Accompagnando gli allineamenti eliocentrici odierni tra il Musagete Sole/Apollo e la Musa/asteroide Polimnia in Cancer, e tra Plutone e la Musa Urania in Aquarius, pubblichiamo il 4° capitolo del testo presentato nell’articolo Accademia delle Muse.
4. Il Canto delle Vergini olimpiche
La Musa canta se stessa nell’artista: è un Pensiero, una Voce divina, che forgia Forme perfette, opere d’arte, liberandone l’Essenza salvifica.
“… le Muse sono quel miracolo divino per cui l’essere pronuncia se stesso… La loro comparsa significa la nascita della parola, in cui l’essere delle cose si rivela come forma – diciamo pure: il mito, la parola in cui conoscenza e verità si danno come immediato dono divino che scaturisce da una fonte sacra.
… È necessaria una voce divina … Deve trattarsi di una voce che si affacci come ultima nella creazione, e in virtù della quale quest’ultima divenga perfetta.
… il potenziale eccezionale dell’uomo risiede proprio nella sua musicalità, nel suo appartenere alla Musa, un’appartenenza che ogni azione umana per così dire celebra.
… Donata da un celeste viene detta la parola poetica nei Rigveda … non solo l’arte è divina e donata dagli dèi agli uomini, ma appartiene all’ordinamento eterno dell’essere del mondo, che in essa si compie per la prima volta. Di conseguenza, si comprende l’altissimo rango delle Muse nel regno degli dèi; esse non sono solamente figlie di Zeus, come tutte le altre grandi divinità, bensì collaboratrici fondamentali per la sua opera di creazione.” (WFO)
Collaboratrici fondamentali: così è Virgo, la Madre co-creatrice, la Musa zodiacale della seconda Gerarchia creativa dei Costruttori maggiori che materializzano l’Ideale, i Figli ardenti del desiderio di incarnarsi del Logos solare, altissimi Deva a supporto degli Uomini celesti o Dei dell’Olimpo solare di Zeus-Giove, l’Amore-Saggezza solare.
Per il nostro ‘universo’, Virgo è quella Sostanza Madre, quel Principio femminile, che sostiene, nutre e dà vita e forma a tutti gli esseri, e per l’evoluzione umana è il Segno ove la mente deve partorire il Cristo Bambino, l’Anima, l’Amore.
“L’epoca della Madre del mondo non è il ritorno a quella delle Amazzoni.36 L’uomo è destinato a un compito molto maggiore, più elevato e prezioso. …Non parlo naturalmente di qualsiasi donna, ma di quelle, eccezionali, che esprimono l’energia più sottile. Sono la gloria del tempo della gran Madre, e intimamente connesse alla guarigione.
La donna ha poi un’altra qualità: esprime la devozione più profonda. Rivela le verità maggiori. La realtà lo conferma. Garantisce la giusta applicazione della nuova conoscenza.
Il Pensatore era solito rivolgersi alla Sua Musa, esprimendo così la sua riverenza per la forza più sottile.” (SOV 3, 458)
Le Muse sono quelle Dee che amministrano il Ritmo creatore dello Spirito nella Sostanza e che, a livello della Manifestazione solare, la sublimano attraverso gli Angeli solari della Quarta Gerarchia umana.
Sul 4° piano buddhico dell’intuizione, viene infatti riferito che gli iniziati del mondo devico e di quello umano si uniscono e comunicano attraverso il linguaggio dei Simboli: Idee rivestite di Suono e Luce, la grande Musica della Mantrikashakti, Ritmo luminoso dello Spazio vivo che “trasforma la prosa in poesia ed il passo in una danza”.
“Il Pensatore disse: “Vorrei che in ogni mio lavoro suonassero le corde dello spazio. La grande Musica è l’opera delle Muse, nostre Patrone”. (SOV 2, 411)
“Il Pensatore ripeteva che l’uomo deve riaccendere il cuore con la musica, e con ciò alludeva all’intero reame delle Muse.” (SOV 3, 557)
“… la musica delle sfere è caratterizzata dall’armonia dei ritmi. È proprio questa la fonte che ispira gli uomini …”. (SOV 1, 42)
Intendere l’armonia dei ritmi, la Musica delle Idee, cantare e danzare secondo i cori delle Muse celesti: che meraviglia la marcia sacra al matrimonio celeste!
