La ricerca dell’Essenza: dalla “cortesia” al Coraggio (1° parte)

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  1. “Cortesia” e Cor-aggio                                                 pag. 2
  2. Coraggio e Guarigione……………………………….…         5
  3. Coraggio, Comunicazione e Retti Rapporti…..            8
  4. Coerenza, Gruppo e Verità………………………                11
  5. Invocazione – La Fiaccola del Coraggio……………..… 14

 

Riferimenti bibliografici…………………………………………….15

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Mentre nel cielo eliocentrico Mercurio e Giove si congiungono, parlando ai nostri cuori di Amore e Armonia, pubblichiamo i primi due capitoli del lavoro in oggetto.

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  1. “Cortesia” e Cor-aggio

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Sul Sentiero, l’aspirante impara ad ascoltare la voce della propria più intima Essenza, che fiorisce come un fiore nel deserto, spesso dopo averne vissuto l’aridità, la solitudine e la ricerca infaticabile dell’Acqua che sola può placare la sete dell’anima.

Egli impara a rivolgere attenzione costante e sottile ai propri comportamenti e, soprattutto, alle proprie più nascoste motivazioni poiché sa che solo ciò che viene riconosciuto e svelato con Coraggio può essere trasmutato. Solo se ci rendiamo conto dei cumuli di menzogne che ospitiamo dentro noi stessi potremo operare con l’Alchimia interiore illuminando, purificando, elevando.

Non ancora o non sempre l’individuo sul Sentiero ha strutturato il Coraggio (da cor, cuore) di presentarsi privo di sovrastrutture e di meccanismi di difesa; la sua inadeguatezza appare talvolta evidente nel formalismo delle relazioni, che possono essere ansiogene e vissute in una dimensione di difesa; nell’incapacità di Dialogo ravvicinato, davvero aperto e fraterno; nella difficoltà di rapportarsi agli altri in modo umile e trasparente; nella difficoltà a Cooperare in modo vero e sentito.

A questo proposito l’informatica, con la possibilità di vivere isolamenti protettivi o narcisistici attraverso l’utilizzo di mail, social, ogni tipo di messaggistica, riferimenti a forum e a siti fornisce i mezzi per tali distanziamenti. Inoltre, a sua volta, la “spiritualità” offre alibi e razionalizzazioni per l’evitamento o la rarefazione di relazioni umane, amicali e perfino sentimentali, che si sceglie di vivere “a distanza”; ci si può così trincerare dietro la necessità di “stabilirsi sul piano mentale”; di “superare l’emotività”; di “evitare i conflitti di personalità”; dietro il presunto valore di leggere ogni emozione o sentimento riferendoli ad una dimensione “universale”, e mai personalistica o riguardante le contingenze ed i rapporti reali, così da poter agevolmente e “nobilmente” evadere il confronto.

Gli Ideali professati, ma non sempre vissuti, diventano il sostegno cui affidare la propria stabilità emotiva, i propri riferimenti mentali ed il proprio valore.

Si sviluppa allora la “cortesia” (“comportamento adeguato ad una corte”) virtù elevata se intesa nel suo senso più alto di rispetto e riconoscimento del valore dell’altro, ma in tali casi vissuta come formalismo separativo teso a evitare confronti e coinvolgimenti.

Essa, intesa nel suo senso più convenzionale ed esteriore, è per lo più una formazione reattiva che nasconde aggressività repressa e difficoltà di Dialogo reale; in ogni caso, tale “cortesia” nulla ha a che fare con l’Attenzione e la Cura per l’altro, che hanno ben altre qualità, più elevate, vibranti, pure e sottili.

Analogamente, la “cordialità” (da cor, cuore, atteggiamento, gesto del cuore) in situazioni di scarsa aderenza al Sé diventa mera esteriorità, che non scalda e non convince, puro artefatto dell’ego, caricatura dell’amorevolezza; serva degli umori volubili o dei piccoli obiettivi della personalità, si manifesta come superficialità ondivaga ed estemporanea; non sostenuta dai fatti, si presenta palesemente incoerente con l’azione.

