Glossario – Attesa
Etimo secondo TPS
È un sostantivo che deriva dal verbo attendere, dal latino attendo, che significava: tendere verso, prestare attenzione, dedicarsi a, tendere: arcum attendere, tendere l’arco¸ aurem attendere, tendere l’orecchio; in un contesto religioso, venerare.
Attendere è un verbo composto:
– dal prefisso ad, che indica moto a luogo, direzione concreta o metaforica, e che, nei composti può aver valore intensivo: tendere al massimo; mentre in-tendo significa “tendere verso”;
– dal verbo tendere, tendere, incoccare la freccia.
La radice di tendere è l’indoeuropea *TAN-, che secondo il linguista Franco Rendich è così composta: “muovere da un punto ad un altro [t] con moto di estensione e di espansione tipico del respirare [an]: tendere, risuonare: sanscrito tan, greco teino: tendere.
Si rileva che il termine sanscrito tantis significa corda, e che tantra significa “telaio”, nel senso che
tende i fili, e anche “dottrina”, perché favorisce (tra) l’espandersi [tan] della conoscenza.
Si evidenzia che nella prima lingua indoeuropea la radice verbale an era primaria, poiché significava:
“che avvia [a] il soffio vitale delle Acque [n]”, cioè “respirare”: La consonante n era il simbolo dell’acqua. Secondo gli Indoeuropei, l’uomo, nel respirare, [an], effondeva l’energia vitale portata sulla terra dalle Acque cosmiche considerate madri. In sanscrito ana significa “respiro”, in greco ànemos significa soffio, vento, in latino animus significa anima, e anima, respiro, distinguendo tra l’aspetto trascendente e quello corporeo. (Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee. Indoeuropeo-Sanscrito-Greco-Latino, Palombi Editori, 2010, pp. XXXIX, 119 – 120).
Quindi, esprimendo la sonorità dell’etimo, il verbo “attendere” letteralmente significa: “di respiro in respiro [an] muoversi da un punto ad un altro [t] al massimo della tensione [ad]”.
L’idea di “tensione” custodita nella radice della parola è di tale importanza che ci riporta dunque all’atto primario della Vita.
Notiamo che gli Insegnamenti tradizionali evidenziano il ruolo positivo della tensione, per cui il processo evolutivo stesso è assimilato ad un passaggio di tensione in tensione.
Nei testi dell’Agni Yoga sono centinaia i passi in cui si cita il potere creativo della tensione. Se ne cita qui uno fra i più sintetici:
Infinito I, 379 — Tutte le sensazioni dell’Agni Yogi hanno una causa. Ogni tensione genera energie e porta il Fuoco alla vita. Macro e microcosmo creano nello stesso modo.
Si rileva inoltre che gli Insegnamenti tradizionali di ogni cultura annunciano l’avvento, e quindi affermano l’attesa, di un Mediatore divino che possa soccorrere l’umanità.
A questo proposito, si cita qui di seguito l’esordio del testo di Alice. A. Bailey, Il ritorno del Cristo, Casa Editrice Nuova Era, 1982, Roma, pp. 5-6:
“Nel corso dei secoli, in diversi cicli mondiali e in molti paesi (oggi in tutti) si sono prodotti grandi periodi o punti di tensione, caratterizzati da un senso d’attesa piena di speranza. Si attende qualcuno e la Sua venuta è presentita. […] Per decenni il ritorno del Cristo, l’Avatar, è stato presentito dagli uomini di fede in entrambi gli emisferi, non solo dai credenti cristiani, ma anche da coloro che attendono il Maitreya, o il Bodhisattva, o l’Iman Mahdi. […] Gli uomini invocano un Salvatore. Simile ad un filo d’oro, attraverso tutte le fedi e le Scritture del mondo, scorre questa dottrina dei Mediatori, dei Messia, degli Avatar. Essi si ritrovano ovunque, collegando così tutte le Scritture sacre ad una sorgente centrale. Anche l’anima umana è considerata un intermediario fra l’uomo e Dio […]”
In sintesi, la parola “attesa”, lungi dal comunicare il concetto di un’aspettativa da consumare, come avviene spesso nel linguaggio ordinario – ad eccezione della locuzione “dolce attesa” connessa alla gravidanza e al suo carattere magnetico e costruttivo – trasmette l’idea di una potente tensione creativa.
