Malattia e Guarigione

Nel giorno di congiunzione di Mercurio e Plutone (nel cielo eliocentrico), diamo avvio a un nuovo argomento di riflessione e di indagine: la Guarigione. Un tema certamente molto sentito, nelle sue molteplici forme e modi di intendere, poiché tocca l’ambito della salute e del benessere, argomento quanto mai fondamentale nella nostra vita anche quotidiana.

images-6Per parlare di guarigione dobbiamo naturalmente riflettere sulla malattia, più o meno grave, più o meno consapevole, cioè dobbiamo considerare la sua natura al di là della percezione di gravità o della stessa sussistenza: non sempre chi è “malato” si sente tale, visto che anche il concetto di “salute” è piuttosto articolato e infine insidioso.

Quindi cos’è la salute? Al di là di specifiche dissertazioni tecniche o definizioni più o meno condivisibili, possiamo considerare in sintesi come si manifesta lo stato di salute più pieno e totale, ovvero quella sensazione di presenza, potenza e armonia, infine di gioia e di leggerezza che ci coglie quando diciamo “mi sento veramente bene”; se facciamo appello alla nostra esperienza e cerchiamo di comprenderla, tutto diventa più semplice e immediato.

Questa quanto meno è la “definizione” di salute che vorremmo considerare e adottare: un sentire di serenità, benessere, gioia profonda non legata ad eventi o cose contingenti (questo dal punto di vista psichico) e una percezione del corpo così lieve da non registrarla, o, anche meglio, il corpo percepito come forte e potente, cioè pieno di possibilità e privo di sforzo, stress o attriti. Come succede a un  bambino vitale e felice, come succede quando “tutto funziona bene”, quando ci sentiamo in armonia, al nostro “giusto posto”, colmi di bellezza e dotati  di uno strumento (il corpo) armonico ed efficiente.

Ed ecco che è più facile considerare la malattia come un’alterazione di questo stato, al di là che se ne valuti l’agente “esterno” (virus e simili) o “interno” (nodi problematici, conflitti, dolori psichici che arrivano a riflettersi nel corpo). (1) Ne risulta una causa destabilizzante rispetto a un equilibrio che dovrebbe essere la norma. E che evidentemente non lo è, visto che difficilmente o raramente ci si sente davvero “sani” in questo modo. Quindi il concetto di salute/benessere è qui legato a un’idea di perfezione che sembra più uno stato a cui tendere, che una condizione realizzata. Eppure é realizzata nell’Essere, se a tratti la possiamo percepire

frasi-fratelli-e-amore-fraterno-la-gioia-di-un-fratello-frasi-dolci-580x326Si può affermare che ciascuno, almeno una volta nella vita, abbia provato quella sensazione di perfetta armonia a tutti i livelli, e che quindi possa avere i termini di paragone per riflettere sull’argomento. Si dovrebbe stare sempre “in quel modo” per definirsi permanentemente sani. E quando non lo si é, si potrebbe definirsi “malati”, se vogliamo relativamente, leggermente o normalmente malati, ma non certo “sani”.

Da coloro che soffrono di malessere cronico o malattia (in particolare dagli anziani) si sente ripetere “quel che conta è la salute” o addirittura “basta che c’è la salute”, il che fa spesso sorridere, soprattutto chi non vive questi problemi. Eppure è vero che quando ci sentiamo malati nel corpo o nello “spirito” ci prende una sensazione di smarrimento o di timore “globale”, una percezione di stato permanente “sbagliato” che è molto particolare e che arginiamo facendo appello al ricordo, ma non al sentire del momento  (“guarirò, sono stato malato altre volte, non é il caso di spaventarsi…”). Per inciso, “malato nell’anima o nello spirito” è un modo di dire che sarebbe più corretto volgere in “malato nella psiche, nella personalità” poiché non è certo dell’Anima e dello Spirito essere in condizioni di malattia.

Questa visione risponde a un taglio che può essere condivisibile, da cui discendono una serie di considerazioni.

Innanzi tutto quella percezione di “disagio permanente e angosciante”, accompagnata dall’idea di qualcosa di “perduto”, con una sorta di struggente nostalgia, di desiderio di “ritorno“: perché ci si sente così? Certo, chi più e chi meno in base a molti fattori individuali di esperienza e modo di essere; eppure sembra un campanello di allarme che dica “così non va, non é accettabile, non deve permanere, non è…normale“, quindi un indicatore psichico che invita a ristabilire un equilibrio che è dato di per sé,  a meno che non si alteri.

La naturalità è lo stato di salute.

