Vita

Glossario – Vita

Etimo secondo TPS

Dal latino vita, dalla stessa radice di vivere. Radice indoeuropea *GVI-/*JIV-: esprime l’idea del processo di moto in avanti. Viene resa in sanscrito col verbo jīv, dove si ritrova l’idea del moto continuo dritto in avanti nel tempo, idea di vivere. Greco bios, vita e zoo, vivere, zoon, animale; zodion, immagine di animale, da cui zodiakos. Persiano gwhendé, vivo, pervaso da energia vitale. In russo mantiene la j del sanscrito e diventa jizn’ (vita). Italiano vita (la v latina spesso corrisponde alla j indoeuropea), vitto (ma anche dieta). L’associazione di vita/vitto, quale mezzo per vivere, si trova in molte lingue.

Secondo Franco Rendich la parola greca bios sarebbe affine alla parola sanscrita bhās, – radice da cui nacquero il termine greco phos, luce e il latino focus, fuoco – dove la consonante b esprimerebbe l’idea di “energia luminosa”, “energia vitale”, “splendere “per lo scambio antichissimo tra b e v (Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee, Roma 2010, Palombi Editore, p. 257).

Per Rendich la radice di riferimento è “jīv, in cui si distinguono le componenti [v]”staccarsi”, [[ī] con moto continuo, [j] “dritto in avanti”: “vivere” (Op. cit. p. 106).

Poiché la radice di “vita” non suggerisce altro, può essere interessante esplorare questa associazione testimoniata linguisticamente: vitto/alimento.

In “alimento” troviamo la grande radice indoeuropea *AL-, variante di *AR-/*OR-, che connota il popolo ariano: muovere verso, porre in moto per unire, alzare, nutrire (Vedi ARMONIA): da cui l’italiano “alto”, e anche la parola “elemento”: i 4 elementi della tradizione filosofica ma anche, dal 1869, la Tavola degli Elementi.

Viene in mente l’inizio del Cantico delle Creature di Francesco, che è la pietra miliare alla base della nostra lingua: “Altissimu, onnipotente, bon Signore …”.

In “alto” vi è espressa l’idea delle origini, del movimento (radice *AR-/*OR-) e del nutrimento.
E, ancora, Origine, Primordio. Viene in mente anche quanto espresso da Mondo del Fuoco II, § 467, Collana Agni Yoga,: “[…] Al Fuoco gli uomini attribuiscono molte proprietà ma la più eminente passa loro inosservata. La capacità di guidare è la base di quel fulgido elemento. Ricordate che la fiamma punta sempre verso l’alto, e non verso il basso […]”.

 

La vita è l’infuocato impulso al moto dell’energia primaria


Treccani

vita s. f. [lat. vīta, affine a vivĕre «vivere»]. –

1.

1.a. In senso ampio, proprietà o condizione di sistemi materiali (i sistemi viventi, dagli organismi unicellulari a quelli pluricellulari più evoluti) caratterizzati da un alto grado di organizzazione e complessità, e di cui la cellula è considerata unità fondamentale; in essi, un numero elevato di sottosistemi, o organi diversi, concorrono funzionalmente a costituire un tutto unico, per cui si parla di individuo vivente o organismo (e i sistemi viventi formano il mondo organico), che dà luogo a capacità di crescita, sviluppo e movimento autonomo, di autoregolazione, di metabolizzazione, di adattabilità, di reattività e, soprattutto, di riproduzione, agamica o per mezzo di particolari cellule sessuali (gameti). Constatata come proprietà di un numero enorme di specie, è stata ricondotta a un principio unitario dalla teoria dell’evoluzione per selezione naturale (v. evoluzione, n. 3 a) di Ch. Darwin, per cui si parla di origine della v., con riferimento a quel processo iniziale, da alcuni ritenuto eccezionale, da altri relativamente probabile, in cui la materia inorganica si è organizzata in strutture ordinate (composti organici, in partic. le macromolecole fondamentali: proteine e acidi nucleici), capaci di svilupparsi e riprodursi, da cui poi avrebbero avuto origine, in milioni di anni, le specie, estinte, o ancora viventi, che sono state osservate; è aperto tuttavia il dibattito se i virus, che sono incapaci di riprodursi autonomamente (dipendendo per questo da una cellula ospite, precedentemente infettata) siano da considerarsi o no esseri viventi. L’apparente contraddizione tra le proprietà di organizzazione e differenziazione crescente dei sistemi viventi e la tendenza spontanea dei sistemi fisico-chimici al disordine, alla disorganizzazione e all’omogeneità è ricomposta nella moderna termodinamica dei processi irreversibili, in quanto il sistema vivente è visto come sistema aperto (quindi non isolato), che si mantiene lontano dall’equilibrio grazie al continuo scambio di energia e materia con l’ambiente (nel quale la crescita di entropia compensa abbondantemente il decremento di entropia del sistema). Nella storia del pensiero filosofico e scientifico, il concetto di vita è stato variamente riferito sia al complesso dei fenomeni capaci di prodursi e regolarsi autonomamente, sia al principio o causa stessa di tali fenomeni; si sono così contrapposte concezioni vitalistiche (v. vitalismo), che attribuiscono all’organismo vivente proprietà peculiari (spontaneità, finalismo, forza o «slancio» vitale, ecc.), irriducibili alle proprietà della materia inanimata, e concezioni meccanicistiche o materialistiche (v. materialismo e meccanicismo) tendenti a ricondurre i fenomeni vitali a processi di natura fisico-chimica.