Cortesia formale e cordialità esteriore, al di là delle dichiarazioni verbali che possono essere anche apparentemente calde ed “empatiche”,  svelano talvolta il loro vero volto di pietra, in modo più o meno esplicito: si presentano allora come ambiguità, compiacenza, piaggeria, formalismo, vaghezza di contenuti nella comunicazione, distanziamento emotivo, comportamenti sfuggenti, aridità, sostanziale indifferenza nei rapporti, negazione di fatti pur evidenti per “quieto vivere”,  fuga dalle responsabilità, mancanza di coerenza, viltà, timore del “giudizio del mondo”:

Non lasciare che la prudenza del mondo mormori troppo vicino al tuo orecchio, perché questa è l’ora dell’inatteso.”
(SriAurobindo)

Spesso la cortesia puramente formale copre sentimenti di vergogna, consci o inconsci, che si originano per lo più dalla necessità di evitare il riconoscimento di impotenze, insuccessi, fallimenti di progettualità; dall’esigenza di difendere comunque modalità di vita e/o tipologie di rapporti  incongrue, originate dal bisogno, dalla carenza, dalla solitudine invece che dalla convinzione della mente, dalla pienezza dei sentimenti, dalla comunanza di percorsi evolutivi, dall’affinità di sensibilità.

La vergogna si origina soprattutto dalla coscienza di non vivere in contatto coerente con la parte più vera di se stessi, e pertanto: dalla scelta di sostenere relazioni inadeguate, che talvolta, non riconosciute come compulsioni da dipendenza, vengono infantilmente ostentate come elevati conseguimenti, al fine di negarne, più o meno consapevolmente, la pochezza, l’insincerità e l’opportunismo, e qualche volta anche protratte nel tempo per abbrivio e per l’orgoglioso rifiuto di riconoscerne l’inappropriatezza; dal timore che altri possano leggere cosa c’è realmente al di là di maschere impeccabili, sbandieramenti di ideali,  proclamazioni di alte credenze o “fedi”, riferimenti al “Cuore” o all’“Amore universale”; e – soprattutto – dalla sensazione  intima, a volte dolorosamente consapevole, di non essere in grado di provare sentimenti reali, di interessarsi all’altro e di amare davvero.

Il reale interessamento è vicino e costante, caldo ed empatico, operativo e cooperativo, umile e paritario, pronto e fidante, ampio e lungimirante. E’ espansivo e generoso, è di sostegno e “agisce in vicinanza”; non teme di “compromettersi”, di “violare etichette”, di annullare distanze; è operativo e pratica l’“amore per l’azione”:

La massima fondamentale dell’uomo libero è quella di vivere nell’amore per l’azione e di lasciar vivere avendo comprensione per la volontà altrui.
(Rudolf Steiner, La filosofia della libertà)

 Quando la situazione lo richiede, poiché riguarda l’essenza delle cose, delle situazioni e dei rapporti, e si presuppone che l’interlocutore abbia la consapevolezza idonea a comprendere, si espone direttamente con Coraggio, facendo appello alle qualità del Primo Raggio; è capace di gesti forti e diretti, sceglie di non proteggersi per viltà dietro “mascherature del disinteresse” quali la forma, la presunta virtù del “non immischiarsi”, la pietà che distanzia…

“Non la pietà che punge il cuore e rammollisce l’essere interiore, ma una compassione e una carità divine,  potenti e imperturbabili, ecco le virtù che dovremmo incoraggiare.”
(SriAurobindo)

L’Anima, per sua natura, libera e “svela”, richiamando incessantemente alla Verità di sentimenti, azioni, motivazioni, aspirazioni, dissipando col tempo annebbiamenti emotivi e mentali che conducono a chiusure orgogliose, caparbietà di comportamenti, a volte meschinità di atteggiamenti che coprono il volto dell’Intelligenza e dell’Amore:

L’Amore è un sentimento e questo sentimento deve essere motivato da un atto di volontà motivato dall’intelligenza
(Eva Pierrakos, Il Sentiero del risveglio interiore, lez.143).

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2. Coraggio e Guarigione

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E’ sicuramente molto più gratificante fare discorsi alati sull’anima e sul suo destino glorioso che osservare con coraggiosa discriminazione e saggio discernimento il nostro interiore; ma in verità – affermano i Maestri – tale destino sarà raggiunto solo quando le nostre parti in ombra saranno rese luminose.

