Glossario – Porta
Etimo secondo TPS
La parola deriva dal latino porta, che aveva l’identico significato, in senso concreto e figurato di “passaggio”, dell’italiano.
Trae origine dalla radice indoeuropea *PṚ-/*PAR-, che si compone dei seguenti elementi sonori: “muovere [ṛ/ar] con atto purificatorio [p]”, “attraversare”, “portare al di là”, “portare in salvo”.
Le lingue derivate dall’indoeuropeo ci restituiscono diverse sfaccettature di significato:
- il sanscrito pṛ, proteggere, salvare; apara, infinito (“aver nulla [a] al di là [para]”, “infinito”);
- il greco pérnemi, “dare al di là”, “vendere”, peirao, fare esperienza, peiro, trafiggere;
- il latino portare, “trasportare”, periculum, “ancora da attraversare”, “rischio”, “prova”, portus, “che mette in salvo”, “porto”, pereo, perire.
Il linguista Rendich mette in rilievo che questa radice indoeuropea, oltre ad esprimere l’idea di purificazione, trasmessa dal suono p, implica anche quella di protezione: il sanscrito l’ha mantenuta,
come si evince dal verbo pṛ, “proteggere”, che ha conservato l’intensità dell’etimo originario, mentre il greco e il latino hanno sviluppato, oltre all’idea dell’attraversamento, anche quella del trafiggere e del perire. (Dizionario Etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee. Indoeuropeo- Sanscrito-Greco-Latino, Palombi Editori, 2010, pp. 245-6)
In sintesi, l’etimo di “porta” esprime l’idea di passaggio, di sperimentazione/rischio, di salvezza.
Il simbolismo della porta è spesso presente nei vari Insegnamenti iniziatici e nelle Tradizioni religiose, quale luogo di passaggio tra esperienze, tra una realtà ed un’altra.
Si veda a questo proposito l’articolo pubblicato su queste pagine, “Io sono la Porta” – che mette in rilievo particolarmente l’Attestazione cristica identificata dal titolo, associata alle Energie di Sagittarius – di cui riportiamo qui un brano: “[…] il confine che separa visibile ed invisibile, tangibile ed intangibile, e anche materia e spirito, è un confine che esiste fin tanto che si è immersi nel dualismo, che si è preda delle polarità, fintanto che ci si accontenta del pensiero e della ricerca ristretti a quanto già si conosce; ricomposta l’unità e forti dell’aspirazione che innalza verso il non-conosciuto ogni porta è varcata senza avvedersene, con piede fermo e occhi rivolti al Maestro.”
Afferma il Cristo, nel Vangelo di Giovanni 10, 1-10: Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato.
Il simbolo della porta è associato al Segno di Capricornus e di Cancer: “Capricornus è opposto a Cancer, sul braccio ‘verticale’ della Croce cardinale. Questi due Segni sono le due grandi Porte dello Zodiaco: la porta di Cancer “la porta degli uomini”, si apre sull’incarnazione, la vita di massa, l’esperienza umana, mentre la porta di Capricornus, “la Porta degli Dei”, si apre sulla vita spirituale, il Regno di Dio, la vita e il proposito della Gerarchia planetaria. Cancer immette l’anima in quel centro mondiale che chiamiamo Umanità, Capricornus la fa partecipe cosciente del Centro del cuore planetario, la Gerarchia.”
