Logos

Glossario – Logos

 

Etimo secondo TPS

 

Logos è un sostantivo della lingua greca, assimilato senza traduzione nella lingua italiana, come accade spesso per i concetti complessi inesprimibili con un solo termine.

Letteralmente, nel greco antico il termine significa “parola”, “discorso”, “ragionamento”, “facoltà di pensare”.

Logos deriva dalla radice indoeuropea *LAG-, che esprime l’idea di adunare, raccogliere scegliendo. Il greco lego, dire, significa propriamente “adunare i suoni”.

  1. Rendich individua le seguenti componenti sonore: “moto che trattiene” [l], “in ogni direzione” [ag]: “legare”, “collegare”, “raccogliere”, “parlare a voce alta”: si vedano il sanscrito lag, aderire, legarsi a; il greco lego, parlare; il latino lego, leggere.

È importante notare il valore delle due componenti sonore:

1) [l] è una variante fonetica, più tarda, della consonante [r] che esprime l’idea di “muovere verso” e che ha acquisito anche l’accezione di “congiungere per trattenere”;

2) [ag] esprime l’idea del moto a zig zag proprio del lampo, dando origine al sanscrito agni e al latino ignis che significano “fuoco”. (Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee, Indoeuropeo-Sanscrito-Greco-Latino, Palombi Editori, 2010, pp. 371-2)

Il Fuoco, personificato nel dio Agni, designa una fra le più antiche divinità della mitologia indiana, ed è rappresentato nell’innologia vedica in tre forme distinte: come sole nel cielo, come lampo nell’atmosfera, come fuoco sacrificale in terra, a esprimere l’unione della terra con il cielo.

In sintesi, nella parola “logos” risuona l’essenza del fuoco.

L’ambito semantico che fa riferimento alla radice lag è ampissimo, con vocaboli caratterizzati spesso da un alto registro: legge, logica, leggenda, lezione …; il suffisso -logia caratterizza le scienze; insieme a vari prefissi, che ne modificano il significato, designa ad es.: religione, intelligenza, dialogo, elezione… L’etimo è individuabile anche in nomi più concreti, a cominciare da “legna”, che al pari dei termini più astratti custodisce il segreto del fuoco connaturato all’essenza sonora.

Il rapporto tra Fuoco e Logos fu intuito da uno dei primi filosofi della tradizione greca, Eraclito di Efeso, vissuto tra il VI e il V sec. a. C., che pose questi elementi al centro della sua interpretazione del mondo: il Principio, l’elemento originario, l’arché, è il Fuoco, simbolo del divenire eterno del mondo, che è governato e ordinato dal Logos, che stabilisce la legge universale, alla quale risponde ogni Ente, dalla più complessa manifestazione al più piccolo dei semi. In questa visione è il Logos a connettere le creature in un cosmo armonico e pienamente accessibile agli uomini che, secondo il filosofo, usualmente preferiscono invece vivere addormentati, sognando in modo individualistico e isolato, senza porsi all’ascolto della Parola, o Racconto, o Discorso universale, un immenso oceano sonoro che mette tutto in relazione.

Citiamo in questo contesto, per la sua importanza, l’esordio del Vangelo di Giovanni: In principio era il Logos, e il Logos era presso Dio, e Dio era il Logos. Egli era, in principio, presso Dio. Tutto per mezzo di lui è stato fatto e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini. (Gv 1,1-4),

Il valore assolutamente primigenio del Logos, che abitualmente viene tradotto “Verbo” è esaltato dal fatto che il suo essere “in principio” (en arché) è posto proprio all’inizio della narrazione, per essere ancora ribadito poco oltre; immediatamente dopo viene espressa la sua natura divina, creatrice, vitale, e la sua identità con la luce – fos – per gli uomini.

Richiamiamo anche la definizione del termine nella dottrina teosofica, contenuta nel Glossario Teosofico di H. P. Blavatsky alla relativa voce: ‘LOGOS (Gr.) – Per tutte le nazioni e tutti i popoli, il Logos è la divinità manifesta, espressione esteriore od effetto della causa che rimane sempre celata. Così, la parola è il Logos del pensiero; per cui “Logos” è opportunamente tradotto con “Verbo” e “Parola” nei loro significati metafisici.’ (Collana Cintamani, 1998).

