Unità

Glossario – Unità

Etimo secondo TPS

Dal latino unitas, astratto di unus, uno. Dalla radice indoeuropea *OIN-: antico persiano aivam, greco oinòs, tedesco ein, inglese one. Si precisa che la desinenza “-ità” trasforma l’aggettivo in un concetto astratto.

In sanscrito invece “uno” si diceva eka. Scrive Franco Rendich: «[…] ll nome eka, Uno, è composto dalla radice indoeuropea i “andare”, di cui il verbo e, eti, è la forma forte, e dal sostantivo ka, che significava “acqua”, “luce”, “felicità”. Il suo significato originario era quindi “il moto [e] delle Acque luminose [ka] portatrici di felicità [ka]. Nella cosmogonia vedica eka rappresenta pertanto la sintesi delle sostanze primordiali che costituiscono l’universo. […]» . (Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee, Roma 2010, Palombi Editore, p. XLII).

Qualità dell’unire, inteso come l’armonizzare nell’uno.

 

L’unità è il principio supremo


Treccani

 

unità s. f. [dal lat. unĭtas -atis, der. di unus «uno»; in alcuni dei sign. concreti, ha risentito l’influenza dell’ingl. unit (che in inglese è distinto da unity)]. –

1.a. Il fatto, la condizione e la caratteristica di essere uno, solo uno e non più di uno (contrapp. a molteplicità e pluralità): affermare l’u. dello spirito umano, l’u. della coscienza; il mistero dell’u. e della trinità di Dio, nella teologia cattolica; u. di tempo, di luogo e di azione, la norma aristotelica (legge delle tre u.) per la tragedia classica, cui si conformò il teatro classicistico dal Rinascimento al Romanticismo. In partic., u. della Chiesa, carattere proprio della Chiesa di Cristo (dichiarata dal Simbolo degli Apostoli «una, santa, cattolica, apostolica»), dove unità va intesa come assenza di pluralità verso l’esterno e di fratture nel suo interno; poiché, peraltro, l’unità è anzitutto espressione della missione salvifica affidata da Cristo alla Chiesa, essa comporta, secondo le prospettive del Concilio Vaticano II, l’impegno ecumenico a realizzare la pienezza di unità voluta da Cristo attraverso l’unione con i «fratelli separati», cioè con le varie Chiese cristiane, anch’esse strumenti di «salvezza» di cui si serve lo spirito di Cristo.

1.b. Il fatto e la caratteristica di costituire un insieme che, pur formato o derivato da più elementi o componenti, risulta tuttavia unitario, omogeneo e solidale (contrapp. a pluralità, ma anche a divisione, divergenza, ecc.): u. nazionale, o u. politica, statuale (e, assol., un popolo che combatte per la sua u.; le guerre per l’indipendenza e l’u. d’Italia; difendere l’u. della nazione); u. linguistica, u. di cultura e di tradizioni, di un popolo, di un paese, di una comunità; mettere in crisi, salvare l’u. della famiglia, di un partito; nella critica letteraria e artistica: u. d’ispirazione, u. stilistica o formale, u. contenutistica o tematica di un’opera, e assol., un’opera che manca di u.; con senso diverso, il problema dell’u. dei poemi omerici, della composizione unitaria, da parte di uno stesso autore, dell’Iliade e dell’Odissea, e anche delle singole parti di ciascun poema. Nel linguaggio politico e sindacale, con particolare rilievo dato alla solidalità e alla concordia di un organo o di un insieme unitario: un comitato direttivo che dimostra scarsa u. di intenti, o di propositi, di vedute; u. d’azione, nelle sfere politica, sindacale, amministrativa, ecc.; perseguire il fine dell’u. sindacale, o dei lavoratori; patto, coalizione, governo di u. popolare, cui partecipano tutte le forze che hanno orientamento prevalentemente democratico e popolare; patto, governo di u. (o di solidarietà) nazionale, sottoscritto e sostenuto da partiti diversi e anche contrapposti, tuttavia concordi nell’assumersi solidalmente, per fronteggiare una situazione di eccezionale gravità, la corresponsabilità di governo.

