizione. E’ una legge universale, cosmicamente giusta. Non richiede un collegio di probi viri, o tribunali: è implicita nell’Idea di Comunione. E’ una realtà interna, non proclamata. E’ la constatazione di una verità.

Per questa ragione nel Cosmo non siedono Giudici, non si promulgano codici, non si emettono leggi, eppure tutto vi è ordinato, e persino il disordine vi ha un suo posto. Quelle religioni che postulano un tribunale celeste non hanno capito che la giustizia universale, che non commette errori, si amministra senza esteriorità.

1.1    LIBERTA’ E LIBERAZIONE.

Discende da quanto sopra affermato che è membro della Comunione solo chi ha rinunciato a se stesso. Essa, pertanto, è energia liberatrice: ciò che non è libero non ne fa parte. Si vedrà, in seguito, che la Comunione è organizzata, gerarchica, regolare, e nondimeno è libera e liberante. L’Infinito non può essere costretto o limitato, e la Comunione è infinita per sua natura, ché altrimenti non sarebbe comune.

Al contrario, le comunità umane, di qualunque tipo, sono limitate e sempre costrittive. Che esse siano religiose o laiche, impongono una disciplina particolare, e i membri non sono liberi; talora non possono neppure lasciarle senza serie difficoltà.

Ciò mette in risalto che uno dei massimi valori della Comunione è l’energia della libertà.

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2.1    APERTURE E CHIUSURE.

La Comunione è aperta, poiché nulla chiude ciò che è infinito .Ogni suo membro è una porta d’accesso, un richiamo magnetico, ed emana quella particolare energia di Comunione del livello che gli è proprio. La Comunione, di fatto, è un’orchestra. I suoi centri vibrano, suonano, splendono, irradiano e tuttavia attirano, accettano, riconoscono. Si aprono e si chiudono secondo un loro ritmo, sottomultiplo di quello generale. Sono innumerevoli porte che se aperte accolgono, se chiuse respingono. Chi è accolto va a popolare il campo, dove si pone quale centro minore, ma libero e responsabile. Così i campi si rischiarano e la luce aumenta.

La Comunione splende sempre più, secondo un processo che non ha fine. In ogni istante vi s’accendono lumi nuovi, e nessuno si estingue, e lo splendore delle varie luci si fa più intenso.

Tutti i centri, dunque, danno adito alla Comunione, e tutti sono diversi. Ogni coscienza deve trovare il proprio fra i molti centri, che salendo di livello sono meno nume­rosi ma più potenti. Il grande Maestro è la vetta della Comunione planetaria: accoglie e deve essere accolto.

L’infinito non può essere chiuso, dunque è aperto, e ciò descrive la Comunione: non esiste un potere capace di chiuderla. E’ tuttavia possibile qualificare l’Infinito mediante il perimetro di una forma geometrica, cerchio o quadrato che sia. I sensi lo leggono come una chiusura, e l’intelletto, quando presta fede ai loro messaggi, cade in errore. Ne seguono varie e gravi conseguenze: si finisce per distinguere fra dentro e fuori, fra piccolo e grande, che s’intendono quali verità inoppugnabili. Così nasce e cresce l’eresia della separazione. L’uomo, chiuso in una forma, vede se stesso come separato e si comporta di conseguenza.

In realtà la linea che separa, il confine, deve essere sottile, ossia non avere spessore: altrimenti sarebbe in parte della regione esterna, in parte dell’interna. Poiché non ha spessore, non può separare il dentro dal fuori, ma poiché è sottile, ossia carico d’energia, qualifica lo spazio che delimita, senza separarlo. Sembra un gioco di parole, ma è un ragionamento perfettamente logico, e tra l’altro, ha il pregio di mostrare che l’intel­letto ha il vigore necessario per superare i propri limiti: nulla, infatti, lo separa dall’intuizione.

Questa riflessione aiuta a capire la differenza fra Comunione e Comunità, la quale è delimitata, ma non separata. Quando una società, ossia una comunità, si qualifica mediante certe regole, si chiude di proposito in un recinto, il quale non la separa dalla Comunione generale, ma le conferisce le caratteristiche volute. La Comunione è dunque l’insieme di tutte le Comunità.