Consideriamo da ultimo la sua accezione nei testi del Maestro Tibetano, una delle nostre fonti primarie di riferimento, citando, i primi passi del Trattato del Fuoco Cosmico di A. A. Bailey, in cui si afferma: “[…] Vi è un Principio Illimitato ed Immutabile, una sola Realtà Assoluta antecedente ogni Essere manifesto […] L’Universo manifesto è contenuto in questa Realtà assoluta […] Nella totalità di questo Universo si devono concepire tre aspetti.

  1. Il Primo Logos Cosmico, impersonale e non manifesto, precursore del manifesto
  2. Il Secondo Logos Cosmico, Spirito-Materia, Vita, lo Spirito dell’Universo
  3. Il Terzo Logos Cosmico, Ideazione Cosmica, Anima del Mondo, l’Anima Universale

Da questi tre principi creativi fondamentali, in gradazione successiva, derivano in ordinata sequenza gli innumerevoli universi che contengono un numero incalcolabile di stelle e sistemi solari manifestati.

Ogni sistema solare è la manifestazione della Vita e dell’Energia di una grande Esistenza Cosmica che, in mancanza di un termine migliore, chiamiamo Logos Solare.” (Editrice Nuova Era, 1980, p. 3).

L’essenza di questo Insegnamento pone in relazione analogica il Logos Solare, Il Logos Planetario e il Logos Umano: il Logos è il Principio creativo di tutti i mondi, dall’universale al microcosmico. Lo stesso testo, infatti, più avanti recita: “[…] Nel suo lavoro di costruttore di pensiero, l’uomo deve manifestare le caratteristiche del Logos, il Grande Architetto e costruttore dell’universo.” (p. 956)

 

 Logos indica il Creatore di ogni mondo

 


Treccani

 

lògos s. m. [traslitt. del gr. λόγος, che è dal tema di λέγω «dire», con vocalismo o]. – Nel pensiero greco, il termine indica la «parola» come si articola nel discorso, quindi anche il «pensiero» che si esprime attraverso la parola. Una precisa affermazione del lògos come «ragione» si ha in Eraclito: principio di razionalità universale, legge di armonia e insieme principio dinamico del divenire (anche principio materiale, «fuoco»). In Platone ricopre i significati di «discorso» come espresso nelle parole e come «procedere del pensiero»; in Aristotele è «discorso», con i concetti che esprime, e «facoltà di pensare, ragione». Grande sviluppo ha la teoria del lògos nello stoicismo: in logica (termine, questo, che, come scienza del lògos, è di origine stoica) ha valore centrale la distinzione tra l. interiore e l. esteriore (il primo, oggetto della dialettica, il secondo della retorica); in fisica, il lògos è il principio razionale e fisico («fuoco») che governa la realtà. Nella letteratura sapienziale greco-ebraica la sapienza divina è il lògos, che nel filosofo Filone (c. 30 a. C – c. 45 d. C.) assume una precisa personalità come prima potenza espressa da Dio, con funzione mediatrice fra il creatore e il molteplice. Nella letteratura cristiana antica il lògos è, secondo il Vangelo di Giovanni, il verbo di Dio (lat. verbum Dei) che si è fatto carne, il Cristo (v. verbo). Nel pensiero moderno la più coerente teorizzazione del lògos come ragione è in Hegel (v. panlogismo).

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Logos (in greco antico λόγος?, lógos, corrispondente al latino verbum e all’ebraico דבר davar) deriva dal greco légο (λέγω), che significa scegliere, raccontare, enumerare, parlare, pensare, e quindi è traducibile come «parola», «discorso», o «ragione».

I termini latini corrispondenti (ratio, oratio) si rifanno con il loro significato di calcolo, discorso, al senso originario della parola che successivamente ha assunto nella lingua greca molteplici significati: «stima, studio, apprezzamento, relazione, legame, proporzione, misura, ragion d’essere, causa, spiegazione, frase, enunciato, definizione, argomento, ragionamento, ragione, disegno».

