Il Ciclo sintetico

Come introdotto in un precedente articolo, i Cicli hanno tra loro una scala o gerarchia di potenza causale, che determina la profondità del loro influsso sugli eventi in essi compresi: maggiore è l’ampiezza del Ciclo e più importanti sono i suoi impulsi o Date.[1]

Ciclo 840 anni

E. Savoini – Il Ciclo maggiore di 840 anni

Nella Musica delle Sfere solare (prospettiva eliocentrica) la classe di cicli planetari più importante è quella denominata Ciclo sintetico, un intervallo di 840 anni terrestri formato dal minimo comune multiplo tra i periodi di rivoluzione di tutti i Pianeti “sacri”, ossia più elevati in termini di Coscienza e Settenario fondamentale per l’Evoluzione solare.[2]

Il Ciclo sintetico, si è indicato, governa le energie delle Idee solari, quelle mutuate dall’Orizzonte cosmico secondo l’Identità specifica del nostro Ideatore o Logos solare ed irradiate e seminate sul Piano comune dell’Eclittica. Tali Idee sono i Principi che, associati tra loro, costituiscono le Leggi, le Formule, le Energie e le Forze che realizzano e fissano l’Evoluzione del sistema solare (che comprende evidentemente Cicli ben più ampi, come quello di 250 milioni di anni attorno al Centro della galassia e i Cicli dei Sette Raggi).

Si riportano di seguito i 6 Pianeti sacri (il settimo è identificato con Vulcano, un Luminare non ancora riconosciuto dalla scienza, assai presso il disco solare), corredati dei relativi moti di rivoluzione (rapportati o misurati in cicli terrestri, giorni o anni), approssimati secondo criteri armonici di commensura:

(Vulcano: 19 giorni?)

Mercurio: 90 giorni;

Venere: 225 giorni;

Giove: 12 anni;

Saturno: 30 anni;

Urano: 84 anni;

Nettuno: 168 anni.

Questo è l’ordine che si trova allontanandosi progressivamente dal Sole, secondo le loro sette orbite.

Riordiniamoli una seconda volta, scegliendo come criterio le Sette qualità o funzioni espresse da tali Entità solari, ossia gli orientamenti che l’Energia spaziale (lo Spirito) assume in Essi, direzioni indicate dalla Tradizione esoterica tibetana quali Sette Raggi:

1° Raggio: Vulcano – Volontà – Proposito – Centro della testa;

2° Raggio: Giove – Amore – Campo – Centro del cuore;

3° Raggio: Saturno – Intelligenza – Piano – Centro della gola;

4° Raggio: Mercurio – Armonia – Modelli – Centro tra le sopracciglia;

5° Raggio: Venere – Manifestazione – Opera – Centro sacrale;

6° Raggio: Nettuno – Comunione – Ideali – Centro del plesso solare;

7° Raggio: Urano – Ordine – Ordinamento – Centro basale.

Essi possono essere ordinati e rapportati, per simmetria di Numero, secondo i 7 centri di una Stella a 6 punte, a costituire l’archetipo spaziale o psicogeometria del Sistema settenario solare:

MercurioStelladel6

Il ciclo sintetico, si diceva, è il risultato del minimo comune multiplo dei moti di rivoluzione dei sei pianeti. (Per Vulcano, almeno per ora, non si ha evidenza di un moto di rivoluzione computabile). Dal punto di vista matematico, il m.c.m. esprime il più piccolo tra i multipli comuni a tutti i numeri dati. Il risultato è 840. In altre parole, ci vogliono 840 anni (terrestri) affinché, partendo da un qualsiasi istante, tutti i pianeti computati si ritrovino nella stessa posizione iniziale, concludendo così un ciclo “di gruppo”.

In realtà, quest’affermazione non è del tutto esatta; se infatti volessimo controllare attraverso le effemeridi, troveremmo i pianeti spostati rispetto alle loro posizioni di partenza. Ciò è dovuto al fatto che i moti computati, come si è detto, sono armonici e non aritmetici, per cui si discostano, seppur secondo percentuali trascurabili, da quelli astronomici. In secondo luogo, ogni moto è sempre spiraleggiante, per cui nessun ciclo, qualunque sia la sua natura, si chiude mai su se stesso. Dunque, anche considerando i moti astronomici, dovremmo tener conto del normale avanzamento, che in un periodo di tempo così lungo, specie per i pianeti più veloci ma non solo, significa uno spostamento di parecchi gradi. Ma come si può intuire, ciò non inficia affatto il valore dell’ipotesi.

La bontà e utilità dei valori armonici è comprovata dal fatto che in 840 anni si conta un numero intero di rivoluzioni (ossia di cicli armonici) per ciascun pianeta, per cui i numeri puri di tale commensura sono:

5 giri di Nettuno;

10 di Urano;

28 di Saturno;

70 di Giove;

1344 di Venere;

3360 di Mercurio.