2. Ogni singolo elemento costitutivo di una serie o di un insieme di più elementi omogenei. Così, per es., in linguistica, si chiama genericam. u. lessicale ogni elemento, semplice o complesso (cioè singola parola o singola locuzione), che fa parte di un lessico, cioè di un insieme lessicale: corrisponde a quello che più tecnicamente è chiamato lessema. In partic.:

a. In matematica, il numero 1, fondamento della numerazione: una decina è costituita da 10 u.; dividere, sommare le u.; u. frazionarie, o frazioni dell’u., le frazioni aventi numeratore uguale a 1; la cifra delle u. di un numero, la cifra che si scrive all’estrema destra di un numero intero (o immediatamente prima della virgola se il numero è decimale), nella colonna detta appunto colonna delle u.; u. semplici o del primo ordine, quelle sopraddette, contrapposte alle u. del secondo ordine, del terzo ordine, del quarto ordine, e così via, che sono rispettivamente le cifre delle decine, delle centinaia, delle migliaia, ecc.; si parla anche di u. decimali del primo ordine, del secondo ordine, ecc., con riferimento ai decimi, ai centesimi, ecc. Nella teoria delle strutture algebriche, relativamente a una operazione binaria, si chiama elemento u., o assol. unità, un elemento neutro o indifferente rispetto a tale operazione (v. indifferente, nel sign. 4 e). Nei numeri complessi è detto u. immaginaria il numero i tale che i2 = −1. Nel calcolo matriciale, matrice u. di ordine n è la matrice che ha nulli tutti gli elementi tranne quelli sulla diagonale principale che sono uguali a 1.

b. Con riferimento a grandezze fisiche della stessa specie, si dà il nome di unità di misura a una grandezza di quella specie, assunta, eventualmente con i suoi multipli e sottomultipli, come campione e termine di confronto per la misurazione di tutte le grandezze di quella specie. Tali campioni, a partire dal 1799, erano costituiti da prototipi dell’unità di misura in questione (metro campione, chilogrammo campione, ecc.) che dal 1875 vennero depositati presso un apposito organismo internazionalmente riconosciuto, l’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure di Sèvres (Parigi); attualmente si preferiscono campioni costituiti da manifestazioni a livello atomico delle grandezze da misurare, assunti come sottomultipli ben stabiliti della unità macroscopica corrispondente: così il secondo, dal 1967, è definito come 9.192.631.770 periodi della radiazione corrispondente a una data transizione dell’atomo di cesio 133; solo l’unità di misura della massa, il chilogrammo, fa ancora riferimento a un campione macroscopico. U. di misura di massa, il grammo, il chilogrammo; u. di misura di tempo, l’ora, il minuto, il secondo e i suoi sottomultipli decimali. In geometria, u. di misura di lunghezza, o lineare, il centimetro, il metro; u. di area, il metro quadrato (in agrimensura l’ara, l’ettaro, ecc.); u. di volume, il metro cubo (si usano anche il litro e i suoi multipli e sottomultipli, detti anche u. di capacità: 1 litro equivale a 1 dm3); u. di misura degli angoli, il radiante, il grado sessagesimale, il grado centesimale; u. di misura degli angoli solidi, lo steradiante. Si chiama sistema coerente di u. un sistema costituito scegliendo opportunamente alcune grandezze, dette fondamentali, indipendenti tra loro (per es., nella cinematica, lunghezza e tempo), esprimendo tutte le altre, dette derivate, in funzione di esse (per es., la velocità), assegnando a ciascuna grandezza un’unità di misura rappresentabile mediante un campione facilmente riproducibile, e misurando tutte le grandezze della stessa specie con la stessa unità (per es., tutte le lunghezze in metri): sistema CGS (centimetro, grammo, secondo), sistema MKS (metro, chilogrammo, secondo), sistema internazionale