Glossario – Polarità
Etimo secondo TPS
È un sostantivo che deriva dall’aggettivo “polare”, dal latino medioevale polaris, che trae origine a sua volta dal latino classico polus, traslato dal greco pólos, che indicava il polo terrestre, ma anche la stella polare, e la volta celeste. Ad es. Virgilio scrive nell’Eneide (Libro IV, v. 7):
Aurora polo dimoverat umbram: “l’Aurora aveva fugato le tenebre dal cielo”.
La ricerca etimologica dell’origine indoeuropea conduce ad una radice inaspettata: *CAR-, che esprime l’idea di volgere, girare. Il linguista F. Rendich individua in tale radice le componenti [ṛ/ar] “muoversi” e [c] “tutt’intorno”.
A prima vista stupisce nell’etimo originario questo suono iniziale p, ma bisogna tenere conto che il latino ha mutuato questa parola dal greco, lingua nella quale spesso la k indoeuropea tende a passare alla labiale p, come in questo caso, o alla dentale t: si vedano il sanscrito car e il greco poléo, aggirarsi, circolare; il verbo greco teréo, sorvegliare “andare in giro ad osservare”, “avere cura di”. Il termine greco polos significava letteralmente “il perno intorno al quale si gira”.
Da questa stessa radice derivano ad es. anche le parole latine colonus, colono, cultus, culto, cultura, coltivazione, educazione.
Il suono ar/or/ur indica il movimento verso, il moto per unire: è radice primaria, così importante da dare nome al popolo indoeuropeo o “ariano”: “che si muove verso l’unione”. (Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee. Indoeuropeo-Sanscrito-Greco-Latino, Palombi Editori, 2010, pp. 83, 333).
Generalmente, la polarità è definita quale la proprietà di un corpo, di una sostanza o di un apparecchio che presenta cariche elettriche o magnetiche di segno contrario in punti opposti tra loro, detti poli, fra i quali vige un rapporto dinamico. Il termine assume sfumature diverse a seconda dell’ambito in cui viene utilizzato, dalla fisica, con le sue varie branche, alla filosofia.
Secondo Alice A. Bailey, Gemini è il simbolo principale del dualismo e della polarità nello Zodiaco: ‘[…] Sono le stelle di Gemini, e l’inerente virtù del secondo raggio, che controllano tutte le coppie di contrari della Grande Ruota. […] Gemini talora è chiamata “la costellazione che risolve la dualità in una sintesi fluida”. Poiché governa tutti gli opposti dello zodiaco, ne preserva il reciproco scambio magnetico, conservando la fluidità dei loro rapporti per facilitarne la trasmutazione in unità – poiché i due devono finire per essere l’Uno.’ (Trattato dei Sette Raggi, Astrologia Esoterica, Editrice Nuova Era, pp. 346-7)
La polarità di Gemini è indicata anche dalle sue stelle, Castore e Polluce, e dal mito dei due fratelli gemelli, l’uno di natura mortale e l’altro di natura immortale, entrambi assunti in cielo per la testimonianza di amore reciproco.
Lo stesso assunto è formulato in Il Sistema solare nello Spazio, laddove tra le note dedicate a Gemini si afferma:
[…] Ogni coppia di opposizioni deve risolversi in unità. Pertanto in questo segno, dove tutto si suddivide in coppie, ciascuna di queste, che è un intervallo di ottava e racchiude un microcosmo, ritrova la realtà dell’Uno. […] (Primo Vertice, Il Sistema solare nello Spazio, Editrice Nuova Era, 2016, p. 69).
Si cita un passo dell’Agni Yoga, da Infinito I, § 285:
“Il principio di attrazione insito nei semi psichici è chiamato tensione magnetica cosmica […] Quel seme che trasmette la corrente ne eccita una uguale, e il Magnete reagisce vibrando all’energia emessa: così i semi determinano l’evoluzione futura. […]
La risonanza suscita l’attrazione, ed è la base dell’unificazione. I due poli generano una corrente di creatività cosmica che viene posta in forte tensione ed è magnetizzata per consonanza con l’attrazione universale. La polarità è quella proprietà che determina l’armonia. […]”
Il principio della polarità è assimilabile a quello delle due Origini, così fondamentale negli Insegnamenti tradizionali. Si veda ad es. questo passo dell’Agni Yoga, Infinito I, § 220:
“[…] La cognizione dell’energia del fuoco imprime direzione al principio spaziale, ma i diversi livelli di tensione delle coscienze spesso ne impediscono l’unificazione. Il trionfo dell’Universo sta nell’armonizzare le due Origini.”