Le lettere greche che compongono la parola logos

Particolare rilievo ha assunto il termine nello stoicismo, passando infine a indicare nella letteratura giudaica e nella

teologia cristiana il significato di sapienza divina, e in quest’ultima quello di Verbo (o Parola di Dio), incarnatosi nel Cristo.

 

Filosofia greca antica

 

Eraclito

Da un frammento di Leucippo sembra possa attribuirsi ad Eraclito un significato del Logos come “legge universale” che regola secondo ragione e necessità tutte le cose:

«Nessuna cosa avviene per caso ma tutto secondo logos e necessità.»  (Leucippo, fr.2)

Agli uomini è stata rivelata questa legge ma essi continuano ad ignorarla anche dopo averla ascoltata. Il Logos appartiene a tutti gli uomini ma in effetti ognuno di loro si comporta secondo una sua personale phronesis, una propria saggezza. I veri saggi invece sono quelli che riconoscono in loro il Logos e ad esso s’ispirano come fanno coloro che governano la città adeguando le leggi alla razionalità universale della legge divina.

Un ulteriore significato del logos inteso come “ascolto” è nella affermazione di Eraclito di Efeso che sostiene che molti non capiscono la sua “oscura” dottrina poiché si sforzano di ascoltare lui invece che il logos.

Secondo altri interpreti del pensiero eracliteo una dottrina del logos sembra non essere nella sua filosofia. Sia Platone che Aristotele non si riferiscono mai a lui riguardo al logos: per il primo, Eraclito è colui che ha sostenuto l’incessante fluire dell’essere e di come ogni cosa sia nello stesso tempo uno e molti, mentre per Aristotele e per Teofrasto il pensiero eracliteo si fonda sul principio incorruttibile del fuoco causa di ogni cosa.

Platone

Platone riferendosi a un sapere definito come «credenza vera associata a un logos» identifica in quest’ultimo tre diversi significati:

  • è l’espressione tramite suoni linguistici del pensiero;
  • è l’enumerazione delle caratteristiche di una cosa;
  • è l’individuazione della “differenza” (diaphorotes) di una cosa, vale a dire di quel particolare segno che la differenzia da tutte le altre cose e la definisce nella sua realtà specifica.

Da questi significati ne deriva che per Platone il logos filosofico va riportato nell’ambito del discorso definitorio (il logos apophantikòs o dichiarativo, che serve a stabilire la verità o falsità di una proposizione, di cui Aristotele si occuperà nella sua Logica).

Aristotele

Nella Retorica Aristotele identifica tre modalità artistiche di persuasione: accanto al pathos e all’ethos, anche il logos.

Lo Stoicismo

Una vera e propria “filosofia del logos” la si ritrova invece nello Stoicismo. Cleante, richiamandosi ad Eraclito, afferma la dottrina del logos spermatikòs, la “ragione seminale”, un principio vivente ed attivo (poioun) che si diffonde nella materia inerte animandola e portando alla vita i diversi enti. Il logos è presente in tutte le cose, dalle più grandi alle più piccole, dalle cose terrene sino alle stelle garantendo così l’unità razionale dell’intero cosmo:

«[il logos] attraversa tutte le cose mescolandosi al grande come ai piccoli astri luminosi».

Esiste dunque un comune sentire, ovvero una συμπάθεια (sympatheia) o “simpatia” universale, una legge naturale seguendo la quale lo stoicismo insegna a «vivere conformemente alla natura».

Dal punto di vista fisico il logos è identificato col fuoco, che contiene in sé le diverse “ragioni seminali” individuali. Alla fine dei tempi avverrà una conflagrazione che consumerà l’intero universo, in cui però si salveranno le “ragioni seminali”, per garantire la generazione del nuovo mondo che sarà nuovamente arso secondo un andamento ciclico.