Attesa significa la massima tensione tra due punti
Treccani
attésa s. f. [der. di attendere]. –
1. L’attendere, e il tempo che si attende: l’a. del treno; sala d’a., d’aspetto; fare una lunga attesa. Anche, lo stato d’animo di chi attende, cioè il desiderio, l’ansia con cui si attende un evento: grande era nel pubblico l’a. dello spettacolo annunciato; venir meno all’a.; deludere l’attesa. Molto com. la locuz. avv. in attesa, aspettando: in a. di conoscere l’esito; essere, restare in a.; spec. nelle lettere: in a. d’una tua risposta, ti saluto cordialmente; di più recente diffusione, la locuz. agg. di attesa, per indicare, anche nel linguaggio polit., situazioni non definite né definitive: essere in posizione di a.; prendere una decisione di a., e sim. In telefonia, a. in blocco, quella che si ha quando un centralino, nel corso di una comunicazione esterna, effettua un collegamento con un apparecchio interno, pur mantenendo in blocco la linea con l’esterno. In informatica, tempo di a. di una memoria, intervallo di tempo che trascorre dal momento in cui l’unità centrale del calcolatore ordina un trasferimento da o verso la memoria e il momento in cui esso comincia. Nel linguaggio sindacale, lavoro di semplice a. (in contrapp. a lavoro effettivo), tipo di prestazione che per la sua stessa natura (di autista privato, di fattorino, ecc.) impone degli intervalli d’inattività.
2. La cosa che si attende, significato corrente in statistica; precisamente, per una variabile casuale ai singoli valori della quale può essere assegnata una probabilità di occorrenza, è il valore con probabilità maggiore, detto anche a. matematica, speranza matematica, valore di a., valore di aspettazione. È detta condizionata l’attesa di una variabile casuale se essa è precisabile soltanto specificando il valore di un’altra variabile casuale.
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(Attesa, condizione esistenziale propria del messianismo)
Messianismo
Il lemma messianismo o messianesimo indica una visione del mondo incentrata sull’attesa di un Messia.
Drago a sette teste che simboleggia le sette persecuzioni della Chiesa cristiana prima della parusia, tra le illustrazioni messianiche di Gioacchino da Fiore.
Il concetto si sviluppò a partire dallo Zoroastrismo e si consacrò definitivamente con le religioni abramitiche, sebbene anche altre famiglie di religioni abbiano dei messianismi più o meno sviluppati.
Caratteristiche
In generale, il messianismo denota un’attesa di rinnovamento e trasformazione radicale della società da parte di un popolo, dovuta alla venuta di un salvatore in Israele, o al ritorno di Gesù per i cristiani.
In un ambito ancor più generale, il messianismo è il quadro delle varie esperienze religiose e socio-religiose (miti messianici, culti di attesa messianica, attivismo profetico, nozione dell’evoluzione del tempo sacro, ecc.), che riflettono un’ideologia del progressivo esaurirsi della storia verso un termine di rinnovamento totale (o verso vari termini di rinnovamento successivi) e verso l’avvento di un mondo nuovo.
Il Messianismo è quindi spesso, ma non sempre, connesso con l’escatologia e le concezioni relative alla consumazione del mondo. Il Messianismo si caratterizza, inoltre, per una tensione profetica. Esso, cioè, si instaura in una crisi di attesa rinnovatrice, più intensamente avvertita quando più sono acuti i motivi conflittuali, fra le condizioni reali e le condizioni ideali.
Religioni abramitiche
Ricorre nella predicazione apostolica di Paolo di Tarso e dei primi cristiani il tema della Parusia, cioè della seconda manifestazione di Gesù, presente anche alla fine dell’Apocalisse di Giovanni evangelista (Ap 22:20), in cui assume toni millenaristici. Nuove attese messianiche di una rinascita religiosa si ebbero nelle aspirazioni spirituali del Duecento italiano, presenti soprattutto nelle predicazioni di Gioacchino da Fiore, e nella mistica filosofica tedesca.
Con Heidegger si è avuta nel Novecento una ripresa di queste tematiche, legate anche alla teologia negativa agostiniana e neoplatonica, che concepisce Dio come absconditus, nascosto, ma che si attua nella storia, «dando» se stesso (cioè rivelandosi) attraverso il tempo.