La Polarità indica la tensione magnetica tra gli opposti
Nel Lambdoma Luce la definizione è: La Polarità è la Diade elettrica
Treccani
Polarità
In generale, l’essere opposto, antitetico, in quanto proprietà di un ente derivante sia da relazioni (di simmetria, di antitesi) con altri enti, sia da una scelta in qualche modo determinatasi fra vari orientamenti o condizioni possibili per l’ente medesimo. Il fenomeno della p., già teorizzato dal pensiero scientifico seicentesco in partic. da W. Gilbert (De magnete, magneticisque corporibus et de magno magnete tellure, 1600), assurge a un ruolo centrale nelle filosofie romantiche della natura, soprattutto per opera di Schelling e di Goethe. Spinto dall’esigenza di ritrovare nella natura quell’attività che Fichte aveva mostrato nell’Io, ma sollecitato anche dai nuovi sviluppi della scienza del suo tempo (le ricerche di G. Galvani, A. Volta e altri sull’elettricità, quelle di A.-L. Lavoisier e Priestley sui processi di ossidazione, ecc.), già nei suoi primi scritti (Erster Entwurf eines Systems der Naturphilosophie, 1797; Von der Weltseele, 1798) Schelling individua nel «principio della p.» la legge universale del cosmo, in base alla quale si sviluppa ogni grado dell’essere, dall’inorganico all’organico, in base alla scissione (Spaltung) di un’identità originaria, intesa come forza originaria di ogni realtà, fisica e spirituale. Nello stesso periodo, riallacciandosi criticamente alla concezione kantiana dell’attrazione e della repulsione, Goethe adotta l’idea di Urpolarität aller Wesen (p. originaria di ogni forma vivente) che porrà alla base della sua teoria dei colori (incentrata sulla p. di luce e oscurità) e dei suoi studi di anatomia comparata, restringendone tuttavia l’impiego alla natura organica. Particolare importanza assumerà in seguito la p. nella filosofia di Hegel, che in essa scorge una peculiare determinazione dell’opposizione, in cui i termini non si definiscono per semplice negazione logica (come A e non A), ma risultano entrambi positivi (come avviene nel concetto kantiano di Realrepugnanz) e al contempo correlativi, in quanto rimandano necessariamente l’uno all’altro. Questa nozione viene svolta sistematicamente sia nella prima parte della dottrina dell’essenza sia nella filosofia della natura, segnatamente nella legge del magnetismo, che Hegel riformula in questi termini: «poli omonimi si respingono e poli non omonimi si attraggono; gli omonimi sono nemici, mentre i non-omonimi sono amici» (Enciclopedia delle scienze filosofiche, § 314).
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Polarità (filosofia)
La polarità in filosofia è l’espressione del rapporto di reciproca dipendenza di due elementi contrapposti.
A differenza del semplice dualismo, la polarità implica una condizione di complementarità tra gli opposti, tale per cui ciascuno dei due poli, pur essendo limitato e avversato dal polo contrario, trova in quest’ultimo anche la sua ragion d’essere e il suo fondamento costitutivo, perché l’uno non potrebbe esistere senza l’altro e viceversa.
