Comunicazione Educativa 3°- Comunicazione e Discernimento

Si concludono con questo ultimo articolo dell’anno 5.2 rivolto alla Nuova Educazione, i brani dedicati alla Comunicazione educativa proprio nel momento in cui Sole-Vulcano si mostra, in relazione alla visione eliocentrica, nella sesta qualità di Sagittarius, l’Arciere celeste, che sprona le coscienze ad avvicinare quel traguardo verso cui hanno già rivolto il cuore e la mente.1

Questo segno trasmette il 4°, il 5°e, principalmente, il 6°Raggio che permette alla volontà individuale, arma molto potente, di scagliare lontano la freccia per dissolvere le conquiste della forma e rivelare la vera essenza.

Con la semplice azione di rivolgere al Cielo uno sguardo innamorato e consapevole, noi possiamo rendere presente il Modello e contribuire alla creazione di una Nuova Cultura e Civiltà.

La comunicazione comprende tutta una serie di momenti che possono essere e sono molto diversi tra di loro, ma che mostrano una caratteristica comune: in ciascuno di essi si può comunicare in maniera consapevole oppure no.

Come già detto nei precedenti articoli, questa è una differenza sostanziale perché la comunicazione apparentemente rimane, ma cambia moltissimo il modo in cui viene vissuta e, se è vero che “comunichiamo in quanto siamo’ e che per realizzare una vera comunicazione è necessario che ci poniamo come soggetti di questo processo, allora la consapevolezza diventa automaticamente competenza indispensabile della relazione, anziché una possibilità.

Questo è un cambiamento fondamentale, che innalza la comunicazione al suo grado più nobile e potente: è libera ed è efficace perché è essenziale, è un rapporto vero, che attinge la sua verità da una piena focalizzazione nel presente, nel qui ed ora, l’unica posizione del continuum spazio-temporale che ci consente di accedere dall’ irreale al Reale.

Siamo chiaramente in un periodo di grande inquietudine per cui dobbiamo trovare una bussola e tracciare una rotta nel mare burrascoso che dobbiamo attraversare, facendo in modo che tutto ciò divenga una eccitante avventura.

L’arte della comunicazione consiste nell’esplorare le risorse e scegliere quelle che meglio corrispondono alle nostre esigenze, cercare e inventare percorsi, insomma farsi una rete su misura non solo su internet, ma in tutti i sistemi di comunicazione.

Già negli anni Settanta Pier Paolo Pasolini sottolineava, con lungimiranza, le potenzialità della televisione di creare una mentalità e di incidere sulle coscienze, non esitando a definirla come un nuovo e vero potere dittatoriale, autoritario e repressivo, più efficace di qualsiasi potere dittatoriale politico.

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Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre. *

Alla luce dell’esperienza maturata, dopo quasi cinquant’anni dall’affermazione di Pasolini, è ora evidente la pericolosità dei modelli proposti e il prevalere di una realtà in cui discutere in maniera caotica e prevaricatrice diventa l’unica forma possibile di confronto, in cui l’aspetto fisico è la sola cosa che importi, in cui la sfrontatezza diventa furbizia e la stupidità divertimento, in cui spiare la vita degli altri è il miglior passatempo possibile.

Una realtà in cui le persone non hanno lingua, non hanno pensiero, non hanno scrittura, come afferma Aldo Grasso in un articolo dedicato a una famosa trasmissione televisiva.

La TV ha un fortissimo potere educativo/diseducativo e, quando trasmette messaggi negativi o rende ingannevole la realtà, facendola passare per l’unica esistente, riesce ad influenzare molte persone acritiche e molti giovani che sono, ovviamente, più esposti degli adulti che dovrebbero, per l’istruzione, l’esperienza e il buon senso, essere discriminanti nel processo di assimilazione dei messaggi.

La verità è che oggi, purtroppo, la falsificazione della realtà operata dalla televisione fa audience e l’unico modo per lo spettatore di difendersi è cercare di non comportarsi come una carta assorbente che si impregna di tutto ciò che viene proposto.

L’unica speranza è che chi fa televisione si ricordi che si tratta di un mezzo nato per comunicare alle persone, non per ingannarle o stordirle e che in futuro ci sia la possibilità di scegliere o di rifiutare la TV spazzatura.

