Rapporto

Glossario – Rapporto

 

Etimo secondo TPS

 

Sostantivo derivato dal verbo rapportare, dal latino reportare, riportare, composto dalla preposizione “re”, che esprime l’idea di “ritorno indietro”, dalla preposizione “ad”, che esprime l’idea di “verso, a” e dal verbo “portare”. Portare deriva dalla radice indoeuropea *PAR-/*POR- che esprime l’idea di “condurre”, “portare al di là”, ad es. il sanscrito pi-par-mi, condurre al di là, salvare; greco perào, passare, porìzo, condurre. Anche i termini italiani “porta” e “porto” hanno la stessa radice. Secondo F. Rendich, “portare” si riconduce alla radice indoeuropea “pr/*par”, che esprime l’idea di “muovere” [r/ar] con atto purificatorio [p]”: “portare al di là”, “trasportare”, “atto che raggiunge un risultato purificatorio” (DEC, pp. 245-246). Si nota nel termine la doppia preposizione, che intensifica l’idea del movimento e del passaggio. In conclusione, la parola esprime in modo potente l’idea del moto per ricondurre al compimento.

 

Rapporto indica la relazione dinamica

 

Nel Lambdoma Generatore la definizione è: Il Rapporto è la sintesi infuocata delle polarità (3.6)


Treccani

 

rappòrto s. m. [der. di rapportare]. –

1.a. Resoconto, per lo più scritto e steso in forma essenziale, di un fatto al quale la persona stessa abbia assistito o intorno al quale abbia indagato: un r. esatto della situazione commerciale; fare, ricevere un r.; r. breve, particolareggiato, dettagliato, chiaro, esauriente, completo. In partic., resoconto fatto agli organi superiori da un funzionario su fatti che investono la sua competenza e responsabilità: l’ispettore, terminati i controlli, inviò un r. circostanziato al ministero; il commissario di pubblica sicurezza ha già fatto il r. sull’accaduto alla magistratura.

1.b. Usi e sign. specifici: rapporto di reato, la denuncia che ha il dovere di fare ogni pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio il quale, nell’esercizio delle sue funzioni, abbia notizia di un reato perseguibile d’ufficio; nel linguaggio scolastico, fare rapporto a un alunno, a una classe, denunciare al preside o ad altro organo competente un loro atto di indisciplina; nel pubblico impiego, r. informativo, informazioni e giudizî sintetici che erano redatti (fino al 1980) dai superiori ogni anno per gli impiegati civili, e per ogni periodo di servizio per gli ufficiali e i sottufficiali delle forze armate; r. diplomatico, fatto da un agente diplomatico al proprio governo in merito a questioni connesse con la missione affidatagli presso uno stato estero; nel linguaggio milit., r. ordinario, relazione giornaliera fatta da ufficiali e sottufficiali al comandante del corpo o reparto; chiamare o convocare a rapporto, andare a r. (e assol., come ordine: ufficiali a rapporto!), a una riunione degli ufficiali convocata, per comunicazioni di particolare urgenza e importanza, dal comandante del corpo o dell’unità superiore; mettersi a rapporto, chiedere per via gerarchica di essere ricevuto dal comandante dell’unità, del corpo o del reparto superiore, per esporgli questioni personali e soprattutto per presentare un ricorso contro provvedimenti (per lo più disciplinari) ritenuti ingiusti.

2.a. Relazione, corrispondenza o connessione, per lo più reciproca, che intercorre tra due o più azioni, situazioni e condizioni, fatti e fenomeni: r. di causalità e di causa ed effetto, di analogia o di somiglianza; tra i due fatti non c’è nessun r.; le mie conclusioni sono in stretto r. con le premesse; ma che r. c’è tra quanto stai dicendo e ciò di cui si discute? (com. la locuz. avv. in rapporto a, in relazione, in riferimento a: varî gruppi di minoranza hanno interpellato il governo in r. ai gravi incidenti di ieri); o tra due o più persone, gruppi, enti o organi collettivi: r. sociali, sotto l’aspetto sociologico, ogni tipo di legame di interdipendenza – di carattere oggettivo, ed esistente anche senza che se ne abbia coscienza – tra due o più soggetti individuali o collettivi (vi rientrano r. biologici, di classe, giuridici, ecc.); r. umani, nel linguaggio com., lo stesso che relazioni sociali, ossia le possibili relazioni tra individui (in genere circoscritte e soggettive nell’ambito della vita sociale); essere in buoni r. con qualcuno; entrare in rapporto con qualcuno, e in r. personale, epistolare; tra me e lui non corrono buoni r.; ha rotto i r. con il fratello; rapporti di parentela, di affinità, di amicizia, di colleganza, di lavoro; r. sessuali (e, per eufemismo, r. intimi, ma spesso anche semplicem. rapporti; per es. r. non protetto, avvenuto senza precauzioni anticoncezionali); rapporti tra stati o internazionali; r. politici, tra due o più stati o partiti, ecc. (r. preferenziale tra due partiti, all’interno di una più vasta alleanza o coalizione); r. economici, tra due o più stati, aziende o altri enti economici; rapporti tra enti pubblici, tra amministrati e amministratori.

