Spirito

Glossario – Spirito

Etimo secondo TPS

Spirito

Dal latino spiritus, soffio, alito d’aria, respiro, soffio/principio vitale, derivato dal verbo latino spirare , soffiare. Dall’idea di soffio, che è leggero e invisibile, passò ad esprimere qualunque sostanza incorporea. Dalla radice indoeuropea *SPA-/*SPU-, che esprime l’ idea di soffiare. Greco psycho , soffiare, respirare; psyché, alito, respiro e, poiché questo è segno e condizione del vivere, respiro vitale, vita, anima, spirito (e anche “farfalla”). Francese esprit. Inglese spirit.

Il termine psiche nasce nell’antica poesia greca e Omero lo vede come respiro vitale. In Platone il termine assume pienamente il significato di anima che sopravvive dopo la morte. In russo spirito si rende col termine duch, dalla radice indoeuropea *DHU-, che dà l’idea di “spingere con forza su un fuoco”. Dal sanscrito dhuma deriva il latino fumus ,fumo, e il greco thymos , spirito, anima (Franco Rendich, Dizionario etimologico comparato delle lingue classiche indoeuropee, Roma 2010, Palombi Editore, pp. LVII-LVIII).

 

Lo spirito è il soffio originario della Vita


Treccani

spìrito (ant. e poet. spirto) s. m. [dal lat. spirĭtus -us «soffio, respiro, spirito vitale», der. di spirare: v. spirare1; il sign. grammaticale 1 b ricalca il gr. πνεῦμα (che è l’equivalente del lat. spiritus); nel sign. 7 di «alcole» è un termine alchimistico formato partendo dall’accezione di «esalazione»]. –

2. Principio immateriale di vita che ha la sua manifestazione più pura nella divinità (lo s. creatore di Dio); più comunem. e genericam., principio di vita religiosa, morale, intellettuale di cui l’uomo è in varî modi e in varia misura partecipe e per il quale si eleva sul mondo materiale: lo s. domina sulla materia; i valori dello s.; essere sensibile, insensibile alle esigenze dello spirito. Con sign. più specifico, in filosofia, termine usato originariamente dagli stoici per indicare il principio materiale di vita, la forza animatrice che conferisce il movimento all’intero universo e, nello stesso tempo, lo dirige e lo ordina; tale concezione fu accolta dalla medicina antica e medievale che, in modo analogo, considerarono lo spirito una sostanza materiale, principio della vita organica (v. oltre, il sign. 6); a partire da Cartesio il termine assume un significato che si affermerà come prevalente nel pensiero filosofico moderno e contemporaneo: come sinon. di sostanza pensante esso designa l’intelletto o la facoltà razionale, la coscienza che l’uomo ha di sé in quanto pensiero, ed è, pertanto, contrapposto alla materia (sostanza estesa); analogam., nella filosofia di Leibniz, lo spirito è la forma più alta assunta dalla monade, è l’anima ragionevole che, distinguendo l’uomo dal semplice animale, gli consente di giungere alla conoscenza di sé stesso e delle verità eterne; nella teoria estetica di Kant designa la facoltà creativa e originale del pensiero, che, libero da condizionamenti gnoseologici, produce il bello nell’opera d’arte; nella filosofia hegeliana il termine assume un diverso e più complesso significato, in quanto designa la realtà assoluta e sopraindividuale, manifestazione dell’idea o ragione infinita, il cui sviluppo si attua attraverso tre gradi: lo s. soggettivo, cioè l’intelletto o la ragione considerati nella loro dimensione individuale e soggettiva, lo s. oggettivo, in quanto si è incarnato in istituzioni etiche e giuridico-politiche (si articola nel diritto, nella moralità e nell’eticità), e lo s. assoluto, che, divenuto autocosciente, riconosce nel vario manifestarsi delle realtà naturali e storiche la sua stessa libera essenza (si articola a sua volta nei momenti dell’arte, della religione e della filosofia); s. del popolo (traduz. del ted. Volksgeist), espressione che in ambiente romantico designò il complesso delle caratteristiche che individuano ciascun popolo in quanto unità organica e che fu usata da Hegel per indicare l’incarnazione dello spirito universale in una particolare nazione, che, pertanto, assume la funzione di guida e di soggetto unico della storia; il concetto hegeliano di spirito, oltre a esercitare una profonda influenza sui successivi sviluppi del neoidealismo, spec. italiano, interesserà anche correnti di pensiero di indirizzo diverso: per es., all’uso hegeliano del termine, e in partic. al concetto di s. oggettivo, si ricollega tutta la problematica relativa alla fondazione delle scienze dello s., il cui massimo esponente fu il filosofo tedesco W. Dilthey (1833-1911), il quale contribuì a diffondere tale espressione, utilizzandola per designare il complesso di quelle discipline che, avendo per oggetto l’uomo e le realtà spirituali da lui stesso prodotte (arte, religione, diritto, costumi, economia, ecc.), sono contrapposte alle scienze della natura, dalle quali differiscono anche per il metodo, che non consiste nel rintracciare le leggi universali che governano i fenomeni, ma nel considerare ogni realtà storico-sociale nella sua irripetibile individualità. In partic.:

a. Entità priva di ogni carattere di corporeità e materialità, principio immortale di vita: Dio è puro s.; lo s. del bene, del male; non com., anima individuale, principio della vita fisica e psichica dell’individuo: rendere lo s. o rendere lo s. a Dio, morire. Nella fede e nella teologia cristiana, S. Santo, terza persona della Trinità, principio di salvezza e di una profonda trasformazione morale dell’uomo: attraverso di lui si manifesta e si sviluppa, nella comunità dei credenti e nella storia, l’azione della potenza e della grazia divina; è spesso rappresentato con simboli, quali la lingua di fuoco della Pentecoste, la colomba, il vento, ecc.: la discesa dello S. Santo sugli apostoli, nella Pentecoste; i doni dello S. Santo, infusi da Dio nell’anima umana (sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio); e con inversione nella posizione dei due termini: li movitori del cielo …, naturati de l’amore del Santo Spirito, fanno la loro operazione (Dante); la chiesa di Santo S., Borgo Santo S., a Firenze; anche, denominazione di altri esseri immateriali per loro natura (come gli angeli) o distaccati dalla materia a cui erano uniti (come le anime delle persone morte): gli angeli sono puri s.; s. beati, le anime dei beati in paradiso; s. infernali, s. maligni, i demonî; s. dannati, le anime di coloro che sono condannati alle pene infernali. Per estens., anima, ombra di persona defunta che si immagina o si crede ancora vivente di una esistenza non più legata al corpo: monumenti funebri in cui sembrano aleggiare gli s. dei grandi ivi sepolti; Ebbi in quel mar la culla, Ivi erra ignudo spirito Di Faon la fanciulla (Foscolo, con riferimento a Saffo); nella pratica dello spiritismo: evocare gli s., mettersi in comunicazione con gli spiriti. Più genericam., fantasma, spettro: un castello infestato dagli s.; credere agli s., all’esistenza dei fantasmi; avere paura degli s.; anche, genio, ossia essere immaginario, di natura immateriale e soprannaturale, che in varie religioni, miti e credenze popolari, si ritiene costituisca il principio vitale di un elemento della natura: lo s. della foresta, del mare. In molte religioni etniche, per es. le religioni tradizionali africane, il riferimento agli spiriti riguarda soprattutto gli antenati che si crede mantengano i rapporti con i loro discendenti per cui sono definiti dagli studiosi «morti viventi»: secondo le varie credenze, gli antenati assicurano protezione ai discendenti se debitamente onorati (culto degli antenati o degli s. degli antenati) e li richiamano al dovere dei riti dovuti inviando i piccoli o i più gravi malanni quotidiani attribuiti normalmente al loro malcontento; come tutti gli spiriti, anche gli spiriti degli antenati possono, pertanto, essere considerati benigni o maligni, a seconda della loro natura e dell’influenza che esercitano.