A questo punto c’è da chiedersi che rapporto c’è tra l’educazione e la comunicazione e se è possibile un incontro con temi condivisibili, individuando strategie esportabili da un campo all’altro.

Nello spazio vitale di cui siamo gli attori, nel nostro scenario socio-culturale, una rivoluzione ha cambiato il nostro modo di agire e di conoscere perché, grazie alla corrispondenza digitale di telefonia, sistema televisivo e computer, la gestione dell’informazione è cambiata e i modi di apprendere si sono trasformati: la conoscenza è sempre più il risultato di una cooperazione in cui il confronto e lo scambio divengono basilari.

Quali sono gli spazi in cui oggi avviene l’educazione?

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Essa è strettamente connessa al processo di comunicazione e soltanto là dove l’informazione si lega alla comunicazione la società si può ‘leggere’.

Ciò implica conseguenze non solo in ambito comunicativo ma anche a livello educativo: la realtà, costruita grazie all’apporto del computer, della televisione e della telematica trasforma il modo di conoscere e amplia gli ambiti dell’apprendimento, che diventa imprescindibile dalla funzione comunicativa: la scienza della comunicazione e quella dell’educazione mantengono le rispettive peculiarità specifiche pur collaborando fra di loro.

La cultura della comunicazione offre all’educazion la possibilità di incontrare l’attualità e i ragazzi, opportunamente guidati, possono capire meglio la società, individuandone i diversi comportamenti ed espressioni per meglio contribuire alla formazione di una comunità più matura e riflettere sui futuri valori: il mondo dell’educazione deve trattare sulla scelta di questi valori, rendendosi conto che oggi il processo di miglioramento passa anche attraverso i media.

Per contro il contributo dell’educazione alla comunicazione sta nel fornire al mondo dei media la possibilità di maturare una consapevolezza etica e critica, per accrescere la coscienza del vivere sociale. Attraverso il confronto e la circolazione di idee, mettendo in comune esperienze e progetti nell’ambito dell’educazione e della comunicazione, si dovrebbe raggiungere l’obiettivo di un nuovo tipo di comunicazione educativa.

La nuova società punta molto sui mezzi di comunicazione forti, fatti di immagini utilizzate come metafore: una buona comunicazione deve raggiungere la parte emotiva, la parte razionale e quella spirituale.

E necessario offrire ai ragazzi gli strumenti per gestire i media, insegnando loro a distinguere il vero dal falso, il bello dal brutto, l’utile dall’inutile, sviluppando la loro capacità critica, il discernimento e, soprattutto, la consapevolezza che la vita va vissuta in prima persona e non guardata.

Ma in che modo far acquisire questi strumenti?

Qui dovrebbero entrare in scena gli adulti, cioè gli educatori, gli insegnanti, i genitori mettendo in pratica la fatica condivisa perché educare non significa dire certe cose e stare a guardare: la fatica si fa insieme.

Poi l’esperienza e il rischio, anche questi condivisi, perché se ci mettiamo in gioco, rischiamo: ma può valerne la pena.

E infine l’esempio perché i giovani guardano comunque agli adulti: i gesti delle piccole azioni quotidiane, la coerenza, la passione, le regole, l’autorevolezza, l’equilibrio e la responsabilità.4

Questi sono gli ormeggi più sicuri: quando tutto è fragile e cambia rapidamente è necessario ancorarsi bene e avvolgersi assieme con la fune dell’indulgenza e dell’amore.

Per farlo occorre innanzitutto conservare la capacità di scommettere sui giovani e sulle persone in generale, con tutte le responsabilità e le conseguenze che tale scelta comporta.

Nonostante la situazione di grave crisi, è ancora possibile educare a quelli che ancora possiamo chiamare valori, in un percorso che non deve escludere la spiritualità perché il processo educativo non si deve fermare alla dimensione materiale ma deve puntare più in alto:

Vedo la meta. La raggiungo, e ne vedo un’altra: è il motto evolutivo di Sagittarius che, emanando la sesta qualità, celebra la Comunione e illumina l’intelletto che, sviluppato e usato nelle fasi precedenti, diviene sensitivo a un’esperienza mentale ancora più elevata, la percezione intuitiva, che guida l’aspirazione ed è corrispondente ai primi stadi della coscienza dell’anima.