Il nostro Servizio all’Umanità non è soltanto quello di esporre elevati contenuti e finalità da raggiungere ma anche quello di lavorare sul presente, diventando consci delle nostre dinamiche meno esplicite poiché solo chi è consapevole può generare Consapevolezza, Evoluzione eVerità e cocreare il Futuro.

Soltanto da un profondo rispetto per la propria persona, per la propria individualità e unicità, per il Compito che si considera primario dell’uomo, ovvero quello di evolvere nella Verità, può svilupparsi la capacità di analizzare noi stessi e le nostre relazioni, e di dar vita a relazioni interpersonali costruttive e veritiere, basate sull’Amore e  sulla Coerenza.

E’ necessario pertanto guardare con Coraggio anche agli aspetti meno gradevoli di noi stessi e dei nostri rapporti, invece di occultarli o mistificarli nell’enfatizzazione degli aspetti luminosi:

 …ci sono due modi per essere ingannati. Uno è quello di credere a ciò che non è vero; l’altro è quello di rifiutare di accettare ciò che è vero.
(Søren Aabye Kierkegaard)

E’ solo nello spessore luminoso della Verità, scevro dagli orpelli e finzioni dell’ego, che possiamo svolgere il nostro Compito di seminatori del Coraggio e dell’Amore, elementi fondanti della nuova Cultura planetaria:

Il coraggio e l’amore sono le uniche virtù indispensabili; esse manterranno vive l’anima anche se tutte le altre dovessero addormentarsi o venire eclissate.”
(Sri Aurobindo)

Anche il corpo reagisce alla mancanza di verità della nostra vita; sostenuto e strettamente collegato al corpo eterico, manifesta attraverso la malattia  l’incoerenza e  il disagio interiore che risiedono ad un livello più profondo rispetto a quello fisico; creata inizialmente ad un livello inconscio, la disarmonia si manifesta poi all’esterno come malattia.  Spesso, quando sopraggiunge una maggiore consapevolezza delle cause del malessere, che riguardano sempre impacci evolutivi e menzogne su noi stessi, i sintomi si riducono, diventano più gestibili o perfino scompaiono.

L’ego, che vive nella separazione, utilizza come suo strumento d’azione il conflitto (tra aspirazioni dell’anima e coinvolgimenti contingenti meno elevati; tra corpo e spirito; tra moventi evolutivi e quelli utilitaristici; tra menzogna e verità…), il quale conduce inesorabilmente alla paura. In sostanza, il corpo è il mezzo di comunicazione mediante il quale l’anima, cioè la nostra parte perfetta, esprime l’armonia dell’interiore o il disagio derivante dal disallineamento con la propria Fonte divina,che induce ad un disorientamento su Compiti, percorsi di vita, aspirazioni e moventi, rapporti con gli altri.

La funzione della malattia, emissaria dell’anima, è quella di ri-velare, ovvero di togliere veli e di favorire la consapevolezza delle disarmonie; il Coraggio di osservare e di apprendere ci permetterà di comprendere le lezioni necessarie al nostro sviluppo.

Anche la Guarigione pertanto, come ogni progresso evolutivo, richiede come atto di impegno il Coraggio; chi ha paura guarisce con maggiore difficoltà (sul piano fisico, su quello emotivo, mentale e spirituale) perché nella mente continua ad operare il conflitto tra ciò che si sente  giusto e vero e altre considerazioni originate da interpretazioni distorte della realtà che impediscono pienezza di vita e verità nell’aspirazione:

“Due soli poteri possono, mediante la loro congiunzione, compiere la grande e difficile opera scopo del nostro sforzo: un’aspirazione costante, ineluttabile chechiama dal basso ed una grazia suprema che risponde dall’alto. Ma la grazia suprema non potrà agire che nella luce e nella verità; non potrà farlo nelle condizioni imposte dalla menzogna e dall’ignoranza.”
(Mère)

La malattia ci insegna che ogni progresso è illusorio se non si distingue ciò che è divenuto veramente parte di noi, elaborato e costruito con sincerità e convinzione profonda, da ciò che è maschera, nebbia emotiva, timore di rapporti reali, evasione dal mondo comune, rifugio dal dolore, falsità di moventi, distacco dalla vita, orgoglio e ostinazione, desiderio di distinzione, fuga dall’incertezza, gregarismo acquiescente, separatezza narcisistica, tendenza alla delega e alla deresponsabilizzazione, vuota “retorica dell’amore universale”, desiderio di essere amati e apprezzati e molto altro ancora.