b. Anima, come principio di vita religiosa e morale: fortificare con la meditazione lo s. contro le tentazioni; la vittoria dello s. sugli istinti, sul peccato; darsi, essere dedito alle cose dello s., o più brevemente allo s., alle pratiche religiose, alla religione: poi essendo tutto dato allo spirito si fece bizzoco di quegli di san Francesco (Boccaccio). Nei testi della rivelazione cristiana, e spec. in san Paolo, la parte dell’uomo non soggetta alla carne, cioè agli appetiti inferiori e alle tendenze peccaminose, anzi in lotta con queste per far ottenere all’uomo la salvezza: lo s. è pronto, ma la carne è debole (Matteo 26, 41); conducetevi secondo lo s. e non soddisfate ai desiderî della carne. La carne ha desiderî contrarî allo s. e lo s. li ha contrarî alla carne (s. Paolo, Lett. ai Galati 5, 16-17).

c. Principio di vita intellettuale, come funzione e facoltà estetica: le attività dello s.; elevare lo s. con la musica, con l’arte; nutrire lo s. con lo studio.

d. In più diretta contrapp. al corpo, cioè alla parte materiale dell’uomo: il conflitto tra s. e materia; non bisogna badare soltanto alle necessità del corpo ma anche a quelle dello spirito. Comune la locuz. avv. in spirito (anche, ma ormai ant., in ispirito), usata per sottolineare la sola partecipazione spirituale: non potrò venire alla cerimonia, ma sarò con voi in s.; saremo presenti o vicini in s., anche se tanto lontani; essere rapito in s., nelle estasi mistiche; cose viste in s., immaginate, pensate, quindi sentite nel modo più interiore e vero; in s. e verità, in modo sincero, senza fariseismo, nell’espressione evangelica adorare Dio in s. e verità (Giovanni 4, 23-24). Per estens., valore, senso, significato più profondo e vero di un testo, di una affermazione e sim. (in contrapp. al significato letterale, più ovvio, apparente): la lettera uccide, lo s. vivifica (s. Paolo, 2a Lett. ai Corinzî 3, 6); lo s. di una legge, di una norma, di una disposizione, il suo senso più profondo e aderente all’intenzione del legislatore; analogam.: non ho ben compreso lo s. di questo libro, di questa commedia; entrare nello s. della parte, con riferimento a un attore, coglierne l’intima essenza, il senso più profondo.

 

3. Con sign. più ristretto:

a. L’animo dell’uomo, inteso soprattutto come complesso delle facoltà psichiche, intellettuali e affettive: agire, giudicare in tranquillità di spirito; disposizione mentale ed emotiva, stato d’animo: non sono nello s. adatto per affrontare questo argomento; essere, trovarsi in una particolare condizione di spirito; avere lo s. agitato, inquieto, turbato, o calmo, sereno, tranquillo, sgombro da preoccupazioni; quella notizia mi ha sollevato lo s.; è uscito da quel colloquio con lo s. rinfrancato. Considerato come complesso e livello individuale di qualità morali e intellettuali: grandezza, nobiltà, meschinità, piccolezza di s.; un uomo di s. nobile, superiore, debole, meschino; essere dotato di uno s. riflessivo, di un accentuato s. critico. In partic., povero di s., con riferimento a persona di scarsa intelligenza, molto semplice e sprovveduta; per l’esatto sign. dell’espressione nella beatitudine evangelica (Matteo 5, 3) con cui ha inizio il «Discorso della montagna» beati i poveri di s. (lat. beati pauperes spiritu), v. beato, nel sign. 2. Per estens., la persona stessa dotata di determinate qualità spirituali: è un nobile s., uno s. generoso, superiore, meschino; è uno s. inquieto e tormentato; gli s. meditativi amano la solitudine; i grandi s. dell’antichità, del Risorgimento; un bello s. (o un bellospirito), persona dotata di ingegno vivace, di arguzia e di una conversazione brillante e piacevole (v. anche bellospirito); s. (meno com. ingegno) forte, espressione usata in passato per indicare persona libera dai dogmi religiosi e superiore, o indifferente, alle opinioni correnti (spesso sinon. di libero pensatore).

 

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Wikipedia

Filosofia

Spirito – forza vitale, forma dell’essere diversa dalla materia, principio globale della realtà[1]

Psicologia razionale

Spirito – sinonimo di anima

 

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