È scritto nei testi dell’Agni Yoga, in Foglie del Giardino di Morya I, § 312
“[…] Il Maestro è sempre alla vostra porta, ma lasciatela aperta. […]”
La porta indica il simbolo del passaggio salvifico
Treccani
pòrta1 s. f. [lat. pŏrta, affine a pŏrtus –us «porto3»] (pl. –e; pop. ant. le pòrti). –
1.a. Vano aperto in un muro o altra struttura per crearvi un passaggio costituito da un elemento orizzontale (soglia) posto a livello del pavimento, dall’imbotte, costituito dallo spessore del muro, e dagli stipiti, elementi portanti verticali posti lateralmente, che possono essere sormontati da un’architrave, da un arco o da una piattabanda; anche l’infisso o l’insieme degli infissi, messi in opera nel vano per poterlo aprire e chiudere, composti in genere da un telaio fisso, ed eventuale controtelaio, ricoperti da una mostra e da parti mobili come le ante. In senso generico, intendendo insieme il vano e l’infisso, oppure, indifferentemente, l’uno o l’altro: la p. di un palazzo, della caserma, del convento, della prigione (ma è più com., per indicare la porta principale d’ingresso in edifici di grandi dimensioni, portone); la p. dell’appartamento, del negozio; la p. della stalla, della cantina; la p. di strada, quella d’una casa, che dà sulla via; p. di casa, sia quella che dà sulla strada, sia quella d’ingresso nell’appartamento; p. principale; p. secondaria; p. di servizio, quella riservata ai fornitori o al personale di servizio in alberghi, ristoranti, o anche in appartamenti signorili o di grande superficie; la p. maggiore, le p. laterali, le p. di fianco, d’una chiesa; la p. di fondo, di destra, di sinistra, la p. comune (o assol. la comune), in una scena teatrale; la soglia, gli stipiti, l’architrave, le imposte, i battenti della p.; p. carraia (v. carraio1); p. maestra (o, ant., p. mastra), l’ingresso principale di una città, di un castello; p. falsa (o falsa p.), porta segreta; p. stagna, apertura munita di chiusura a tenuta di acqua o d’aria, adottata nelle navi, nei velivoli, ecc.; p. santa, porta murata che si trova nelle basiliche patriarcali romane (S. Pietro in Vaticano, S. Giovanni in Laterano, S. Paolo fuori le mura, S. Maria Maggiore) di lato alla porta principale d’ingresso (viene aperta per i giubilei universali, e la cerimonia ha luogo alla vigilia del Natale che precede immediatamente l’Anno Santo; alla fine dell’anno, sempre alla vigilia di Natale, viene nuovamente murata); portafinestra (v. la voce); aprire, chiudere la p.; chiudere la p. a chiave, col catenaccio.
1.b. Con senso più ristretto, il solo vano: entrare, uscire per la p.; allargare una p.; aprire una nuova p.; chiudere, murare una p.; oppure il solo infisso (in questo senso si adopera spesso il plur., le p., quando le imposte sono due): p. a uno, a due battenti; p. scorrevole o a scorrimento, p. a coulisse; p. girevole; p. basculanti (generalm. usate per autorimesse); p. a libro; p. a soffietto; p. a vetri; p. di legno, d’acero, di castagno, di rovere; p. di bronzo; p. lignee, i portali di alcune chiese (per es., S. Ambrogio a Milano, S. Sabina a Roma), di legno scolpito e artisticamente lavorato; p. solida, di grande spessore; p. a saracinesca; p. a chiusura pneumatica; p. di sicurezza, serramento di tipo particolare destinato a preservare alcuni locali da determinati pericoli (p. antincendio), oppure serramento particolarmente robusto destinato alle camere di sicurezza e alle casseforti (p. antifurto); p. corazzata, o blindata (v. corazzato). Locuzioni: accostare, socchiudere, schiudere, spalancare la p.; sprangare la p.; si sentì cigolare la p.; sbattere la p.; sfondare, abbattere, buttar giù una p.; ascoltare, origliare dietro alla p.; battere, bussare, picchiare alla p. (anche fig., chiedere supplicando: ha bussato a tutte le p., ma non ha ottenuto nulla).
1.c. Apertura nelle mura di cinta di un centro abitato, di una città, per consentire l’entrata e l’uscita di persone, animali, veicoli (è detta propriam., in archeologia, p. urbica): le p. scee, a Troia; Tebe dalle cento p.; la p. dei leoni, a Micene; in denominazioni ancora in uso nella toponomastica: P. Romana a Firenze, P. Venezia a Milano, che immettono cioè sulla strada per Roma, Venezia; P. Soprana a Genova; P. Latina, P. Pia, P. San Giovanni, P. San Sebastiano, a Roma; fece la strada che gli era stata insegnata, e si trovò a p. orientale (Manzoni). Il nome è rimasto talora nella toponomastica cittadina anche dopo la scomparsa delle porte antiche: P. Rossa a Firenze, P. Ravegnana a Bologna. Nei comuni italiani medievali, nome con cui vennero indicate le varie contrade adiacenti agli ingressi delle città, e porte furono dette spesso le contrade in cui le città erano divise, benché non sempre avessero effettivamente nelle vicinanze un ingresso alla città: furono adunque in Siena due giovani popolari … e abitavano in Porta Salaia (Boccaccio). Per estens., l’insieme degli uomini che abitavano nell’ambito di ciascuna di tali contrade, e la compagnia armata che essi formavano. Gabella delle p. era detta a Firenze anticam. la tassa pagata per introdurre merci in città. Locuzioni partic. e fig.: fare una passeggiata fuori p.; abitare fuori p., fuori delle mura delle città e, per estens., in periferia; la locuz. fuori porta, usata sia con valore avv. sia con valore di agg., è talora scritta anche con grafia unita: se a certe note osterie di fuoriporta noi ci s’arrivava soletti, ordinavamo come sempre il mezzo con l’impegno di bere anche per l’assente (A. Baldini); aprire le p. al nemico, arrendersi; avere il nemico alle p., vicino; fig., di fatti, eventi, situazioni, essere alle p., imminenti: l’inverno è ormai alle p.; nella primavera del 1941 la guerra era alle porte.