Il doppio significato di logos inteso come “calcolo” (ratio) e “discorso” (oratio) è mantenuto dallo stoicismo che distingue tra il “discorso interiore” (logos endiathetos, oratio concepta) la riflessione razionale e il “discorso proferito”, il discorso parlato, (logos prophorikos, oratio prolata). La tradizione degli stoici dogmatici era solita contrapporre il discorso interiore, esclusivo dell’essere umano, al discorso proferito, proprio anche di altre specie animali non razionali, quali corvi, i pappagalli e le gazze che erano capaci di emettere suoni articolati.

Giustino fece dello spermatikos logos un elemento chiave dell’ermeneutica cristiana della filosofia greca.

Neoplatonismo

Plotino riprenderà la teoria stoica delle ragioni seminali che sono presenti nell’anima del mondo, ne spiegano i movimenti e fanno in modo che gli individui siano diversi tra loro.

Nel giudaismo alessandrino

Il giudaismo alessandrino, che ebbe in Filone Alessandrino il principale esponente, riprende il logos della tradizione stoica incorporandolo nella sua teologia e connettendolo al tema biblico della “parola di Dio”, acquisendo la fisionomia di un agente quasi personale, cosciente, della volontà creatrice e provvidente di Dio; la Parola a cui si unisce o sostituisce, con valore di sinonimo, la Sapienza.

Per Filone, che si rifà anche al Timeo di Platone, Dio è trascendente rispetto al mondo, e a far da mediatore tra il primo e il secondo è proprio il Logos, fonte degli archetipi sulla cui base il mondo viene modellato, costituendo da cornice e, in un certo senso, da sintesi a tutte le realtà intermedie: le Idee, la Sapienza, gli angeli, lo Spirito e le potenze; il Logos, infatti è lo strumento con il quale Dio ha fatto tutte le cose ed è la Luce divina offerta agli uomini. Nella dottrina di Filone si riconoscono temi e concetti che poi torneranno nel Cristianesimo.

Nel Cristianesimo

 

1 Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος,

καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν,

καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος.

2 οὗτος ἦν ἐν ἀρχῇ πρὸς τὸν θεόν.

3 πάντα δι’ αὐτοῦ ἐγένετο,

καὶ χωρὶς αὐτοῦ ἐγένετο οὐδὲ ἕν. ὃ γέγονεν

4 ἐν αὐτῷ ζωὴ ἦν, καὶ ἡ ζωὴ ἦν τὸ φῶς τῶν ἀνθρώπων·

5 καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει,

καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν.

« In principio era il Logos

e il Logos era presso Dio

e Dio era il Logos

Questi era in principio presso Dio.

Tutto è venuto ad essere

per mezzo di Lui,

e senza di Lui

nulla è venuto ad essere

di ciò che esiste.

In Lui era la vita

e la vita era la luce degli uomini

e questa luce splende ancora nelle tenebre

poiché le tenebre non riuscirono ad offuscarla. »  (Giovanni 1:1-5, su laparola.net.)

Il famoso “Prologo” giovanneo o “Inno al Logos” nei reperti risalenti all’anno 200 del Papiro 66 detto anche Papiro Bodmer II attualmente conservato a Ginevra

 

Nel Cristianesimo il Logos compare all’inizio del Vangelo di Giovanni, dov’è coincidente con Dio creatore e poi storicamente incarnato in Cristo e quindi negli uomini venendo ad «abitare in mezzo a noi». Gli spunti del Vangelo di Giovanni trovano in seguito una loro conclusione nella definizione dei due dogmi, quello della trinità e dell’incarnazione di Dio, formulati nel Concilio di Nicea.

Il termine “logos” in ambito cristiano è reso in italiano come “Verbo”, riprendendo con un calco il latino “verbum” o con “Parola”.

Il Logos fatto Persona

Alcuni studiosi della Bibbia ritengono che Giovanni abbia usato il termine “logos” in una doppia accezione: sia per rendere comprensibile agli ambienti ebraici, familiari, il concetto della divina sapienza, sia per rimanere connesso con gli ambienti della filosofia ellenistica, dove il “logos” era un concetto filosofico radicato da tempo.

