Partizioni Aurea e Armonica dell’Unità

Abbiamo più volte parlato in queste pagine del Canone Aureo e di quello Armonico, ovvero delle vie maestre per ripartire l’Unità da cui tutto discende.

Consideriamo ora questi due modi tramite brani estratti dallo scritto inedito di Enzio Savoini dal titolo “Partizione dell’Unità”:

CONCETTO DI UNITA’

Un’idea domina tutte le idee: UNITA’. E’, infatti, di natura cosmica, non soltanto solare. Governa tutte le idee di qualsiasi Sistema. E’ assoluta e innegabile. Qualsiasi ente vitale è una sua creatura, e vive in ciascuna. L’Unità è onnipresente e annulla le separazioni. Per queste ragioni, è la più sacra delle idee e delle cose.

Affermare che l’Unità è in tutte le cose significa che si moltiplica senza separarsi. Affermare che si moltiplica significa che si divide, senza separarsi. Sopporta qualsiasi operazione numerica e non viene meno a se stessa. L’Unità, infatti, è il Numero. Dopo circa duemila cinquecento anni e molte deviazioni si torna alla verità di Pitagora.

Il Numero, signore dell’aritmetica e della geometria, basta a spiegare l’Universo e le sue leggi, la morale, la religione, la scienza, l’arte. Quando, come oggi, il concetto d’Unità si annebbia nelle menti, si cade nella confusione, poiché si è dimenticata l’Origine, senza la quale tutto va distrutto, la ragione si stravolge e si smarrisce la via. La situazione si fa grave, e anche gravissima: tutto sembra perduto.

Proprio allora l’Unità si afferma, richiama le parti disperse e si ricompone. E’ quanto avviene oggi, sotto gli occhi ignari dei testimoni […]

PARTIZIONE DELL’UNITA’

[…] Per trattare quest’argomento è bene considerare due campi: il sottile e il concreto. Nel primo, infatti, che non ha confini di sorta, è difficile per l’intelletto accettare la partizione dell’Unità, che è pur sempre una separazione; d’altro canto, nel mondo delle forme, fitto di limiti e recinti, la frantumazione dell’Unità è cosa di tutti i giorni, oggi tanto comune che nessuno ci pensa. Sono ambiti e problemi diversi.

In altri termini: nel mondo sottile l’Unità è una sola, e tuttavia è divisibile. Nel concreto invece le unità relative sono innumerevoli e suddivise senza regola. Ciò detto, esistono, e quali sono, leggi che consentono di spartire l’Unità nell’uno e nell’altro mondo? Se per la sua sesta virtù è inviolabile, come farlo senza dissacrarla?

E’ un grave problema, e non si sa se è mai stato affrontato e risolto in entrambe le sfere. Se l’Unità costruisce e regge i mondi e li ordina e li specchia uno nell’altro, qualsiasi violazione delle leggi stabilite dalla terza virtù (l’evolutiva) è un vero assalto distruttivo, una bestemmia, un’eversione dalle penosissime conseguenze. Tutto dipende dall’Unità, a qualunque livello della Sostanza universale: se s’intacca quel Principio si precipita nel caos.

A) NEL MONDO CREATO

La procedura che controlla la partizione dell’Unità assoluta senza violarla è nota da tempo. Se ne ha però solo una conoscenza teorica, che non sembra sia stata applicata nella vita del pensiero: è la divisione successiva, illimitata, per sezioni auree.

Quando l’intero è diviso in tal modo, le parti ottenute sono legate dalla celebre proporzione che le connette all’Unità:

<< il minore sta al maggiore come questo al tutto >>

La sezione aurea divide senza separare. E’ quel potere che risana le separazioni. Poiché è un Numero irrazionale, agisce sulle qualità, non sulle quantità. Opera nel mondo sottile, non nel fisico. Distingue il minore dal maggiore, l’inferiore dal superiore, ma li connette entrambi nella pace dell’Uno. E’ la “partizione unificante” che assicura l’integrità del Cosmo.

I sette livelli della Sostanza, ad esempio, sono solitamente pensati e schematizzati come equidistanti, ma per la legge dell’Unità sono una successione di piani disposta secondo partizioni auree, nel pieno rispetto dell’Uno.