2.b. In diritto, r. giuridico, il rapporto che intercorre, come insieme di obblighi di comportamento e diritti, tra un soggetto e tutti gli altri soggetti (r. di diritto assoluto, per es. r. reali) o determinati soggetti (r. di diritto relativo, per es. r. di obbligazione), oppure tra ogni soggetto e il potere normativo; r. giuridico internazionale, la correlazione che si istituisce, in base a norme concrete, tra gli obblighi e i diritti di uno stato, o di un altro ente dotato di personalità giuridica internazionale, e quelli di uno o più altri stati o enti analoghi; rapporto di lavoro, tra lavoratore e datore di lavoro; r. processuale, tra i soggetti del processo civile e penale.

3.a. In matematica, r. tra due numeri, il loro quoziente; per es., il r. tra 6 e 3 (si dice anche r. di 6 a 3) è 6/3 o 6:3, cioè 2; r. tra due grandezze geometriche omogenee A e B (per es. due segmenti, due angoli, ecc.), la misura della prima grandezza rispetto alla seconda, presa come unità. R. incrementale, v. incrementale.

3.b. Con sign. affine, il termine è usato anche nel linguaggio com.: tra il raccolto di quest’anno e quello dell’anno scorso c’è un r. di 10 a 8; stabilire un r. tra la produzione di un’industria in due diversi periodi di tempo; e con riferimento a qualità, a valori tanto dissimili o distanti tra loro da non avere elementi comuni su cui basare un confronto, spec. con sign. iperbolico: non c’è r. tra la tua abilità e quella di tuo fratello; senza rapporto, locuz. avv. che serve di rafforzativo iperbolico in una frase comparativa: ha capacità senza r. superiori alle tue (ma più com. senza paragone).

4. Con il sign. generico di quoziente fra i valori di due determinate grandezze, e con accezioni specifiche in varî settori del linguaggio scient. e tecn. (nei quali diviene spesso sinon. di coefficiente, fattore, modulo):

4.a. In aeronautica, r. di massa di un aeromobile (velivolo, elicottero, missile, ecc.), il rapporto tra la massa iniziale e la massa finale dell’aeromobile dopo l’esaurimento del combustibile o dei propellenti.

4.b. Nella meccanica applicata, con riferimento alla trasmissione di un moto tra due alberi, r. di trasmissione, rapporto tra velocità angolare dell’albero condotto e velocità angolare dell’albero motore; se la trasmissione è realizzata mediante ingranaggi, tale rapporto può essere espresso in funzione del numero z di denti: z1/z2; nell’uso corrente, inserire il secondo r., cambiare r., eseguire le operazioni necessarie per rendere attiva di volta in volta una coppia di ruote dentate con rapporto prefissato. Rapporto al ponte, in automezzi, la relazione tra il numero dei denti del pignone dell’albero di trasmissione e quello del pignone del differenziale; rapporti al cambio, le coppie di ingranaggi in grado di variare il numero dei giri del motore e delle ruote motrici. Rapporto di compressione, il quoziente che si ottiene dividendo il volume totale del cilindro di un motore a combustione interna per il volume della camera di scoppio.

4.c. In radiotecnica, r. d’onde stazionarie (spesso indicato con la sigla ROS) di una linea filare, di un cavo, di una guida d’onda, il rapporto tra l’impedenza caratteristica della linea e l’impedenza su cui la linea è chiusa.

4.d. In elettrotecnica, r. di trasformazione di un trasformatore, il rapporto tra il numero di spire dell’avvolgimento primario e quello dell’avvolgimento secondario, pari al rapporto tra la tensione applicata al primario e la tensione erogata, a vuoto, dal secondario.

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Il rapporto fra due grandezze omogenee, in matematica, corrisponde al risultato della loro divisione esatta, vale a dire senza resto. L’espressione a:b è detta rapporto fra (oppure di) a e b e può essere scritta come a/b.

Il termine rapporto è utilizzato talora anche per indicare una relazione generica fra grandezze non combinate in una divisione. Così il teorema di Pitagora stabilisce un rapporto fra cateti e ipotenusa.

Caratteristiche

In un rapporto a/b i numeri a e b si chiamano termini del rapporto. Il primo termine è l’antecedente e l’altro il conseguente.

Le grandezze prese in considerazione sono generalmente di tipo numerico, e non devono necessariamente essere omogenee (come nel caso della somma o della differenza). Per esempio, nella meccanica classica la velocità è espressa dal rapporto fra spazio e tempo.

  • Il rapporto tra due grandezze omogenee è uguale al rapporto delle loro rispettive misure espresse nella stessa unità di misura. Il rapporto è un numero puro, indipendente dall’unità di misura prescelta.
  • Il rapporto tra due grandezze non omogenee è uguale al rapporto delle loro rispettive misure. Il risultato è una grandezza derivata che dipende dalle unità di misura prescelte.

Nel caso di grandezze non numeriche quali vettori o funzioni si preferisce parlare in modo più generale di quoziente.

L’insieme che si costruisce prendendo in considerazione tutti i numeri ottenibili mediante un rapporto tra interi, il secondo dei quali diverso da zero, è detto insieme o campo dei numeri razionali.

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