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Le tradizioni exoterica ed esoterica concordano nell’indicare che, “per seguir virtute e conoscenza”, per ricordare l’Ordine armonico da cui proveniamo e torneremo, per ascoltare nel Cuore la “grande dea del canto”, occorre accostare le Olimpiche con l’immaginazione creativa (dionisiaca) mossa dalla grazia apollinea della Sapienza. In realtà, si sale solo se si scende, si governa solo se si serve: perché il Cielo canti nel cuore occorre divenire, essere, un Cantore del Vero, un co-creatore del mondo.
“Nel regno di Apollo e delle Muse, il canto non nasce dall’esaltazione del sentimento, bensì è, per l’eletto, annunciatore del vero; per questo ogni anelito alla conoscenza è assegnato dalla grazia musaica. Socrate può di conseguenza affermare che la filosofia è la più alta arte delle Muse.
… Musa è la divinità al quadrato, anzi alla terza: in quanto insieme dio, parola, e dio della parola: … essa opera potentemente sulla realtà umana, concedendo il sacro potere del donare-forma. Il poeta mediatore, ricettore, vaso del fuoco divino, il poeta sotto le tempeste del dio, capace d’afferrarne la folgore a mani nude… sarà quindi suo profeta… un my´thos identificato senza residui con la verità disvelata. … Grandi intuizioni seguono dunque alla visione o all’ascolto degli dèi, dei my´thoi, se e quando questi arrivino a pronunciarsi …
Il mito teogonico della Musa … esplicita come l’essere della cosa non sia completo finché non c’è un canto che lo dica e lo riveli; le cose devono venir dette in linguaggio per poter non solo esprimersi, ma esistere: e linguaggio divino, creatore … Canto è esistenza, l’essenza stessa della cosa è parola-musica; la Musa non è che questo canto: dio olimpico allo stato puro, ovvero pura parola, formazione linguistica del reale.
… è la dea stessa che canta nella sua voce. E perciò il canto e la parola hanno un significato tale, come solo ciò che è davvero divino può avere: sono la rivelazione dell’essere delle cose e perciò tutt’uno con l’essenza stessa delle cose, perché senza il canto la creazione non sarebbe compiuta, il mondo non sarebbe completo.
Il mito della Musa racchiude anche un miracoloso sapere dell’essenza del mondo e parimenti dell’origine del cantare e del dire, cioè di quel dono che eleva l’uomo al di sopra di tutti gli altri esseri viventi e lo approssima al divino: il linguaggio. … questo misterioso risuonare, questa voce che procede attraverso il dire umano appartiene all’essere stesso delle cose, come una divina rivelazione che appaia attraverso la sua essenza e la sua gloria.
… Non appena Zeus ebbe ordinato il cosmo, gli dèi osservarono con muto stupore la magnificenza che si presentava davanti ai loro occhi; alla fine il padre degli dèi domandò loro se avesse tralasciato di compiere qualcosa. Allora questi risposero che poteva mancare solo una cosa: una voce capace di lodare la grande opera e l’intera sua creazione in parole e musica.
Ma per far ciò c’era bisogno di un’entità divina del tutto nuova: per questo gli dèi pregarono Zeus di generare le Muse.
Questo racconto dice qualcosa di totalmente diverso da quanto dichiarato dal salmista: «I cieli narrano la gloria di Dio e la fortezza proclama l’opera della sua mano». Non è il creato a dover lodare il suo creatore, piuttosto ad esso manca ancora qualcosa: l’essere delle cose non è ancora compiuto finché non si dà una voce che lo esprima. Le cose e la loro gloria devono essere pronunciate: questo è l’adempimento della loro essenza. Perciò nessuno degli dèi, tra i quali Zeus ha ripartito il regno dell’essere, è deputato a far ciò, essendo loro stessi parte integrante della creazione; anch’essi sono imprigionati in una muta, contemplante possessione e possono solo pregare l’Altissimo di far risvegliare una voce che sia capace d’annunciare e di celebrare il prodigio del mondo.