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3.1    STRUTTURA

Si pensa alla Comunità come a qualcosa di definito, specifico, nominabile; si pensa invece alla Comunione come a un vago vapore, senza forma propria, inconsistente. La Comunione, in realtà, è tutt’altra, è eretta secondo una precisa struttura gerarchica. Si precisa il concetto affermando che è l’organizzazione dei centri che la compongono, disposti secondo la loro potenza, livello di coscienza e capacità operativa. Nulla di confuso o indistinto, di nebbioso o disordinato vi è presente, poiché espulso dalla tensione interiore, che è illimitata. Il firmamento ne è un buon simbolo, poiché sciorina alla vista stelle, costellazioni, galassie, ammassi stellari, formazioni cosmiche che denunciano una struttura gerarchica.

La Comunione, che è in fondo un ambiente, implica parità di diritti, ma non di doveri né di funzioni. Dapprima si presenta come un insieme infinito di centri, poi si comprende che ciascuno di questi contribuisce con il proprio campo, del quale risponde: è la comunità generale dei centri e dei campi, non più distinti, separati o antagonisti, ma unificati come la favilla e la fiamma. Bisogna imparare a pensare che:

un campo non sussiste senza un centro;

un centro non sussiste senza un campo.

Perciò il campo è la causa del centro, il quale è la causa del campo.

A questo punto è bene aggiornare quanto scritto poco sopra: la Comunione è l’organizzazione dei centri e dei campi. Questi ultimi ne sono l’aspetto negativo o ricettivo e continuo; quelli sono invece radianti e discontinui. Ne risulta un infinito insieme magnetico, formato d’innumerevoli polarità e da un solo campo illimitato. Simbolo perfetto di questa verità è, ancora una volta, il firmamento.

Secondo la geometria consueta centro e periferia sono in rapporto, regolato da Pi greco, numero trascendente. Nulla, tuttavia, pare più isolato del centro. Circondato dall’o­riz­zonte, l’uomo si sente solitario in mezzo a quell’ampiezza; non percepisce scambi d’energia, e nemmeno si sogna di essere plasmato o nutrito da energie venienti da quella linea lontana, che gli è indifferente. Simile si direbbe la condizione di qualsiasi centro nei confronti della sua circonferenza. Il loro rapporto si direbbe limitato a una banale operazione di compasso. Così, terribilmente, s’imprigiona il pensiero, cui s’impedisce di volare.

Lo studio della questione rivela verità inattese, utili per comprendere l’essenza e il potere della Comunione. Trascurando, per brevità, di riferire i puntelli logici, che pure esistono, si enuncia il seguente teorema:

il centro comunica con la circonferenza tramite un’esplosione costruttiva. La circonferenza comunica con il centro tramite un’implosione controllata. Ciò avviene secondo un ritmo, variabile di caso in caso.

Il respiro è un esempio di esplosione controllata e costruttiva, ossia “rallentata”, e lo stesso vale per qualsiasi altro ciclo solare e planetario. Se ne arguisce che i cicli sono prodotti dal rapporto fra centro e circonferenza (ossia fra centro e campo): pulsioni regolari che, governate da Pi greco, legano l’Uno ai molti.

Il teorema ha un corollario:

la Comunione è il rapporto fra centro e campo.

La Comunione è dunque pulsante, ed è continua, come la circonferenza, e discontinua, come il centro: è luce.

Le esplosioni fisiche, distruttive, sono accompagnate da un boato; le sottili e costruttive da un suono armonico di grande potenza. L’OM, la Parola sacra, è appunto composta da un segno alfabetico che indica il punto in espansione (O), e da un altro che rappresenta la risposta oscillante della circonferenza (M): il discontinuo si unisce al continuo, la causa all’effetto, e ne nasce la luce.

Il Centro è la Voce che chiama nel deserto, ossia nello Spazio infinito delimitato dalla circonferenza: dopo aver affermato che la Comunione è Luce, ora si scopre origina dal Suono. (Si noti che OM, in molte lingue, è la radice di parole che significano cOMunione, cOMunità, cOMune, cOMe).

Concluderemo la raccolta di brani da “Comunione” nel prossimo articolo, già a calendario per il prossimo 25 agosto.

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