1.d In locuz. varie: abitare porta a porta, in case una dirimpetto all’altra o in appartamenti che si affacciano sullo stesso pianerottolo; andare di porta in porta, andare di casa in casa (e, fig., andare a chiedere qualcosa da una persona all’altra); vendita porta a porta, tipo di vendita in cui i prodotti vengono offerti dai rappresentanti direttamente al domicilio degli eventuali acquirenti; aprire la p. a qualcuno (oltre al sign. proprio), riceverlo in casa, accoglierlo cordialmente, ammetterlo nel proprio ambiente e sim.: l’Accademia dei Lincei gli ha aperto la p.; ogni p. si apre per lui, è accolto bene in ogni ambiente; il denaro apre tutte le p., dà libero accesso in qualsiasi luogo, fa ottenere tutto ciò che si vuole, anche cose illecite; p. aperta per chi porta, frase attribuita come motto a persone avare, ma ripetuta spesso (con un seguito che ha parecchie varianti) come scioglilingua e gioco di parole; nel linguaggio della politica internazionale, principio, politica della p. aperta, espressioni (ricalcate sull’ingl. open door) adoperate, spec. in passato, per indicare l’uguaglianza di trattamento e di piena libertà di scambî commerciali consentita a tutti gli altri stati da una potenza, che può adottare tale politica per il suo stesso territorio o per un territorio coloniale da essa controllato. In diplomazia la politica della p. aperta indica l’attuazione da parte di uno stato di una piena libertà di scambî, spec. commerciali, senza esclusione di uno o d’altro paese (si tratta dell’applicazione concreta della dottrina o principio della porta aperta, quale si ebbe in Cina dagli ultimi anni del sec. 19°, durato fino allo scoppio della seconda guerra mondiale e all’affermazione della Repubblica Popolare Cinese). Al contrario, chiudere la p. a qualcuno, e più efficacemente in faccia a qualcuno (oltre al sign. proprio), escluderlo, non volerlo accogliere, respingerlo con durezza o con insolenza: ora che gli affari gli vanno male, gli amici d’un tempo gli chiudono la p. in faccia; trovare le p. chiuse, tutte le p. chiuse, vedersi opporre solo rifiuti; non chiudere la p. alla fortuna!, come consiglio di non perdere un’occasione favorevole; La nostra carità non serra porte A giusta voglia (Dante), il nostro amore non nega accoglimento a un giusto desiderio; non si serra una p. che non se n’apra un’altra, frase proverbiale d’incoraggiamento (espressa anche in altre forme: si chiude una finestra e s’apre una p., e sim.), quando un aiuto, un’occasione viene meno, non tarda molto a presentarsi un’altra possibilità; nel linguaggio giudiziario, processo, dibattimento a p. chiuse, al quale il pubblico non viene ammesso (e così, negli stadî, partita a p. chiuse; giocare a p. chiuse); mettere alla p. qualcuno, scacciarlo (o anche licenziarlo); mostrare, indicare la p., invitare bruscamente e in malo modo una persona ad andarsene. Locuzioni fig.: uscire dalla p. e rientrare dalla finestra, di persone o cose che riescono a ritornare per vie secondarie o inaspettate nelle posizioni o nei luoghi da cui erano state escluse, o ad aver successo dove prima avevano fallito; prendere, infilare la p., andarsene, uscire (spec. se con rabbia, con sdegno); sfondare una p. aperta, dire o voler dimostrare cose ovvie e universalmente risapute o accettate da tutti, oppure, fare sforzi grandi e sproporzionati alla situazione per superare difficoltà minime. Nel linguaggio teatrale, fare porta, aprire gli ingressi di un teatro e far entrare il pubblico.
2.a. La parola indica inoltre aperture, serramenti analoghi e con le stesse funzioni, posti in strutture non edilizie o murarie, quindi col sign. di portello, portiera: le p. del treno, dell’automobile; un’automobile a due, a quattro porte; la p. dell’ascensore; si scende dalle p. centrali; anche, sportello: le p. dell’armadio; la p. della cassaforte; la p. del forno, del frigorifero, della caldaia. Nelle costruzioni idrauliche, il nome è assegnato a diversi elementi che hanno la comune funzione di costituire uno sbarramento mobile di ritenuta delle acque: la p. dei bacini di carenaggio, delle conche di navigazione.