L’Unità, insomma, si può pensare costellata di discontinuità. Se così non fosse, non si potrebbero riconoscere le qualità o virtù che la compongono: la sezione aurea sciorina e rivela le proprietà dell’Uno. La partizione, dunque, non è un semplice espediente geometrico, ma l’atto creativo d’innumerevoli qualità, tutte unitarie, che appartengono al mondo dell’Essere.

Ciascuna delle partizioni auree successive ha, infatti, una sua qualità inerente: la prima non è la stessa della seconda, che è diversa dalla terza, e così via. Nel mondo sottile il Numero è vettore di qualità, che qualsiasi suo intervento inserisce nel contesto, senza turbare l’Unità assoluta. Pertanto le varie qualità, che non hanno confini, agiscono ciascuna in un proprio ambito di pertinenza, stabilito ed accertato dal Numero.

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La legge della divina proporzione agisce in due sensi, ossia ripartisce e ricompone l’Unità, che rimane intatta. Lancia la coscienza verso il mondo concreto mentre la riconduce alla fonte sottile. Perciò è connessa al processo iniziatico, che è il nome dato alla risalita. Quando il minore (il candidato) è pronto, interviene il maggiore (l’Iniziatore) che lo pone in diretto contatto con l’Uno. La sua coscienza allora sale di livello e si stabilizza. La procedura è precisa, poiché la sezione aurea, che agisce con potenza, non è una vaga dizione, ma un Numero. Essa segna la famosa soglia che il candidato varca in quell’occasione, la quale sussiste quale partizione dell’Unità, e non sussiste perché l’Unità è indivisibile.

Le sezioni auree successive tendono, all’infinito, all’unità microcosmica, che è altrettanto irraggiungibile e sfuggente dell’Unità assoluta, macrocosmica; così le spirali auree mostrano le due polarità dell’Essere, eternamente ignote, che sono la radice dello Spazio.

Seguendo questa traccia di pensiero si scopre che anche il rapporto Maestro/allievo obbedisce alla regola aurea: quando questi è pronto, il Maestro appare; non prima né dopo.

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Il mondo dell’Essere è il regno dell’aritmetica proporzionale. Quando è concentrata sul Sé maggiore, la coscienza vale Φ, e ciò che pareva diviso si rivela essere unitario. E’ sensato affermare, perciò, che la concentrazione dilata la coscienza, ossia che la dilatazione concentra.

Le sette virtù dell’Unità, i sette intervalli tonali, i sette raggi luminosi, i sette livelli della Sostanza sono partizioni auree, governate tutte dal sacro potere di Φ, sintesi dell’aritmetica e della geometria superiori. Per quanto si riesce a comprendere, questa legge gestisce compiutamente le due scienze primarie, poiché mentre divide moltiplica. Il mondo sottile, infatti, reagisce solo alle due operazioni aritmetiche dell’asse verticale: non conoscendo quantità non contempla l’orizzontale, che opera nel reame del sommare e del sottrarre, il mondo concreto.

Le qualità confluiscono liberamente una nell’altra, ma non si sommano né si sottraggono. Variano di proporzione, d’intensità, di purezza e ignorano le quantità. Le loro dosi sono dettate dalla legge aurea, che protegge la sacralità dell’Uno e consente qualunque miscela.

B) – NEL MONDO SOTTILE

Le forme naturali sono unità relative, e il pianeta le ospita in grandissimo numero. Un cavallo è un’unità, così come un uomo, un albero, un cristallo. L’insieme di una specie è anch’essa un’unità, e così un regno di natura. E’ una struttura talmente evidente che si finisce per non vederla. E’ la prova indiscutibile dell’Unità assoluta, che molti chiamano Dio, ma non basta a convincere i negatori. Le secolari diatribe fra coloro che la sostengono quale realtà e coloro che la rifiutano sono puerili e inconcludenti; si direbbe che entrambe le parti non vedano il mondo che le circonda.

Se, per assurdo, l’Unità non fosse, non esisterebbero unità relative, che da quella traggono esistenza, e tutto sarebbe caotico.

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Qui interessano, però, soprattutto le forme artificiali create dall’uomo, le quali, inserite a forza nell’ambiente naturale, lo condizionano gravemente.

