Dalla Tenebra alla Luce

Aprendo questo filone di pensiero, abbiamo ipotizzato che la Psicosofia, il cui scopo è favorire la costruzione del ponte fra la personalità, l’anima e l’aspetto Vita,  poggi  su tre cardini, il primo dei quali è stato definito: “Tenere la mente nella Luce”.

In effetti, il piano mentale è quella piattaforma di lancio che consente all’uomo di ancorarsi ai livelli superiori dell’essere, divenendo esso stesso ponte per i regni inferiori.

Tenere la mente nella Luce è una capacità che si acquisisce con l’impegno costante di spostare la focalizzazione mentale dal sé minore, che occupa abitualmente il centro del nostro universo, al Sé maggiore, ovvero alla Luce superiore.

Gli Insegnamenti, soprattutto orientali,  offrono diverse modalità per compiere quest’opera di decentramento, la più nota delle quali è la meditazione.

“Luminoso è il giorno in cui si comprende meglio il senso del precetto “tenere la mente nella Luce”, poiché segnala il passaggio dalla teoria all’applicazione, in altri termini dal modo di vivere egoistico all’impersonale. Quella teoria, infatti, se praticata, esige l’oblio degli interessi minori. 

Il principiante conosce le spiegazioni teoriche del processo, sapientemente descritte nei testi dell’Insegnamento, lette con attenzione,  ma non le ha comprese in profondità. L’uomo comune, invece, non sa cosa sia quella Luce, di cui non ha nozione, ed è incapace di distogliere l’attenzione dall’ombra, che gli pare chiara e trasparente, ossia luminosa. Che tutte le cose concrete gettino ombre non lo turba più di tanto; non s’avvede della loro opacità; il mondo gli sembra disposto in bell’ordine, limitato, quantificato e insomma naturale: non potrebbe essere diverso. 

In tale situazione psichica, comunissima e ingenua, fissa l’attenzione sulle forme, e come tutti è convinto che quello sia l’unico modo per capire le leggi, gli eventi, le cause e gli effetti del mondo in cui vive. Tale atteggiamento ben presto prevale e si impone come logico, giusto, conveniente, sì da escludere ogni altra possibilità. A poco a poco, senza neppure notarlo, si ritrova prigioniero nel castello degli inganni, che ormai scambia per verità, confortato in ciò dal consenso e dal comportamento generali. 

Gli uomini precipitano in questo incantesimo già dai primi anni di vita, e solitamente non ne escono più, fino alla morte. Tengono la mente nell’ombra delle cose, che scambiano per realtà. Giungono così a negare l’esistenza del sottile, smorzano la propria vibrazione e vivono liberamente da reclusi. 

Coloro che seguono un Insegnamento cominciano a liberarsi da quell’illusione, a passi brevi e incerti dapprima, poi più sicuri, e comprendono che un primo tratto del Sentiero li conduce a passare “dalla tenebra alla Luce”. Il senso di quest’affermazione si chiarisce durante il processo, fino a realizzare di essere creature di Luce che vanno di Luce in Luce. 

Tenere la mente nella Luce è una grande lezione che s’impara al buio, a poco a poco, e non ha fine. Dapprima quella Luce è intermittente e incerta, perché l’allievo non è del tutto libero dal sé minore, che ancora lo trae in basso. Se persiste, però, il periodo iniziale avrà termine, prima o poi, e la Luce sarà costante e crescente, quale condizione naturale. Egli saprà allora di essere integrato nella gerarchia planetaria, avendo attraversato l’abisso sull’arcobaleno”.

(da scritto inedito di E.S.)

arcobaleno

 

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