SI (metro, chilogrammo, secondo, ampere, kelvin, candela, mole); quest’ultimo sistema è quello legalmente in vigore nella maggior parte dei paesi del mondo. In fisica si distinguono le u. meccaniche, e cioè le u. di velocità, accelerazione, frequenza, portata, ecc. (rispettivam., nel sistema internazionale, il metro al secondo, il metro al secondo quadrato, lo hertz, il metro cubo al secondo), le u. di forza, pressione, energia, massa, momento di una forza, potenza, ecc. (rispettivam., nel sistema internazionale, il newton, il pascal, il joule, il chilogrammo, il newton· metro, il watt); le u. termiche, come l’u. di temperatura assoluta (il kelvin); le u. elettriche, e cioè le u. di carica elettrica (coulomb), di intensità di corrente (ampere), di potenziale (volt), di impedenza (ohm), ecc.; le u. fotometriche, come l’u. di flusso luminoso (lumen), l’u. di intensità luminosa (candela), l’u. di luminanza (nit), ecc. (per anno-luce, curie, parsec, röntgen, e per altre unità specifiche, v. le singole voci; per l’u. di massa atomica, v. massa, n. 4 b). In astronomia l’unità di misura per le distanze planetarie è l’u. astronomica (indicata con il simbolo UA, o con l’abbrev. U. A. oppure u. a.), pari alla distanza media Terra-Sole, cioè circa 149.600.000 km. In tipografia si distinguono l’u. di misura grande (detta comunem. riga o anche cicero), equivalente a 12 punti tipografici (cioè 4,512 mm), e l’u. di misura piccola, di 1 punto. Nella tecnica monetaria, l’u. monetaria è la moneta base di ogni singolo sistema, mentre l’u. di conto è l’unità monetaria fittizia utilizzata per operazioni di pagamento o prestiti internazionali; per l’u. di conto europea, v. ECU. Nella pratica commerciale e mercantile, u. di prezzo è il prezzo riferito a tutta la partita di merce venduta nel suo complesso (o anche ad altri parametri particolari); u. di contratto è la misura unitaria o complessiva dell’obbligazione delle parti contraenti, costante e uniforme nell’àmbito di determinati regolamenti di borsa; u. di nolo, nei trasporti marittimi, è la misura unitaria del nolo riferita a un’unità di peso, o di volume o di collo, della merce da trasportare; nei contratti di utenza telefonica, si chiama unità (comunem. anche scatto) ogni periodo di un determinato numero di minuti o di secondi, indivisibile, cui corrisponde un’unità tariffaria; u. lavorativa o di lavoro, ciascuna unità di tempo (calcolabile in ore, giornate, ecc., a seconda delle esigenze) sulla base della quale si suddivide l’attività di un lavoratore, o di un’azienda, utilizzata allo scopo di poterla programmare e controllare più agevolmente; similmente, nell’insegnamento scolastico e universitario, si parla di u. didattica, per indicare un’unità di tempo (calcolata in ore, giornate, ecc.) utilizzata per suddividere l’attività didattica o di studio di docenti e studenti nelle fasi della sua programmazione o verifica: il corso si articola in dieci u. didattiche di tre ore ciascuna. In farmacologia, u. biologica, unità di misura riferita all’effetto biologico di una determinata sostanza: ha consentito la titolazione di prodotti che in passato non erano suscettibili di misure ponderali (sieri, certi ormoni e vitamine, ecc.), e si denomina dall’animale usato nella sperimentazione (u. cavia, u. rana, ecc.), o dall’ideatore del metodo di dosaggio (u. Collip, ecc.), o anche dall’azione farmacodinamica (u. ossitocica, u. antidiuretica, ecc.); per i prodotti di più largo impiego si usa un’u. internazionale (abbrev. U. I.), stabilita in base a campionamento regolato dall’Organizzazione mondiale della sanità, ma, quando è possibile, si tende man mano a sostituire tali unità con espressioni ponderali (microgrammi, nanogrammi, picogrammi). Per u. foraggera, in zootecnia, v. foraggero.