E’ solo attraversando con Cor-aggio le ombre della personalità e svelandone le dinamiche e i meccanismi – spesso infidi e subdoli ma potentemente strutturati e macchinosamente congegnati a difesa dell’ego – che la Luce potrà, infine, irrompere.

Apriamoci pertanto con fiducia e umiltà al Coraggio dell’Amore:

Nella misura in cui trattenete la debole paura in quella misura vi chiudete a ricevere i tesori della vita.”
(Eva Pierrakos, Il Sentiero del Risveglio interiore, lez. 212)

 

 

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2 risposte a La ricerca dell’Essenza: dalla “cortesia” al Coraggio (1° parte)

  1. Bianca V. dice:

    Grazie, cara Gabriela, hai davvero colto ciò che intendevo comunicare: ciò che impariamo dai nostri studi e ciò che emerge dalle nostre meditazioni va concretizzato, con Coraggio, Verità e Amore, in opere visibili; nella chiarezza e vicinanza, anche fisica, della comunicazione; nelle modalità generose di relazione; nella volontà di apertura e di reale comunicazione, pena la perdita di credibilità del nostro dire e del nostro percorso.

  2. Gabriela dice:

    Davvero illuminanti e forti queste parole! Mi richiama alla memoria la frase scritta in un testo dell agni ioga, e rappresentato in un bellissimo quadro di Nicola Roerik dove il grande Maestro disegnando sulla sabbia, dice ai discepoli: ” voi siete i miei piedi, voi siete le mie mani”
    Siamo terrestri, quindi fatti di terrestrità. Molti di noi , nel lungo cammino di ricerca e di servizio, spirituale, hanno compreso profondamente il significato del “Lavoro soggettivo” , la potenza della saturazione spaziale, il potere del pensiero. Sappiamo ed abbiamo imparato l arte di porre domande allo spazio, e di attenderne le risposte, sappiamo dare il giusto indispensabile valore ai rituali, alle formule, alla meditazione, alle preghiere.Ma una volta traguardata questa realtà, sappiamo che non dobbiamo mai abbassare la guardia, circa la nostra capacità di “essere” realmente. L’illusione di credere di essere ciò che sappiamo, è sempre presente. La vigilanza e la ricerca di profonda onestà dentro di noi ci impone di lavorare costantemente nell’auto osservazione, personale e dei gruppi con cui lavoriamo.
    La prova del nove, potrebbe essere semplice. La misura di quanto, siamo ciò che pensiamo di essere stà proprio nella realizzazione del Servizio, ognuno secondo il proprio livello , talento e qualità nel Lavoro dedicato, senza bisogno di ritorno. Altra prova del nove la vediamo nella qualità delle relazioni che creiamo nella nostra vita, nella nostra quotidianità. Come ben scritto nell’ articolo, l’amore diventa anche azione, e l ‘azione comporta sempre dei rischi..infatti un altro detto dice: ” chi fa , fa”. Ovviamente chi non agisce , chi non crea relazioni, chi non lavora con.altri.a partire dalla coppia alle amicizie fino alla realizzazione di gruppi cooperanti, non rischia nulla. Certamente anche i social hanno contribuito a distanziare le persone, che preferiscono relazioni sempre più asettiche, poco compromettenti. In ogni caso, quello che vedo è tanta solitudine, Questa è una condizione sempre più presente, nelle nostre società. Basta uscire e vedere quanti solitudini, incapaci a creare relazioni, amo gli animali, ma quanti cagnolini, sostituiscono le relazioni in questa società del mordi e fuggi! non si è più disponibili a fare un poco di fatica. Certamente, diventa sempre più difficile creare delle relazioni, lo vediamo nelle famiglie , nelle coppie, nelle amicizie. Forse si è persa la capacità ,appunto di dedicare attenzione, di prenderci cura, preferiamo fare fatica nelle palestre ma non nelle nostre case, nelle nostre realtà sociali. Abbiamo preferito la tranquillità al rischio di avere qualche problema. Ecco che allora il coraggio di vivere diventa sempre più una meta da perseguire. Ho sempre pensato che la vera accidia , cosi tanto combattuta dai padri della chiesa e abiurata da Dante, altro non è che il non avere il coraggio di essere e quindi di amare.

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