2.b. Con sign. più ampio, apertura d’accesso: p. decumana, una delle due porte principali dell’accampamento romano, opposta alla p. pretoria; p. del canapo, il passaggio che nelle tonnare immette nella camera della morte. In partic., le p. dell’inferno, le p. del paradiso, l’accesso ai due regni, descritto, in rappresentazioni figurative o poetiche, come vere e proprie porte: Queste parole di colore oscuro Vid’io scritte al sommo d’una porta (Dante), quella da cui si entra nel vestibolo infernale. c. In usi fig., ingresso, passaggio: tutta morta Fia nostra conoscenza da quel punto Che del futuro fia chiusa la p. (Dante), dopo il giudizio finale, quando non vi sarà più un tempo avvenire.
3.a. In varî giochi (calcio, hockey, pallanuoto, rugby, polo), intelaiatura, generalm. di legno, collocata alle due estremità del campo, entro la quale, o al di sopra della quale, i giocatori cercano di inviare la palla (o il disco, nel caso dello hockey su ghiaccio): tirare in p.; difendere la porta. Ormai disus., nel gioco del calcio, come sinon. di goal (oggi sostituito da rete).
3.b. Nello sci, ciascuno dei passaggi obbligati fissati con due paletti, in successione, nelle gare sciistiche di slalom.
4.a. letter. Valico, passo: le p. d’Italia, i valichi alpini.
4.b. In geografia, varco montano in zona dirupata, che permette il passaggio. In partic., P. d’Aquitania, nella Francia sud-occid., tra le Cevenne e i Pirenei; P. Burgunda, tra i Vosgi e il Giura; le P. di ferro, tra le Alpi Transilvaniche e i Balcani.
4.c. P. (o bocca) del ghiacciaio, cavità di varia dimensione e forma che si apre sopra il fronte del ghiacciaio e da cui esce il torrente glaciale.
4.d. letter. o ant. Foce di fiume, soprattutto con riferimento al Nilo; imboccatura di un porto; stretto passaggio da cui si entra in un tratto di mare.
5. Nell’impero ottomano, nome (arabo bāb, turco qapi) con cui si indicavano le residenze e gli uffici dei sovrani e dei ministri, per l’uso di esercitare all’ingresso della tenda o del palazzo le loro mansioni di giudici e regolatori degli affari pubblici. Per estens., la corte e il governo dell’impero ottomano, e l’impero stesso (anche nelle espressioni sublime, eccelsa, santa Porta, o Porta ottomana).
6. In anatomia, p. erniarie, gli orifizî attraverso i quali si producono le ernie, e che in genere corrispondono a zone di minore resistenza delle pareti dell’addome; vena p. (o semplicem. porta), collettore venoso che non sbocca nel cuore né in una vena più grande bensì si ramifica con capillari in una determinata zona, come per es. la p. epatica, che convoglia al fegato la maggior parte del sangue refluente dalla porzione dell’apparato digerente posta sotto il diaframma e dalla milza; vene porte accessorie, denominazione comprendente le vene che sboccano nel fegato direttamente, ossia senza confluire nella vena porta.
7. In elettrotecnica, per una rete elettrica, ciascuna coppia di terminali costituente una via d’ingresso o d’uscita della corrente.
8. In elettronica, nome generico (per traduz. dell’ingl. gate) di quei dispositivi nei quali la presenza di un segnale di uscita dipende dalla combinazione dei varî segnali in ingresso: porte di trasmissione, quelle in cui un segnale d’ingresso viene riportato invariato in uscita solo in coincidenza con un segnale di abilitazione; porte logiche, quei circuiti che realizzano le operazioni logiche elementari (AND, OR, ecc.), in quanto presentano o meno un segnale normalizzato in uscita, in base ai segnali presenti nei varî ingressi.
9. In informatica, presa multipolare, posta generalmente nella parte posteriore di un calcolatore elettronico personale, alla quale si collegano unità periferiche esterne; si ha una p. parallela oppure una p. seriale a seconda che la porta attui il trasferimento simultaneo di più bit (come capita in genere verso una stampante) oppure trasferisca un bit alla volta (come capita con un modem); p. USB, porta seriale che permette il trasferimento di dati ad alta velocità, usata comunem. per il collegamento di periferiche digitali ad un computer.