c. In statistica, u. semplice, non suscettibile di divisione o distinzione (per es., la persona); u. composta, costituita da più unità semplici della stessa natura (per es., la famiglia); u. complessa, costituita da unità semplici di diversa natura, o da unità semplici e unità composte (per es., l’azienda); u. tipo, caratterizzata in modo tale da poter essere considerata come quella che si presenta con maggior frequenza in un insieme o gruppo ben definito, ovvero come quella rappresentativa delle rimanenti del gruppo (per es., la famiglia-tipo).

d. In chimica, u. strutturale o u. base dei polimeri, il raggruppamento di atomi che si ripete regolarmente a formare la molecola, solo o alternandosi con altri (che formano unità diverse).

3. Ciascuno degli elementi (in senso concreto) che costituiscono una serie, una classe, una categoria, o che fanno parte di un complesso omogeneo, di un sistema, di un’organizzazione, per lo più con una propria autonomia operativa e funzionale. Con questa accezione il termine è proprio soprattutto del linguaggio militare, ma esteso spesso anche ad altri settori della vita sociale, come per es. all’organizzazione sanitaria e all’urbanistica:

a. Nelle forze armate, u. dell’esercito, i reparti delle varie armi, nonché i complessi organici formati da più elementi di armi diverse e i raggruppamenti di più complessi: minori u., i reparti delle varie armi fino al reggimento o equivalenti; grandi u., i raggruppamenti di unità delle varie armi: brigata, divisione, corpo d’armata, armata, gruppo di armate. Queste a loro volta si distinguono in grandi u. semplici o elementari che sono i raggruppamenti formati da unità semplici delle varie armi (brigata e divisione), e grandi u. complesse, che sono costituite da più grandi unità semplici (corpo d’armata, armata). Si distinguono inoltre in u. tattiche (brigata, divisione e corpo d’armata) e u. strategiche (armata e gruppo di armate), e anche in u. da combattimento e u. servizî, a seconda che si tratti di reparto addestrato e armato per il combattimento vero e proprio o che dispone di mezzi e attrezzature per compiere servizî di vario genere sul campo di battaglia o nelle immediate retrovie; secondo le caratteristiche di armamento e d’impiego, si distinguono infine in u. motorizzate, u. meccanizzate, u. corazzate, u. aerotrasportate, ecc. Nella marina militare, unità denomina sia la singola nave: divisione di due, tre, quattro u.; u. pesante, leggera, sottile, e, secondo l’impiego, u. da combattimento, u. da caccia, u. antisommergibili, u. di scorta, ecc.; sia l’insieme organico di più navi: così la squadra, la divisione, la squadriglia, ecc., costituiscono, in ordine decrescente d’importanza, le u. organiche nelle quali è divisa una flotta. Nell’aeronautica militare, u. aerea, in senso stretto, ogni singolo aeromobile; in senso lato, l’insieme di più aeromobili anche di specialità diverse, organicamente riuniti con personale, materiale e relativo comando.

b. Nell’organizzazione sanitaria, u. sanitaria locale (sigla USL), e unità socio-sanitaria locale (sigla USSL) o unità locale socio-sanitaria (sigla ULSS), strutture operative preposte, in un determinato territorio (comprendente, in genere, da 50.000 a 200.000 abitanti, limiti che possono tuttavia essere ampliati o ristretti), alla tutela pubblica della salute, prefiggendosi il coordinamento e l’integrazione dei servizî di tipo prettamente sanitario e servizî di tipo sociale e assistenziale, sulla base dei criterî stabiliti, con leggi regionali, in seguito alla istituzione del Servizio sanitario nazionale del 1978; per l’ordinamento che tali strutture (nel 1992 trasformate in aziende) hanno assunto, v. ASL. Nell’organizzazione ospedaliera, centro dotato delle attrezzature e del personale medico e paramedico necessario per interventi specialistici: u. coronarica, o di terapia coronarica; u. di terapia intensiva; u. di rianimazione.

c. In urbanistica, u. abitativa o d’abitazione, o residenziale, gruppo di alloggi provvisti dei servizî comuni di prima necessità (scuole materne e asili, negozî, spazî per giochi dei bambini, parcheggi, ecc.), inseriti in un unico edificio con una capacità variabile fra 1000 e 2000 persone, realizzato per la prima volta dall’architetto Le Corbusier a Marsiglia nel 1947.

d. Nella tecnica cinematografica, gruppo di attori e tecnici che lavorano insieme per la realizzazione di determinate sequenze di un film.

 

4. Individuo, ente, o anche caso, fatto singolo, considerato in sé stesso, senza esplicito o necessario riferimento all’organizzazione di cui è parte; per es., in biologia, u. sistematica, sinon. di taxon. In partic.:

a. In economia, u. di consumo, l’individuo singolo in quanto consumatore, o anche aggruppamento di più individui che si comporti dal punto di vista delle scelte di consumo come un unico soggetto economico (famiglia, in senso più o meno ampio, collegio, comunità, stato).

b. In diritto, minima u. colturale, estensione di terreno non ulteriormente frazionabile, in quanto necessaria e sufficiente per il lavoro di una famiglia agricola e, se non si tratta di terreno appoderato, per esercitare una conveniente coltivazione secondo le regole della buona tecnica agraria.

c. Nel linguaggio fiscale, u. immobiliare urbana, ogni fabbricato, o porzione di fabbricato, o insieme di fabbricati, che appartenga allo stesso proprietario e rappresenti un cespite indipendente di reddito. Nella formazione del nuovo catasto edilizio urbano, per misurare le unità immobiliari si assume come elemento unitario ora il vano utile (per le case di abitazione), ora il metro cubo (per gli uffici pubblici, scuole, musei, ecc.), ora il metro quadro (per negozî, magazzini, laboratorî, ecc.). Le operazioni di stima vengono poi eseguite su u. immobiliari tipo, che vengono scelte appunto in quanto ritenute rappresentative delle caratteristiche delle varie classi e che servono di termine di confronto per il classamento delle singole unità immobiliari.

