Semplicità

Glossario – Semplicità

 

Etimo secondo TPS

 

Dall’antico “simplicità”, dal latino simplicitas, sostantivo derivato dall’aggettivo simplex, semplice.

È un termine composto da due radici indoeuropee: *SEM-, che esprime l’dea di uno, uno solo, unitario, e da *PLEK-, che esprime l’idea di piegare, intrecciare, dando origine, ad es., al verbo plectere, piegare. Pertanto letteralmente il termine significa “piegato una sola volta”.

Dalla stessa radice derivano: il greco heis (da seis), uno; il latino semel, una volta sola e semper, sempre (una volta per tutte).

 

Semplicità significa l’essenzialità dell’uno

 

Nel Lambdoma Spazio la definizione è: La Semplicità è la virtù essenziale dell’Amore (2.7)


Treccani

 

semplicità (ant. simplicità) s. f. [dal lat. simplicĭtas -atis, der. di simplex «semplice1»]. –

1. Qualità di ciò che è semplice: s. di un corpo, di un elemento; se la maggiore e minore velocità possono alterar la semplicità del moto, nessun corpo semplice si muoverà mai di moto semplice (Galilei).

2. Più com. nei varî sign. estens. e fig. dell’agg. semplice; quindi, facilità: un ragionamento di grande s.; problema di una s. incredibile; schiettezza, naturalezza, o modestia, sobrietà: s. di modi, di vita, di costumi; vestire con s.; vivere con grande s.; sala arredata con estrema s.; s. di stile, di linee architettoniche, ecc.; ingenuità, mancanza di malizia: s. d’animo; dabbenaggine: tutti si approfittano della sua s.; udendo alcune cose della semplicità di Calandrino, propose di voler prender diletto de’ fatti suoi col fargli alcuna beffa (Boccaccio); l’astuzia tua, la sciocchezza del mio marito, la semplicità di mia madre e la tristizia del mio confessoro mi hanno condutto a fare quello che mai per me medesima arei fatto (Machiavelli); concr., non com., azione, parole da persona ingenua, sciocchezza: non era più il fanciullo di nove anni, che facea pompa di tutte le semplicità che mi cadevano dalla penna (Goldoni).

3. Principio di s., principio in base al quale si asserisce che fra due possibilità (per es. due ipotesi per una teoria scientifica), a parità di altre condizioni va assegnata maggiore plausibilità a quella che si può formulare nel modo più semplice; il principio consente, almeno in certi casi, di ordinare diversi enunciati in base alla loro probabilità (si noti che la semplicità della formulazione può dipendere anche dal linguaggio usato).

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Wikipedia

 

La Simplicité (Jean-Baptiste Greuze, 1759

«È curioso a vedere, che gli uomini di molto merito hanno sempre le maniere semplici, e che sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco merito. »

Semplicità è riferibile a qualcosa che è fisicamente costituita da uno o da un numero minimo di elementi essenziali tali da renderla facilmente comprensibile nella sua struttura e agevolmente riproducibile. Il lemma, in senso estensivo, riferito alle caratteristiche immateriali individuali, può significare con valore positivo: schiettezza, sobrietà, modestia; con sfumature negative: ingenuità, dabbenaggine in una persona (“semplicione”, “sempliciotto”) la cui mente non riesce a comprendere se non concetti molto semplici. Il termine si contrappone direttamente a complessità.

La semplicità francescana

Ritratto di San Francesco realizzato da Cimabue nella Basilica di San Francesco di Assisi

«Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto dobbiamo essere semplici, umili e puri. »

La vita quotidiana e la fede religiosa si fondano per Francesco sulla semplicità che consente di distinguere la sapienza del mondo, egocentrico e antropocentrico, da quella di Cristo che come uomo ha vissuto da povero e umile offrendo all’umanità la salvezza. Anche Francesco vive in povertà e umiltà, adottando uno stile di vita semplice com’è semplice il suo rapporto con Dio prospettando così un nuovo principio spirituale-teologico nella concezione dell’Uomo-Dio, non più trionfante ma povero e umile, che si traduce in un nuovo modo pratico di vita semplice, che rivaluta la classe sociale degli emarginati:

«Tutti i frati cerchino di seguire l’umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che nient’altro ci è consentito di avere, di tutto il mondo, come dice l’apostolo, se non il cibo e le vesti e di questi ci dobbiamo accontentare. E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada. »

Il rasoio di Occam

Non a caso Occam, frate minore francescano, sembra tradurre sul piano metodologico scientifico l’ideale del francescanesimo che esalta la semplicità.

Il concetto di semplicità viene infatti correlato alla verità nel campo della epistemologia con il principio espresso dal cosiddetto rasoio di Occam, per cui a parità di altre condizioni, la teoria più semplice è la più probabile ad esser vera:

«A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire.»

La formula, utilizzata spesso in ambito investigativo e – nel moderno gergo tecnico – di risoluzione di un problema, recita:

Guglielmo di Ockham ritratto in una vetrata dell’Abbazia di Surrey

(LA) «Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem.»  (IT) «Non moltiplicare gli elementi più del necessario.»

oppure

(LA) «Pluralitas non est ponenda sine necessitate.»  (IT) «Non considerare la pluralità se non è necessario.»

oppure ancora

(LA) «Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora.»  (IT) «È inutile fare con più ciò che si può fare con meno.»

In altri termini, non vi è motivo alcuno per complicare ciò che è semplice. All’interno di un ragionamento o di una dimostrazione vanno invece ricercate la semplicità e la sinteticità.

Ciò significa che – tra le varie spiegazioni possibili di un evento – bisogna accettare quella più “semplice”, intesa non nel senso di quella più “ingenua” o di quella che spontaneamente affiora alla mente, ma quella cioè che appare ragionevolmente vera senza ricercare un’inutile complicazione aggiungendovi degli elementi causali ulteriori. Questo anche in base a un altro principio, elementare, di economia di pensiero: se si può spiegare un dato fenomeno senza supporre l’esistenza di un qualche ente, è corretto farlo, in quanto è ragionevole scegliere, tra varie soluzioni, la più semplice e plausibile.

Concettualmente non si tratta di novità, perché il principio di semplicità era già ben noto a tutto il pensiero scientifico medievale, ma esso acquista in Occam una forza nuova e per certi versi devastante a causa della sua concezione volontarista: se il mondo è stato creato da Dio solo sulla base della volontà (e non per intelletto e volontà, come diceva Tommaso d’Aquino), devono sparire tutti i concetti relativi a regole e leggi, come quello di sostanza o di legge naturale.

Il fascino della semplicità

«La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità. »

Secondo Ian Glynn le teorie e le scoperte scientifiche più ammirate dagli scienziati sono quelle che per la loro semplicità descrittiva e risolutiva hanno la caratteristica dell’eleganza che genera stupore nello studioso che si meraviglia di come la semplicità abbia risolto problemi complessi e di come la creatività dello scienziato sia arrivata alla scoperta con strumenti mentali semplici.

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