2.

2.a. Nella concezione e nel linguaggio comune, s’intende in generale per vita lo spazio temporale compreso tra la nascita e la morte di un individuo.

2.b. Considerando la vita nel suo svolgersi e nella sua durata, il tempo in cui si vive: Nel mezzo del cammin di nostra vita (Dante), a trentacinque anni, valutando a settant’anni la durata media della vita; avere lunga v.; la v. è breve; non basterebbe la v. di un uomo per … Frequente la locuz. avv. a vita, per tutta la durata della vita, in frasi come essere nominato presidente, senatore a v. (o, con lo stesso sign., nel linguaggio burocr., v. natural durante), e l’espressione in vita mia, sua, ecc., spesso in frasi di tono enfatico: non ho mai visto una cosa simile in v. mia; non credo che abbia mai preso l’aereo in v. sua (o in tutta la sua vita).

 

3. Usi e sign. specifici e tecnici:

3.a. In filosofia, v. attiva e v. contemplativa, contrapposizione già classica, ma affermatasi e precisatasi nel medioevo cristiano, tra due ideali di vita, il primo rivolto all’attività e alla prassi soprattutto etico-politica, il secondo alla scienza, e in età cristiana, alla contemplazione come anticipazione della beatitudine oltremondana. Filosofia della v., corrente del primo Novecento fondata sul predominio del processo della vita e delle sue leggi immanenti sulla ragione e sui valori trascendenti, e rappresentata da pensatori di varia provenienza speculativa (W. Dilthey, M. de Unamuno, J. Ortega y Gasset, ecc.).

 

4.

4.a. Forza, capacità, impulso di vivere, come condizione e caratteristica individuale che può tradursi in particolare efficienza e operosità, o anche vivacità: nonostante i suoi ottant’anni è ancora piena di vita; ne ha di vita, quella donna; bambini, ragazzi pieni di vita.

4.b. Vitalità, intesa come forza universale, che anima il tutto: l’aria e il sole sono fonti di v.; Te beata, gridai, per le felici Aure pregne di vita (Foscolo, rivolgendosi a Firenze).

4.c. fig. Animazione, fermento, movimento vivace: è una città piena di v.; sono intervenuti alcuni giovani a dare un po’ di v. alla riunione; in partic., esistenza e frequentazione di ritrovi, divertimenti, ecc.: è una città di provincia, non ha v. notturna; c’è un po’ di v. studentesca e null’altro; «movida» è una parola spagnola che è oggi di moda per indicare la v. notturna. Con riferimento a opere e realizzazioni letterarie, teatrali, cinematografiche e televisive, musicali, artistiche, dinamicità di svolgimento, vivacità espressiva: una commedia, una descrizione piena di v.; un racconto, un film monotono, senza v.; nella recitazione, o nell’esecuzione, di quel pezzo dovrebbe mettere un po’ più di v.; un dipinto, un monumento ricco di una sua v., o privo di v. e inerte.

 

6.

6.a. Con riferimento alla sopravvivenza dell’anima: passare ad altra v., a miglior v., morire; la seconda v., la v. futura, la v. eterna; quindi questa v., la v. terrena, la nostra v. (in contrapp. alla v. eterna); il libro della v., nel linguaggio biblico, il libro in cui sono segnate le anime che sono o saranno salve.

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Vita (in biologia)

In biologia la vita è la condizione propria della materia vivente, che la distingue dalla materia inanimata. Per la biologia la vita è proprietà emergente dell’organismo vivente, non astratta forza vitale come pensavano i vitalisti.

Occorre sottolineare che la biologia moderna rifiuta in qualsiasi forma l’idea che esista una “forza vitale” indipendente negli organismi viventi, fatto che li porterebbe a non obbedire esclusivamente alle leggi della chimica e quindi della fisica. Tutti i processi degli organismi, dall’interazione delle molecole alle funzioni complesse del cervello e di altri organi, e a risalire a quelli dell’intero organismo, rispettano rigorosamente queste leggi fisiche. Dove gli organismi differiscono dalla materia inanimata è nell’organizzazione dei loro sistemi e soprattutto nel possesso di informazioni codificate. Pertanto la vita , per la “scienza ufficiale”, e sulla base delle sue conoscenze, potrebbe essere definita come l’insieme delle reazioni chimiche che, consumando energia, portano alla formazione di proteine da parte di acidi nucleici, le quali, a loro volta catalizzano la sintesi di altre molecole di acidi nucleici.

Ogni organismo vivente ha il proprio ciclo vitale, e all’interno di questo, si riproduce per perpetuare nel tempo la vita stessa.

Il termine “vita” si contrappone parzialmente a morte, ma anche a “non vita”, in quanto la condizione della materia morta non coincide con quella della materia che non ha mai avuto vita.

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