A questo scopo sono apparse le Muse e questo è il senso del loro essere divino. Esse sono dee nel pieno significato della parola. La prima frase con la quale ci parla la letteratura greca, ovvero il verso iniziale dell’Iliade, è non a caso l’invocazione alla Musa, chiamata solo col nome di «dea». Il canto e la parola sono di conseguenza un ufficio divino, originariamente portati a compimento solo attraverso l’opera di una specifica divinità; sono perciò talmente insiti nella profondità divina delle cose e nella loro essenza, che in essi, e solo in essi, l’essere si rivela.
Di conseguenza, questo è il primo compito delle Muse nell’Olimpo: per la gioia di Zeus, cantare degli dèi e della loro vita beata, del loro apparire nel mondo, dell’origine di tutte le cose e del destino mortale degli uomini.
… solo a partire da Mnemosyne, dea-limite, inizierà il canto della Musa, la tessitrice cosmica,37 colei che governa il mondo cantandolo. Poiché la Musa incomincia il canto non dal Fondamento, ma dal Nulla [non-essere] – istituendo così un nuovo, revocabile ordine (táxis) del cosmo.
La Musa infatti non è un’impolitica celebrante, bensì tempera strumenti e Stati: nella pólis ideale essa regnerebbe, là dove il tessuto politico fosse stato ben armonizzato, generando un cosmo ordinato. … la Musa, divinità cosmogonica, tiene allora in mano tutte le file dell’universo: «anche il mondo [kósmon] infatti può esser detto un mito [my´thon]».
… Esiodo vanta i loro benefici: esse accompagnano i re e dettano loro parole persuasive, le parole necessarie a placare le dispute e a ristabilire la pace fra gli uomini. Conferiscono loro il dono della dolcezza, che li rende cari ai loro sudditi. Allo stesso modo, dice Esiodo, basta che un cantore, cioè un servitore delle Muse, celebri le imprese degli uomini del passato, o gli dei, perché chi ha preoccupazioni o dolori li dimentichi all’istante.
… Il cantore e il poeta dipendono completamente dalla dea Musa. «Scendi a me, Musa, dal tuo rifugio celeste!», la invoca Saffo (fr. 154). Senza la sua presenza il poeta non può niente; solo «per sorte divina», come dice Platone (Ion 534 b), egli può diventare creatore, portando alla luce nella maniera più appropriata ciò verso cui la Musa lo sospinge.38 Per questo si chiama appunto poeta e designa se stesso come servitore e seguace delle Muse. … «Cieco è il consiglio degli uomini, quando qualcuno tenti il più profondo sentiero solo con l’intelligenza e senza le dee Eliconie», si dice presso Pindaro (Paian 7 b).
… Il loro respiro è ciò che anima il poeta; per questo egli stesso viene detto «divino», e altrettanto il suo canto.
[Esiodo nella sua Teogonia:] … Così parlarono le figlie del grande Zeus, le veritiere»; accadde allora il prodigio che lo fece poeta … Poiché esse «tutto sanno», non solo il poeta, ma anche l’uomo d’azione deve prestar loro ascolto e affidar loro la propria condotta. Per questo Calliope, come dice Esiodo, sta a fianco anche dei più potenti regnanti …
Calliope, della quale Esiodo dice essere la più eminente tra le Muse e stare a fianco dei re, è insieme con Urania, secondo il Socrate platonico, patrona di coloro che «vivono filosoficamente, rendendo onore alla “musica” (mousikø) di queste divinità».
… Ma non solo la filosofia doveva godere dell’assistenza delle Muse; ogni vero sapere e ogni agire sensato trovavano in esse la loro origine divina. Il guerriero stesso le ringraziava per la chiarezza di spirito e l’assennatezza; infatti Plutarco riporta la notizia che gli Spartani sacrificavano alle Muse prima della battaglia, al fine di non esser sopraffatti dall’impeto guerresco dello scontro e affinché il loro senno rimanesse trasparente”. (WFO)