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Porta (nella cultura di massa)

«Qual è quel cane ch’abbaiando agogna,
e si racqueta poi che ‘l pasto morde,
ché solo a divorarlo intende e pugna,
cotai si fecer quelle facce lorde
de lo demonio Cerbero, che ‘ntrona
l’anime sì, ch’esser vorrebber sorde.»
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto VI)
La porta, nell’immaginario collettivo, è associata a significati e simboli molto vari e complessi, secondo l’epoca e il luogo di riferimento, perlopiù legate all’idea di passaggio (anche nel senso iniziatico di “rito di passaggio”), chiusura e apertura. In particolare, può rappresentare in modo ambivalente tanto la vita quanto la morte, oppure un collegamento tra due mondi, piani, stati d’animo, epoche, o ancora uno spazio segreto. Talvolta la sua presenza è così importante da giustificare presso varie culture un guardiano, umano o mostruoso, che ne sorvegli l’ingresso o l’uscita.
Tra gli esempi più rappresentativi si ricordano le porte del tempio di Giano, quelle del Paradiso, la Sublime porta, la porta dell’Inferno dantesco e la Porta santa.
Mitologia greco-romana
Cerbero, mostruoso cane tricefalo, è a guardia dell’Ade.
Secondo la mitologia greca i sogni usciti dalla dimora di Ypnos, dio del sonno, passano per due porte: una di corno, per i sogni veridici, ed una di avorio per quelli menzogneri
Cristianesimo
Nel simbolismo cristiano la porta si richiama alle parole di Gesù su sé stesso nel Vangelo di Giovanni (10, 9): “Io sono la porta: chi entrerà attraverso me sarà salvo…”. Spesso i portali delle chiese illustrano mediante sculture i doveri da adempiere, infatti raffigurano sia le virtù cristiane sia i vizi contro cui esse devono combattere, mentre davanti ai portali di chiese medievali stanno a guardia i leoni stilofori. Custodi delle porte celesti sono l’arcangelo Michele o l’apostolo Pietro che ne possiede le chiavi. La porta della chiesa diventa simbolo dello spazio religioso stesso. La porta della chiesa richiama Cristo, la Porta delle pecore, la Porta della salvezza. Cristo disse: Io sono la porta del gregge (Vangelo di Giovanni, 10, 7) per cui la porta è segno di Cristo e di tutti coloro che hanno percorso la via della santità che conduce alla casa di Dio. Cristo stesso si proclamò vera porta dell’ovile (Giovanni, 10, 9). Passando attraverso la porta-Cristo il fedele è parte del pellegrinaggio dei cristiani verso il solo gregge sotto un solo pastore (Giovanni, 10, 16) cosicché l’individuo si trasforma in membro della comunità. La porta è segno di benedizione e di monito per chi l’attraversa poiché dichiara che occorre l’abito nuziale per poter partecipare alle nozze del re (Matteo 22, 1-14) e chi varca la sua soglia sa che deve impegnarsi a rispettare la sacralità del luogo e ad essere pronto a vivere un’esperienza religiosa. In Lc 13,22-30 Gesù esorta a sforzarsi di entrare per la porta stretta (il greco agonizomai significa propriamente “lottare”).
La salvezza è presentata attraverso l’immagine del banchetto, frequente nei profeti (Is 25,6-8). Gesù è dunque paragonato alla porta stretta che introduce alla sala del banchetto.
Salmo 99 (2.4) esprime un invito a varcare la porta del tempio: “Acclamate al Signore [….], presentatevi a Lui con esultanza [….e sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode”. E ogni cristiano prega:” Apritemi le porte della giustizia. Voglio entrarvi e rendere grazie al Signore. È questa la porta del Signore, per essa entrano i giusti” (Salmo 117, 19-20).
La Vergine Maria è chiamata Ianua Coeli (Porta del Cielo) nelle litanie lauretane.
Letteratura fantastica e fantascientifica
Nella letteratura fantastico-avventurosa una porta o portale “magico” è un artificio narrativo usato in moltissime opere per consentire lo spostamento immediato dei personaggi fra due siti fra loro distanti nello spazio, nel tempo o in altre realtà. Il “portale verso un altro mondo” è una delle più comuni icone della fantascienza e un tema del fantasy.
Tra gli autori fantastici che più hanno esplorato il significato simbolico delle porte merita una menzione Neil Gaiman. In particolare, la protagonista di una delle sue opere più note, Nessun dove, risponde al nome di Lady Porta (Lady Door).
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