In Oriente
Il tao
Nella filosofia cinese la polarità assume un’importanza centrale. Nel Taoismo, in particolare, l’unità dei poli opposti (yin e yang) è notevolmente sottolineata. Secondo Lao Tse ogni aspetto del mondo è costituito da una coppia di opposti, di cui uno attivo e predominante, l’altro passivo e sottomesso: ad esempio luce-buio, caldo-freddo, bianco-nero, maschio-femmina, amore-odio, ricchi-poveri, salute-malattia. I poli costituiscono i due estremi opposti di una medesima realtà, essendo connessi inestricabilmente tra loro in una Unità: sono cioè interdipendenti. Non si può comprendere il giorno senza la notte, né il freddo senza il caldo, o la povertà senza la ricchezza.[1] Solo prendendo coscienza dell’Uno che lega e unisce tra loro le diverse realtà in una sintesi superiore, governandole attraverso la legge della polarità e della dialettica, è possibile intuire l’idea della relatività e della diversità, aprendosi alle infinite possibilità che essa mette in atto.
In Occidente
In Occidente il tema della polarità è strettamente connesso a quello della dialettica, ed è stato elaborato a partire da Platone e soprattutto dai neoplatonici. Secondo Plotino, la cui dottrina ricalca diversi concetti di origine orientale, il mondo è teso tra due poli: a un’estremità si trova Dio o l’Uno, che è la luce divina; all’altra c’è il buio assoluto, dove questa luce non giunge. Il buio però non esiste veramente, perché consiste soltanto in una mancanza di luce. I due estremi, dunque, sono in realtà uno solo. La polarità del mondo scaturisce dal fatto che l’Uno si struttura dialetticamente nelle ipostasi via via inferiori (Intelletto e Anima), dando così vita all’universo, ma rimanendo pur sempre trascendente rispetto ad esso.
La dottrina neoplatonica della polarità sarà fatta propria, in maniera più o meno accentuata, dai teologi cristiani come Agostino d’Ippona, Scoto Eriugena, Nicola Cusano, che vedevano in Dio la sorgente d’Amore in cui gli opposti hanno la loro comune radice, e in seguito dagli alchimisti e pensatori rinascimentali, in particolare dai mistici tedeschi come Jakob Böhme.
Nella corrente filosofica dell’idealismo tedesco, il tema della polarità è ripreso da Schelling e da Hegel. Secondo Schelling la polarità permea di sé ogni aspetto della realtà, mentre soltanto Dio ne è al di sopra. Lo Spirito e la Natura sono i due poli opposti ma complementari in seno all’Assoluto, che tendono per un verso a separarsi, ma dall’altro a ricongiungersi: sono l’uno la potenza dell’altro. L’esistenza della polarità ( + / – ), il cui principio in natura è attestato anzitutto dal magnetismo, si ripercuote così ad ogni livello, in termini di relatività: mentre c’è una forza attrattiva o positiva che tende all’Uno e configura la realtà in senso univoco, c’è anche una forza repulsiva o negativa che la configura invece come molteplice e polarizzata, tale per cui ogni polo diventerà a sua volta espressione di un ‘ + ‘ e un ‘ – ‘, in una scala via via discendente. L’Uno si ritrova nei molti, e i molti sono infinite sfaccettature dell’Uno.
Con Hegel si ha una rottura rispetto alla tradizione filosofica precedente: la polarità viene ora intesa in un senso del tutto nuovo, come principio di lotta anziché di conciliazione. L’Assoluto non è più l’unione indistinta e originaria dei due poli contrapposti, ma è il risultato di una contesa, che si sviluppa con la negazione della tesi iniziale, e termina con la successiva «negazione della negazione». L’Uno, cioè, non sta all’origine, ma diventa l’esito immanente di un’interazione dialettica. L’idea della lotta come criterio guida della polarità, in cui si attua l’Assoluto, sarà ripresa da Marx ma applicata alla Storia, il cui esito finale consiste nello scontro tra istanze sociali contrapposte: le dottrine teologiche fino allora succedutesi, basate sull’amore e sulla concordia tra gli opposti, secondo Marx quindi non farebbero che camuffare una tale contrapposizione, riconducendola a falsi princìpi di unione originaria.
Non mancarono critiche nei confronti di una tale impostazione di pensiero, in particolare la dottrina hegeliana fu accusata di non aver attuato nessun superamento della polarità, ma di essere approdata in sostanza ad un finto assoluto: non un “intero”, ma soltanto la prevaricazione di uno dei due poli sull’altro.
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