La Letizia

In questo momento, nel Cielo eliocentrico, vediamo la congiunzione di Mercurio con la Musa/asteroide Talia nel segno di Capricornus.

Il Capricorno è simbolo di rigore, disciplina e concretezza;  Mercurio è il pianeta della comunicazione e del pensiero, signore di Armonia e Bellezza; Talia, colei che è festiva, è la Musa della commedia, dell’ironia, della leggerezza e della Gioia.

Tra le linee rigorose del Capricorno, dunque, Mercurio danza con Talia, portando idee e parole leggere su sentieri rigorosi……non è gioia effimera, non è un sogno fluttuante, ma Letizia perfetta: quella che nasce quando la mente sa organizzare la luce, quando il sorriso diventa gesto concreto e il cuore sorride con saggezza.

Così, la creatività trova casa nel pragmatismo, la leggerezza si veste di struttura e la felicità, finalmente, non è un’idea, ma una realtà possibile quando si passa dall’amore di sé all’amore per gli altri perché il dono di sé agli altri espande la Luce della Gioia.

Maitreya invia coraggio. Maitreya accetterà il dono. Maitreya sente l’amore. Maitreya benedice la fatica compiuta in letizia. Maitreya dispensa lavoro sulla Terra come un miracolo. Camminate con gioia. È gioia per Me guidare i sorridenti. Imparate a scorgere l’Insegnamento di luce in ogni manifestazione. Avere grandi risorse è proprio dei Miei allievi. (Agni Yoga, Foglie del giardino di Morya, § 97)

La mente che organizza la gioia trasforma la leggerezza in felicità concreta.
Mercurio congiunto a Talia in Capricorno rappresenta la mente che, con disciplina e struttura, riesce a portare creatività e leggerezza nella realtà. La Letizia è il risultato finale: una felicità concreta, organizzata e consapevole.

……. Noi non abbiamo nulla da negare, poiché ciò che esiste è innegabile; ma bisogna applicarlo. Allora non vi può essere né pena né sconforto, ma solo grande letizia. (Collana Agni Yoga, Collana Agni Yoga § 250)

Parlando di Letizia la mente va a San Francesco e alla sua ‘Perfetta Letizia’, uno dei racconti più famosi della tradizione francescana, riportato nei Fioretti.

La perfetta Letizia è un concetto centrale nella spiritualità di San Francesco d’Assisi e rappresenta uno stato di gioia autentica e di serenità interiore che si trova nell’accettazione delle sofferenze e delle ingiustizie con pazienza, amore e gratitudine.

In un dialogo con frate Leone, Francesco spiega che la vera letizia non dipende dalle circostanze esterne, ma dalla nostra attitudine interiore e dalla nostra relazione col divino.

San Francesco camminava con frate Leone in una fredda giornata d’inverno. Spiegava che non è perfetta letizia il convertire molti infedeli, né fare miracoli, né avere grandi doni spirituali. Ma se, tornando stanchi e infreddoliti al convento, i frati non li avessero riconosciuti e li avessero cacciati via con insulti, e loro avessero sopportato con pazienza e gioia per amore di Cristo: ecco, in questo sta la perfetta letizia.

Viviamo in un mondo dove la felicità sembra legata a successi e riconoscimenti, mentre Francesco ci mostra che la vera gioia non dipende da ciò che gli altri fanno o pensano, ma dalla capacità di restare centrati nell’amore, anche nel dolore e nel rifiuto.

Nelle relazioni la perfetta letizia è restare sereni anche quando non veniamo capiti, nel lavoro e nella società significa non misurare il nostro valore sugli applausi ma sull’amore che ci mettiamo, nella vita interiore è la scelta di sorridere anche quando fuori c’è il gelo, perché dentro di noi arde una luce che non si spegne.

Quando ci si sente dimenticati o giudicati bisogna ricordarsi che la gioia non dipende dagli occhi degli altri, ma dall’amore di e per Cristo, Principio e Principe di Amore-Saggezza.

È necessario avere un cuore che sa sorridere, che non si indurisce nel rancore ma si apre come fiore nella neve; non bisogna cercare la felicità nei successi o negli elogi e ricompense, ma nella certezza che, anche quando tutto sembra contro, dobbiamo, come Francesco, trovare la perfetta letizia nell’umiltà, nella pazienza e in un amore che nessuna porta chiusa può spegnere.

Forse tutto ciò può sembrare un modo troppo arduo di valorizzare la sofferenza, quasi un compiacersi in essa, un pretendere troppo dalle povere creature umane e la tentazione potrebbe essere quella di rinunciare a una gioia sfavillante per la paura di attraversare un dolore spaventoso.

Alla fine Francesco dice a frate Leone:

E però odi la conclusione, frate Lione. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere sè medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l’Apostolo: “Che hai tu, che tu non abbi da Dio? E se tu l’hai avuto da lui, perché te ne glorii, come se tu l’avessi da te?”.

Quindi è fondamentale mettere il Cristo al centro della propria vita, e cercare di diventare come Lui! E predisporci a condividere con Lui non solo la sofferenza, ma una gioia immensa!

È una proposta dura, difficile da mettere in atto perché agli esseri umani piace intenerirsi di fronte alla mangiatoia di un bimbo, intorno al quale cantano gli angeli, ma si deve ricordare sempre che, sullo sfondo della scena, si profila una croce che pure è salvezza per tutti coloro che vi si affidano.

Forse si potrebbe incominciare ad andare incontro agli inevitabili disagi della vita quotidiana, accettandoli con pazienza, con coraggio, non risolvendoli in facili lamentele. Quando poi verranno i guai più grandi, saremo già allenati e quindi più forti.

Forse la perfetta Letizia non è qualcosa da conquistare ma da riconoscere. Forse è il silenzio che rimane quando tutto tace, la luce che filtra anche nei giorni grigi……è quel sorriso che nasce non perché tutto va bene, ma perché dentro di noi abbiamo scelto di amare comunque.

Alla fine la perfetta Letizia è un piccolo miracolo quotidiano…..è saper dire grazie anche quando nulla risplende….è scoprire che la pace non dipende dalle circostanze, ma da uno sguardo nuovo sul mondo e su se stessi e allora anche il giorno più ordinario può diventare un luogo santo.

Come direbbe Francesco, questo sentire interiore non si veste con abiti eleganti, ma cammina con sandali impolverati….a volte inciampa, ride, si rialza e continua a cantare perché la vera gioia è essere in cammino, leggeri e liberi, anche con qualche pietruzza nel sandalo ma tanto Cielo nel cuore!

Che ciascuno rammenti i successi dovuti al Nostro aiuto, quando una Mano parve guidarlo e sostenerlo. Alcuni la respinsero come una mosca noiosa, altri l’accolsero con gratitudine.
Chi è grato è forte, e gli crescono le ali! Non teme i Nostri incarichi. Sa quanto è greve il Nostro fardello, eppure saliamo in letizia al Giardino di Bellezza! (Collana Agni Yoga, Sovramundano 1, § 140)

 

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2 risposte a La Letizia

  1. Marilù dice:

    Il cuore canta in letizia, ci fa riconoscere i miracoli che ogni giorno ci vengono donati.
    Con gratitudine.
    Marilù

  2. Michelina dice:

    Grazie per averci ricordato come camminare sull’arduo SENTIERO LUMINOSO.

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