Messianismo ebraico
Il Messia nell’ebraismo è un re futuro che porterà la salvezza a Israele e all’umanità ed insegnerà la Torah. La parola ebraica mashiach si riferisce appunto alla figura del Messia, “l’unto del Signore”, nella religione ebraica, insieme alle idee e tradizioni ebraiche incentrate su di esso.
Secondo il giudaismo, il Messia è il futuro re d’Israele, della stirpe di Davide, redentore del popolo ebraico e del genere umano.
La cristianità identifica il Messia con Gesù Cristo, in quanto discendente diretto di re Davide e redentore del genere umano.
La parte ebraica (o ebraico-cristiana) che riconobbe il Messia nel Gesù storico è la stessa che lo accettò anche come Dio. Tali ebrei battezzati in acqua e Spirito Santo divino, nel nome della Trinità, si professarono comunque fedeli alle prescrizioni religiose, alimentari, famigliari e sociali del giudaismo tradizionale e alla verità dell’Antico Testamento, senza smarrire la propria identità nazionale, storica e culturale che era quella ebraico-greca e riconfermata nella sua origine ebraico-greco-cristiana.
Nel corso dei secoli la prospettiva messianica si sviluppa con accenti nazionalistici a marcare la differenza con un’attualità empia e infelice. Ad esempio nel Libro di Isaia è possibile leggere accenni (Isaia 2,4 e 69,7) al Messia (che significa letteralmente «unto del Signore»): il Messia, essendo re davidico, è in grado di offrire una vera prospettiva di gloria e giustizia a Israele e alle nazioni; bisogna rilevare, infatti, che la concezione del regno del Messia rimane intatta nella tradizione giudaico-cristiana ortodossa.
Tra Ottocento e Novecento infine si sviluppa infine il cosiddetto messianismo liberale, che vedeva nel sionismo e nella ricostituzione di uno Stato ebraico l’inizio di un’epoca di progresso materiale e spirituale per l’intera umanità sotto la guida del popolo giudeo.
Messianismo islamico
Secondo la religione Islamica, Gesù Cristo è il Messia profetizzato nell’Antico Testamento, inteso come il Messia del popolo di Israele, non come Dio. Cristo è ritenuto davanti agli uomini ed Allah come il primo dei profeti biblici, ma come secondo per importanza a Maometto, indicato anche come il Profeta per antonomasia.
Secondo l’escatologia il Mahdi apparirà alla fine dei tempi e dovrà contrastare il Dajjāl (l’equivalente dell’Anticristo, destinato a governare il mondo per 40 giorni), il quale sarà infine sconfitto dalla seconda venuta di Gesù (destinato a governare il mondo per 40 anni, prima del giorno del giudizio definitivo).
Messianismo russo
Il messianismo russo è una tendenza della cultura russa tra il XIX e il XX secolo, che si richiama all’idea di una grande missione di fratellanza universale e salvezza spirituale da svolgere nel mondo da parte del popolo russo. Si ritrovano tracce di questa riflessione in Solov’ëv, Berdjaev, Dostoevskij, Tolstoj.
Dostoevskij, in particolare, sente la possibile vocazione rinnovatrice del popolo russo all’interno della fede ortodossa, in contrapposizione a cattolicesimo e protestantesimo, in una chiave di “comprensione” universale:
«Sì, la vocazione dell’uomo russo è indubitabilmente europeistica, anzi ecumenica. Diventare un vero russo, significa forse soltanto essere fratello di ogni essere umano, diventare un uomo universale. Tutto il nostro movimento slavofilo e occidentalizzante non è che una grande incomprensione della nostra missione, anche se storicamente necessaria […] il nostro destino è l’ecumenicità, ma non conquistata con la spada, ma con la forza della fratellanza e con il fraterno desiderio dell’unione spirituale di tutti gli uomini»
(Fëdor Dostoevskij, dal discorso dell’8 gennaio 1880, in onore di Puškin)
Nelle altre religioni
Il messianismo è considerato una caratteristica tipica della cultura ebraica, ma non esclusiva di essa.
Il messianismo è un aspetto dell’escatologia di varie religioni: Zoroastrismo (Saoshyant), Buddismo (Maitreya), Induismo (Kalki) e Bábismo.
Il Rastafarianesimo identifica il Messia della tradizione biblica con Hailé Selassié, e l’Etiopia come il luogo d’origine e la Terra Promessa per i neri d’Africa e d’America.
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