Certamente l’uomo è libero di costruire ciò che può e vuole, ma è ovvio che deve rispettare l’ambiente in cui agisce; dopo secoli di noncuranza questo principio pare oggi finalmente affermarsi, ma va detto che coloro che lo propongono mostrano di non aver chiaro ciò che intendono: sovente parlano a vanvera. Sono di solito dei politici, portatori d’ideologie di scarso valore e interiormente disorientati.

La libertà dell’uomo, pur limitata alla sua sfera d’azione, è vastissima. Egli è libero di scegliere una qualsiasi unità relativa (il “canone”) per le sue opere. Neppure le peggiori imposizioni burocratiche odierne ne ostacolano il diritto. Moltissimi progettisti, artisti e costruttori, però, non se ne curano, né rivolgono un solo pensiero all’unità dei loro lavori.

Ciò che producono, perciò, nasce disunito e non dura. I cicli naturali, che sono unitari, lo travagliano e in breve lo smembrano. Quell’oggetto, di frequente acclamato al suo apparire, presto si mostra qual è in verità: un relitto senza vita rifiutato dalla natura. Tali scorie purtroppo perdurano, ma obsolete e disprezzate e vuote.

E’ tipico delle epoche di confusione e disordine rifiutare le regole, nell’illusione di disporre di maggiore libertà creativa. Non si riconosce né si rispetta l’unità, sia pure relativa, e quelle povere opere somigliano a bestemmie. La rivolta contro il concetto sacro di Unità causa separazioni, che uccidono i giusti rapporti fra gli uomini e fra le cose. Oggi si plaude a quel falso concetto di libertà da ogni regola, e non se ne vogliono vedere le tragiche conseguenze. Lavorare e costruire qualunque oggetto senza metodo è, infatti, una pratica suggerita dal nemico dell’uomo, che se n’avvale per degradarlo.

Bisogna riconoscere, d’altro canto, che la confusione e il disordine sono sempre e soltanto relativi alle forme, e che lo spirito forte può liberarsene. Quando le partizioni irregolari, causa di bruttezza e disarmonia, sono spinte all’estremo, l’azione superiore dei cicli le annulla; quando la frantumazione caotica dell’Unità è al culmine, la commensura, che è il limite della confusione, risana la situazione.

Il disordine può essere gravissimo e generale, ma la Luce dell’Infinito lo disperde come nebbia.

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Presso molti popoli antichi, d’Oriente e d’Occidente, il teorema sacro dell’Unità era noto e applicato, e, nonostante la quasi totale mancanza di tecnologia, quelle nazioni seppero costruire opere d’ogni genere, ammirate ancora oggi per la loro bellezza. Si sapeva, allora, il valore della commensura, termine geometrico equivalente a quello, aritmetico, di consonanza.

Questo concetto risolve il problema dell’unità relativa. Commensura e consonanza sono leggi che agiscono nel mondo formale così come la sezione aurea nel sottile: partiscono l’Unità senza dissociarla. Utilizzano i sette intervalli tonali e i sette raggi luminosi, ma l’Intero, il Suono e la Luce, restano unitari. Sono le leggi primarie di qualsiasi forma d’arte, le quali fioriscono quando quelle sono riconosciute e applicate, scompaiono quando negate o neglette; allora la civiltà s’abbuia, per quanto ricca di tecnologie, e fra le comodità esteriori l’animo soffre e patisce.

Rispettare l’Unità non è un gesto religioso soltanto, o morale, o filosofico: è il comportamento naturale dell’uomo retto, unità cosmica consapevole. Vivere e lavorare su un pianeta che vola ruotando nello Spazio non è una sinecura, una banalità, come molti pensano. E’ un’Arte impegnativa, educatrice e fruttuosa che bisogna apprendere al meglio, a poco a poco, perseverando.

Commensura e consonanza, e la scienza dell’Armonica, che ne è la sintesi, si adattano alle quantità, alle grandezze, alle misure, dissolvendole in puri rapporti numerici. Quando torneranno a essere praticate risolveranno molti problemi sociali, specie quelli che oggi si ritengono insolubili, e il mondo umano uscirà dalla crisi che oggi l’attanaglia”.


Nota: Questo articolo è pubblicato in occasione della congiunzione eliocentrica odierna fra Mercurio e Venere.

 

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