Il Maestro Tibetano afferma:

img_3371“Legge IV – La malattia, sia fisica che psicologica,  è radicata nel Bene, nel Bello e nel Vero. E’ la distorsione di possibilità divine. L’Anima, quando cerca  di esprimere in pienezza un aspetto divino o una realtà interiore e ne è impedita, determina nella sostanza dei suoi veicoli un punto di attrito. Qui si affigge lo sguardo della personalità, e ne consegue la malattia”. (2)

Un brano molto conosciuto a chi frequenta questi insegnamenti. E’ interessante in particolare notare l’ultima affermazione: la personalità affigge lo sguardo nel punto di attrito, e questo causa la malattia: quella parte di noi chiamata personalità, cioè l’insieme dei corpi sottostanti all’Anima – corpo mentale, corpo emotivo e corpo fisico – dotata di una sua coscienza (poiché “affigge lo sguardo”), reagisce a uno stato di “attrito”, di “intasamento” del flusso energetico animico spontaneo e naturale, e crea la malattia. Quindi è in sé, nei corpi della personalità, che si crea la causa della malattia. Molto interessante, e spazza via tutta una serie di concezioni riferite a presunte “punizioni divine ovvero karmiche”, o “casualità incomprensibili” o semplici “contagi batterici oltre cui non c’è nulla”, che seppure hanno un’incidenza  non sono determinanti in sé, o quanto meno sono risolvibili subordinatamente al ripristino di questo “flusso libero”.

Quindi la salute non è uno stato di utopica perfezione a cui tendere e forse mai realizzare, bensì uno stato di perfetta armonia a cui tornare, a cui pervenire nella misura in cui si sono creati ostacoli che la allontanano: “togliere” anziché “aggiungere”.

Guarigione significa quindi ripristinare uno stato naturale di rapporto libero tra anima e personalità, al fine di permettere la piena espressione della prima attraverso la seconda. Anche a livello intrinseco di personalità può accadere la stessa cosa, generando malattia per attrito e impedimento al fluire libero delle energie vitali, a causa di una mancanza di integrazione tra parti di sé. In ogni caso, si tratta sempre dello stesso meccanismo, anche in questo caso “come in alto, così in basso”.

Nella nostra tradizione occidentale il modello più perfetto di Guaritore è certamente il Cristo Gesù. Non importa aderire o meno alla dottrina cristiana per individuare nella sua figura e nella sua storia la descrizione puntuale dell’essere umano in quanto divino (Figlio di Dio) e capace di guarire a causa di questa divinità intrinseca.

cristo-guaritoreL’arte di guarire si palesa quindi nella storia del Cristo, mediante dei modi ben precisi. La quasi totalità dei suoi “miracoli” riguardano guarigioni del corpo a cui conseguono guarigioni della psiche, o meglio dire un’opera di redenzione che va oltre il semplice risanare. Il suo “metodo” era preciso e ricorrente:  alzando gli occhi al cielo e invocando lo Spirito, si faceva agente di collegamento, indicando così il modo di ricomporre la scissura causa di malattia. Ed è quanto necèssita ai guaritori di ogni tipo di medicina e metodica di cura, sia essa ortodossa o alternativa, allopatica o meno. Diversamente ogni rimedio o intervento rischia di essere, alla meglio, parziale e temporaneo, se non addirittura dannoso. In seconda battuta Egli invitava: “Va’ e non peccare più”, segnalando che la redenzione (anche dai mali fisici) passa attraverso una conversione profonda che solleva verso un altro livello di coscienza rispetto al punto di partenza.

È da questo assunto che possono poi moltiplicarsi i diversi metodi di cura, e solo tenendo conto di questa verità ne possono discendere metodiche corrette, indipendentemente dagli strumenti utilizzati. Cosa può significare per un medico allopatico, rigidamente “scientifico” e magari autodefinentesi ateo, seguire questa convinzione? L’analogia ci viene incontro, estraendo l’essenza unica oltre le differenze formali: significa andare oltre il proprio piccolo sé, connettersi a quanto si vive come “superiore” e fonte di potere (sia essa conoscenza, ricaduta dell’esperienza, Fonti o Maestri e così via), dimenticando il proprio tornaconto e, risuonando con l’energia di Amore. Lasciar discendere la Forza guaritrice attraverso i modi del proprio essere, è cosa al di là di ogni convinzione, credenza o scuola.

Senza questa attitudine non c’è guarigione. È bene che lo ricordino tutti gli aspiranti guaritori di ogni disciplina e metodo: prima e nel frattempo che ci si dedica a imparare tecniche e conoscenze pur utili, è necessario coltivare la capacità di amare, per gradi e per come si riesce, ma con costante determinazione. E parimenti chi coltiva l’Amore – e il suo grande strumento, l’Innocuità (3) – diviene spontaneamente agente di guarigione a svariati livelli, senza neppure saperlo e senza doverlo coltivare.