Non si procede più al buio, poiché si vede ciò che si deve fare: si vola da un punto all’altro cercando le frecce che si sono scoccate; si vola sulle ali dell’anima.

 L’intelletto, pertanto, non è dotato d’autentica capacità matematica, visto che la sua natura non gli consente di percepire due verità opposte e simultanee. Vera capacità matematica ha invece l’intuizione, proprio quella facoltà che la ragione definisce vaga, imprecisa, opinabile. La ragione è confinata dalle due colonne di Ercole, che ne segnano il limite di competenza ma che si possono valicare quando si vuole avanzare.**

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*Pier Paolo Pasolini- Scritti corsari, 9 Dicembre 1973

** Enzio Savoini, Reale e Irreale, pag.260- Scritti inediti -1971

 

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2 risposte a Comunicazione Educativa 3°- Comunicazione e Discernimento

  1. Bianca V. dice:

    A proposito dell’ultima parte dell’appassionato contributo di Anna, relativo alla Scuola e ai valori, aggiungo che i tempi sono pronti a che la Scuola si occupi anche di “educazione all’Empatia” come mezzo per avvicinarsi all’altro con la reale volontà di comprenderlo “dal centro del Cuore”.

    Ad es., in alcune scuole danesi l’ora di empatia è stata inserita nel curriculum scolastico (http://ischool.startupitalia.eu/education/56863-20160905-scuole-danesi-ora-empatia-felici), costituendo un piccolo ma significativo passo per la creazione di un’Umanità empatica ed affratellata.
    Appare infatti sempre più necessario riportare nei contesti concreti di vita dei giovani intuizioni e modelli “spirituali”, presentandoli, almeno inizialmente, come “contenuti ordinari” e inserendoli nei curriculum consueti.

    In un tale contesto, gli obiettivi potrebbero essere:

    – promuovere la cultura dell’ascolto, evidenziandone il valore nella Scuola e nella vita personale (“Ascolto per comprendere”);
    – sviluppare le capacità di una comunicazione chiara, efficace, e orientata all’altro;
    – ampliare la consapevolezza del proprio stile di comunicazione e del valore della parola (“La parola è energia”)
    – saper comunicare i propri bisogni identificando le proprie aree problematiche, i propri punti di forza e le proprie aspirazioni per poter elaborare un progetto di sé (“Mi esprimo per conoscermi”);
    – stimolare l’interesse per la complessità dell’altro ricercandone e promuovendone l’autenticità oltre le maschere e le etichette (“Vedo ciò che la maschera cela”);
    – comprendere i sentimenti e saper assumere il punto di vista degli altri (“Se vuoi capire una cosa, diventa quella cosa”);
    – favorire il riconoscimento della dignità e della funzionalità di ciascuno nel gruppo (“Ciascuno è unico”);
    – sostenere il valore e la significatività del percorso evolutivo che ogni gruppo, e ogni gruppo-classe armoniosamente strutturato potrà fiduciosamente e gioiosamente affrontare (“La classe è il mio Gruppo”);
    – promuovere la riflessione, attraverso la proposta di percorsi esperenziali, intorno a concetti come: relazione e comunicazione; Consapevolezza e Vigilanza; Responsabilità e assunzione di Compiti; Volontà e Proposito; Inclusività e Condivisione; paura e Fiducia; Autenticità e Creatività; Evoluzione e Realizzazione, ecc.

  2. Gabriela dice:

    Certamente Anna, ci ricorda la difficoltà e i numerosi rischi che la nostra società deve sopportare e gestire in merito al informazione, comunicazione ed alla educazione da esse derivate.Riconosco comunque, che nonostante tutto ciò, stiamo vivendo un periodo storico straordinario, intenso di potenzialità, opportunità. La stessa rete menzionata nel articolo, offre opportunità ineguagliabili, mai riscontrate nel coso della storia umana.
    Certamente, alle persone di buona volontà è richiesta costante attenzione , sopratutto capacità di discernimento. Ogni provocazione data dai media ad ogni livello, potrebbe diventare un banco di scuola, dove imparare ad usare correttamente la mente, l’auto osservazione, la capacità critica e la costante volontà di liberazione. Le nebbie dell illusione si fanno fitte, ma per chi sa , che sopra esse il sole brilla per tutte le creature, esiste un maggior impegno per collaborare alla loro dissipazione.

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