d. Nella tecnica dei trasporti, u. di carico, determinata quantità di merce che, sistemata in modo adatto, può essere manipolata, trasportata e immagazzinata con apparecchi meccanici (riferito in modo particolare alla sistemazione su palette di carico o in contenitori).

e. In geologia, u. stratigrafica, corpo roccioso ben distinguibile da quelli sottostanti, sovrastanti e adiacenti, per caratteri insiti nella litologia (u. litostratigrafica), per la presenza di fossili caratteristici (u. biostratigrafica), per l’età geologica (u. cronostratigrafica), per testimonianze climatiche particolari (u. geoclimatica), per le caratteristiche pedologiche di alterazione e composizione dei suoli (u. pedostratigrafica), per particolari aspetti morfologici (u. morfostratigrafica). In geologia strutturale, u. tettonica, raggruppamento di rocce o corpo litologico riconoscibile in base al tipo di deformazione strutturale subìta nel corso di un evento tettonico o di una fase diastrofica.

5. In informatica, ciascuna delle apparecchiature hardware che fanno parte di un sistema di elaborazione, per compiere una determinata operazione o serie di operazioni. In partic.: u. centrale di processo o di elaborazione (ingl. central processing unit, o CPU), l’unità principale del calcolatore, nella quale si trovano: la memoria centrale che contiene i dati e i programmi in uso, i registri di lavoro che contengono temporaneamente i dati da elaborare, l’u. logico-aritmetica (ingl. arithmetic logic unit, o ALU) che esegue le operazioni logiche e aritmetiche sui dati contenuti nei registri di lavoro, l’u. di controllo, che gestisce le varie attività seguendo le istruzioni del programma, controlla il flusso dei dati sulle linee di trasmissione e coordina l’attività delle u. periferiche: queste ultime possono essere u. di memoria ausiliarie, o di massa (v. memoria, n. 5 b), come le u. a dischi magnetici (o u. disco) e le u. a nastri magnetici (o u. nastro) per la lettura o la registrazione dei dati su dischi o nastri magnetici, u. (o porte) di trasmissione per il collegamento con altri calcolatori o con la rete telefonica e u. di ingresso e di uscita, dette anche terminali, per l’immissione di dati e programmi e la presentazione dei risultati, che, a parte applicazioni particolari, sono ormai esclusivamente costituite da videoterminali (dotati di tastiera e di altri dispositivi, come il mouse, che facilitano l’interazione tra l’operatore e la macchina) e u. di stampa, o stampanti.

 

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Unità di misura

 In fisica, una unità di misura è una quantità prestabilita di una grandezza fisica definita e adottata per convenzione o per legge e utilizzata come termine di riferimento per la misura di grandezze della stessa specie. Ogni altro valore di una grandezza fisica può essere espresso tramite multipli o sottomultipli della sua unità di misura.

Un esempio di grandezza fisica è la lunghezza mentre un esempio di unità di lunghezza è il metro che rappresenta una quantità prestabilita di lunghezza: quando diciamo 10 metri (o 10 m), intendiamo dire 10 volte la quantità di lunghezza prestabilita che chiamiamo metro.

In fisica e in metrologia, le unità di misura richiedono una definizione chiara e univoca per essere utili: solo così diventa possibile ottenere la riproducibilità dei risultati sperimentali che è alla base del metodo scientifico. I sistemi di misura scientifici sono la diretta conseguenza del concetto di pesi e misure sviluppato fin dai tempi remoti per scopi commerciali e che ha dato origine alla nascita degli strumenti utilizzati da venditori e acquirenti per concordare in maniera univoca sulla quantità di merce trattata. Attualmente esiste uno standard globale, il Sistema internazionale di unità di misura, che è l’evoluzione del sistema metrico.

Fin dai tempi antichi la definizione delle unità di misura, la loro condivisione e il loro uso pratico hanno giocato un ruolo importantissimo al punto che sono stati sviluppati e sono diventati comuni molti sistemi di misura. Per misurare una stessa grandezza sono spesso state definite svariate unità di misura a seconda del luogo geografico, del contesto sociale o altro ancora: una massa ad esempio può essere misurata in grammi e nei suoi multipli e sottomultipli oppure in libbre.

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