“L’arte del guaritore  sta nell’elevare gli sguardi, prima volti in basso, a contemplare l’anima – il Guaritore entro la forma. Il terzo occhio, spirituale, dirige allora l’energia, e tutto va per il meglio”. (4)

In termini etimosoficiguarigione” esprime il concetto di salute o salvaguardia attraverso l’osservazione e il servizio. Possiamo quindi considerare che ogni azione di collegamento al divino è opera di guarigione, e ogni pensiero elevato, ogni affermazione images-7che conduca ad ampliare la coscienza e la connessione con il Piano divino sulla Terra, è la massima opera di guarigione possibile, che  a partire dall’alto può ricadere e risanare fino ai livelli più densi.

In questo anno 5.3 “semina dei principi della Nuova Cultura” assumiamo quindi anche le vesti di guaritore, riscoprendo sempre più puntualmente la relazione tra pensiero orientato volto al Bene Comune e risanamento individuale e collettivo. Poiché le azioni svolte a livello sottile portano in sé tutte le valenze: volitive, educative, pianificanti, espressive, realizzative, comunicanti e organizzanti – che, elevando la coscienza e la partecipazione al divino, rimuovono per ricaduta  “ciò che impedisce il servizio e la salute”. (5)

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(1) Non andremo qui ad approfondire le cause molteplici della malattia, né le tecniche più o meno ortodosse di guarigione (siano esse mediche, psicologiche, esoteriche, ecc…) che saranno oggetto di successive trattazioni.

(2) A. Bailey “Guarigione esoterica” – pagg. 119-120 ed. inglese.

(3) Per una puntuale e precisa analisi dell’Innocuità e dei suoi significati, nonché della sua ricaduta, si veda A. Bailey “Trattato di Magia Bianca” pagg. 317-321 ed. inglese visionabile qui.

(4) A. Bailey “Guarigione esoterica” – pag. 120 ed. inglese.

(5) A. Bailey “Guarigione esoterica” pag. 105 ed. inglese.

 

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Una risposta a Malattia e Guarigione

  1. Bianca V. dice:

    Abbiamo fatto esperienza in molti che – come ci ricorda Eleonora – la funzione della malattia, emissaria dell’anima, è quella di ri-velare, ovvero di togliere veli e di favorire la consapevolezza delle disarmonie; il Coraggio di osservare e di apprendere ci permetterà di comprendere le lezioni necessarie al nostro sviluppo.

    Abbiamo anche sperimentato che spesso, quando sopraggiunge una maggiore consapevolezza delle cause del malessere, che riguardano sempre impacci evolutivi e menzogne su noi stessi, i sintomi si riducono, diventano più gestibili o perfino scompaiono.

    La malattia ci insegna che ogni progresso è illusorio se non si distingue ciò che è divenuto veramente parte di noi, elaborato e costruito con sincerità e convinzione profonda, da ciò che è maschera, nebbia emotiva, timore di rapporti reali, evasione dal mondo comune, rifugio dal dolore, falsità di moventi, distacco dalla vita, orgoglio e ostinazione, desiderio di distinzione, fuga dall’incertezza, gregarismo acquiescente, separatezza narcisistica, tendenza alla delega e alla deresponsabilizzazione, vuota “retorica dell’amore universale”, desiderio di essere amati e apprezzati e molto altro ancora.

    Anche la Guarigione pertanto, come ogni progresso evolutivo, richiede come atto di impegno il Coraggio della Verità: chi ha paura guarisce con maggiore difficoltà (sul piano fisico, su quello emotivo, mentale e spirituale) perché nella mente continua ad operare il conflitto tra ciò che si sente giusto e vero e altre considerazioni originate da interpretazioni distorte della realtà che impediscono pienezza di vita e verità nell’aspirazione.

    Per una perfetta Guarigione, al di là dei rimedi usati, è necessario, afferma Lucille Cedercrans, raggiungere “lo stato di coscienza del Guaritore divino”:

    “I metodi di intervento fisico usati dai discepoli sono molti, e variano in base alla costituzione energetica dei discepoli stessi. Ciascuno trova da sé il suo metodo, e questo lo fa soltanto dopo aver raggiunto lo stato di coscienza del Guaritore Divino. Allora l’attività prende la via di minor resistenza, assumendo qualsiasi forma si riveli idonea.”
    (L. Cedercrans, Guarigione)

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