Il Canone Analogico

Oggi, secondo la visione eliocentrica, Mercurio si congiunge ad Urano e nello Spazio solare risuona l’accordo potente che la quarta e la settima energia costruttiva producono vibrando insieme. E’ un suono elusivo e imperioso: Armonia e Regole si combinano ed irradiano la Bellezza dell’Ordine, informandone i centri del Sistema che, così sollecitati, evocano onde di risposta nel tessuto spaziale. Da questa simultanea esplosione ed implosione si produce Luce.

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Con gli occhi del cuore rivolti al Cielo, riflettiamo quindi ancora insieme sul tema dei Canoni, di cui si occupa questa pagina del blog, illuminando in particolare il Canone analogico.

Il Maestro Tibetano cita l’Analogia nel novero delle leggi che reggono l’Universo. Tale indicazione ci rimanda l’immagine del Cosmo come un sistema di specchi nel quale il Modello divino, mantenendo intatta la sua essenza, si riflette ai diversi piani e livelli della manifestazione, in ciascuno dei quali esso è recepito dalle coscienze che lo abitano e che lo interpretano secondo il loro grado evolutivo, ribaltandolo, in un gioco di riflessi, fino a che esso informi di sé i livelli più bassi del creato, ove vivono gli elementi più densi che lo costituiscono.

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La visione analogica ci permette quindi di non intimorirci di fronte al pensiero dell’immensità del Cosmo, che mina la nostra abituale percezione di ‘centralità’. In effetti, guardando il cielo, mentre il cuore si apre alla meraviglia, possiamo essere colti ad un tratto dalla sensazione di essere naufraghi sperduti in un oceano senza fine, popolato da astri remoti e indifferenti e, per di più, di vivere a bordo di un pianeta senza importanza, figlio di un sistema solare periferico.

Il pensiero analogico, che ci consente di attraversare in un lampo le profondità spaziali e pareggiarle, è connaturato al cuore, che non computa le distanze e le grandezze e non ha bisogno di strumenti di misurazione : riconosce consonanze e corrispondenze (che non presuppongono evidentemente uguaglianze ma essenziali equivalenze), tramite le quali è facile comprendere in modo immediato ed empatico la semplice bellezza dell’ordinamento universale.

“Come in alto così in basso”-  affermò Ermete Trismegisto – “per fare il miracolo della cosa una” ed è forse l’insegnamento più importante da realizzare in coscienza per poter assumere la dignità di cittadini del Cosmo.

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Se così è, diviene allora di una sconcertante evidenza il pensiero che l’atomo stia all’uomo come questi al pianeta ed il pianeta al Sole, e così via fino all’Universo, apparenza fenomenica di quella sublime Entità che chiamiamo Dio, e che la differenza fra queste realtà apparentemente così distanti sia semplicemente dovuta al livello di coscienza di ciascuna di esse.

Se si pensa all’Universo come ad un’unica Entità, la cui Vita onnipervadente infonde ovunque movimento ed essere, ed entro la cui Coscienza sono contenute in un sublime abbraccio le innumerevoli coscienze che operano ed evolvono su ogni piano e livello di esistenza, ciascuna intenta a declinare uno degli infiniti nomi di Dio, è naturale recuperare la consapevolezza dell’unità del Tutto, della centralità di ogni singola parte e del fatto che grande e piccolo non abbiano alcun significato nell’Infinito.

Il nostro Dio imperfetto, il Sole, che gestisce l’evoluzione di tutte le creature che popolano questa parte di Universo, e le cui energie vitali sono distribuite dai suoi sette centri, i Luminari sacri, non è allora così diverso nel suo operare da un essere umano che nel corso della sua esistenza lavora (per lo più inconsapevolmente) per far evolvere, insieme a se stesso, tutte le coscienze delle vite minori che da lui dipendono, alimentandole con l’energia vitale dei suoi centri eterici, di cui i Luminari sono il Modello e la controparte superiore (vedi).

dna-cosmicoInoltre, così come le coscienze maggiori condizionano le minori, queste a loro volta favoriscono o rallentano il processo evolutivo generale, a seconda della loro capacità di risposta. Ciò vale in particolare per l’Uomo, fattore di accelerazione per il Sistema solare in quanto dotato di libero arbitrio, che può perciò divenire collaboratore consapevole del Piano divino.

Il Canone analogico ci mostra quindi anche la necessità, la potenza e la bellezza della collaborazione e della Comunione universale, ove a ciascuno è richiesto di svolgere la propria parte nell’Opera una.

Svolgere la propria parte equivale ad imparare a far risuonare la propria nota, che è un Numero, un Suono, un Nome. Ciò avviene a seguito di un lungo e progressivo lavoro di liberazione, o distacco, e segna l’ingresso nella Comunità planetaria, ove ciascuno è riconosciuto per la specifica responsabilità che è in grado di assumersi nell’opera di costruzione del Tempio dell’Uomo e del Mondo, ologramma di quello dell’intero Universo.

In questo tempo in cui si stanno ponendo le basi del mondo nuovo, la comprensione della legge di Analogia ci guida ad unire le forze in modo libero e quindi gerarchicamente ordinato secondo il Canone universale, consentendoci di collaborare qui e dovunque, ora e sempre.

 

Da collana Agni Yoga, Gerarchia, ed. Bresci:

  • 106: “Cos’è il tesoro del cuore? Non è solo la benevolenza, né la sola compassione e neppure la venerazione della Gerarchia, ma la consonanza con la Coscienza cosmica, allorché il cuore, oltre al proprio ritmo, assume parte del ritmo universale. Un tale cuore è degno di fiducia; è capace di conoscenza diretta, sente e sa, e quale legame manifesto col mondo superiore esprime l’indiscutibile. […] “
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