Alcune traduzioni cinesi del Vangelo di Giovanni hanno definito il termine logos come “Tao” che è uno dei principali concetti della filosofia cinese, spesso tradotto come il Principio (letteralmente la Via o il Sentiero): è l’eterna, essenziale e fondamentale forza che scorre attraverso tutta la sostanza dell’Universo, vivente o meno.

Il filosofo e teologo calvinista statunitense Gordon Clark, nella sua traduzione della Bibbia, ha reso “logos” con “logica”: «In principio era la Logica, e la Logica era presso Dio, e la Logica era Dio». In tal modo Clark vuole affermare che le leggi della logica non sono un principio secolare imposto sulla visione cristiana del mondo, ma qualcosa già presente nella Bibbia.

Sant’Agostino insegnava che il Logos è prima di tutto relazione: «Come il Figlio dice relazione al Padre, così il Verbo dice relazione a colui di cui è il Verbo». Il concetto di Logos come relazione è stato ripreso da altri, fra cui il teologo contemporaneo Vito Mancuso (1962) o lo storico della filosofia Giangiorgio Pasqualotto.

 

Filosofia moderna

 

Nella filosofia moderna, Goethe rilesse il significato delle prime parole del prologo di Giovanni come il Principio della realtà in Atto, facendole tradurre al protagonista del Faust: non propriamente come «parola», né «pensiero», né «forza», bensì l’«Azione» nel suo farsi dinamico.[25]

Il termine fu quindi ripreso da Hegel che concepiva il Logos nel senso già indicato da Eraclito, ma estendendone la portata nella dimensione globale e totalizzante del panlogismo (espressione derivante dal greco pan, «tutto» + logos, quindi «ragione assoluta»).[3]

Parlare e udire

Secondo Martin Heidegger nella lingua greca antica i verbi parlare, dire, raccontare si riferivano non solo al sostantivo corrispondente logos ma anche al verbo leghein che significava anche conservare, raccogliere, accogliere ciò che viene detto e quindi ascoltare.

Nello sviluppo della cultura occidentale, a suo parere, il valore del pensare e del dire ha prevalso su quello dell’ascoltare mentre l’udire e il dire, come si riproponeva nel dialogo socratico, sono entrambi essenziali «L’udire autentico appartiene al logos. Perciò questo udire stesso è un leghein. In quanto tale, l’udire autentico dei mortali è in un certo senso lo stesso logos».

Lo stesso Heidegger ha individuato il significato di raccolta, nel termine derivato da logos: silloge riportandolo all’interpretazione del logos eracliteo.

Altri usi

Nella filosofia contemporanea spesso il termine “logos” è adoperato in senso generico opponendolo al termine mythos. In questa opposizione il mythos corrisponde al pensiero mitico, basato sulle immagini, sull’autorità della tradizione arcaica, su princìpi accettati e condivisi acriticamente, mentre il logos corrisponde al pensiero critico, razionale e oggettivo, in grado di sottoporre al suo vaglio credenze e pregiudizi.

 

Uso come suffisso

 

Il termine logos compare come etimo di -logia, suffisso di moltissime parole le quali indicano generalmente discipline e campi specifici di studio, come ad es. teologia, biologia, epistemologia, virologia, ecc. In questo senso il termine può essere tradotto con “discorso razionale su…” o “ciò che si può asserire di ragionevole su…” (per replicare i quattro esempi succitati, le discipline indicano ciò che è riconosciuto come discorso ragionevole rispettivamente su Dio, il vivente, la conoscenza e i virus). Etimologicamente quindi, le discipline stanno per il totale delle affermazioni riconosciute come razionali (e quindi argomentabili secondo ragione) sul singolo campo studiato (specificato nel prefisso).

 

Concetti similari

 

Al di fuori del pensiero europeo è possibile rintracciare, con le dovute cautele, termini e concetti che è possibile accostare con diversi gradi di similarità, al logos: il Tao ed il li nel pensiero cinese, il Ṛta in quello indiano, e il dharma in quello buddhista.

 

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