Possiamo dunque considerare propriamente questo ciclo di 840 anni come il primo ciclo sintetico tra i Luminari sacri[3], in grado di evidenziare il loro “fattore di commensura”, espresso in numero di giri contenuti: 10 per Urano, 70 per Giove, ecc. Tali Numeri rivelano, sotto forma di rapporti puri o intervalli armonici, il tipo o qualità della commensura con il riferimento maggiore, nonché la frequenza o intensità di moto dei vari Centri solari in tale “unità di Ciclo” (ad esempio: il 5 e il 10 di Nettuno e Urano rispondono alla vibrazione del 5° intervallo, la Terza, ossia del 5° Raggio rispetto al Ciclo madre, nel quale svolgono così la funzione propria della Stella a 5 punte, quella costruttiva, formativa e proporzionante del Rapporto aureo).

– La scelta dell’inizio

Per vedere il nostro ciclo all’opera bisogna scegliere un punto dal quale partire. Esiste una regola di validità generale, facilmente riconoscibile: un ciclo può iniziare in qualunque momento.

Bisogna però al contempo riconoscere che esistono delle configurazioni spaziali o psicogeometrie che meglio di altre recano in sé esaltandole la potenza e la qualità dell’inizio. Nel ciclo annuale, ad esempio, senza dubbio i solstizi e gli equinozi corrispondono ad altrettante porte o avvii. Ma ancora, tra queste quattro Date della Croce eclittica, il solstizio di dicembre e l’equinozio di marzo hanno maggiormente accentuata questa qualità di iniziatori, di propulsori, in quanto associati a potenze e cardini cosmici.[4]

Analogamente, è necessario rintracciare una configurazione planetaria sistemica che rechi in sé qualità simili, che sia, in altre parole, energeticamente significativa.

Il punto d’inizio, sebbene sia una scelta arbitraria nel senso che si è spiegato, qualifica il valore di tutta la ricerca, nonchè delle scansioni e sviluppi successivi. Se, per riprendere l’esempio precedente, si opta per il solstizio di dicembre, il risultato ottenuto individuerà ed esalterà le qualità più sottili, nascoste del ciclo. Viceversa, se si sceglie l’equinozio di marzo, si accentueranno le tendenze verso l’evidenza, le aperture verso la manifestazione, perché l’inizio è identificato con il momento della nascita esteriore, con l’esplosione della forma.

L’anno 1910 presenta le caratteristiche giuste. Giove, Saturno, Urano e Nettuno, i Luminari giganti del sistema solare, si trovano nella cosiddetta Croce Cardinale, quella associata a cardini cosmici e che simbolicamente regge la Croce dei 4 inizi del ciclo annuale (solstizi ed equinozi). I 4 Pianeti profondi, come sono definiti per il fatto di essere i più distanti dal Sole, ma anche per il loro incedere lento o fautore di cause persistenti e penetranti, mettono a fuoco il centro con i loro incroci, liberando energia propulsiva “ai 4 angoli del mondo”:

Inizio 1910

L’intera sfera del sistema solare è inclusa, anche per l’ampiezza delle orbite planetarie interessate, e diventa lo scenario di un Cuore quadripartito in grado di generare la potenza di un nuovo battito o impulso solare.[5] Ma tale Croce è anche un’antenna e un bersaglio, una dinamo e una meta.

Partendo da questa data e andando a ritroso a balze o cicli di 840 anni, con la sesta battuta ci troviamo nell’anno 3130 a.C., all’incirca il periodo che è considerato convenzionalmente l’inizio della nostra storia, debitamente documentata. È il tempo degli Egizi, dei Sumeri e dei Babilonesi. Verso il futuro, occorre poi aggiungere un’ultima scansione che dal 1910 arriva fino al 2750.

Queste battute ritmiche sono state definite Giorni solari, in analogia con il ciclo minimo planetario del giorno, e il loro insieme Settimana solare.

Sette Giorni solari

Aver individuato questo ciclo ci consente di studiare la storia in modo del tutto nuovo. Prima di tutto è possibile indicare il numero o la qualità sostanziale di ciascuna epoca storica. Il periodo che va dal 3130 a.C. al 2290 a.C., ad esempio, avrebbe le qualità dell’1; custodisce perciò lo scopo dell’intero ciclo ed equivale a una fondazione di princìpi. Proprio come l’1 che contiene tutti gli altri numeri, le culture di quel periodo contenevano già tutto: i popoli che vissero in quell’epoca remota non hanno nulla di primitivo, al contrario sono splendide e misteriose (o meglio misteriche) civiltà alle quali ancora ci riferiamo per comprendere le nostre radici.

La quinta epoca (230-1070 d.C.), tanto per fare un altro esempio, richiama le qualità del 5 e dell’intervallo armonico di Terza. Dovremmo perciò aspettarci un grande risalto dato alla diramazione secondo polarità complementari (dualismo) e alla fissazione di forme pensiero sul piano mentale. Storicamente coincide, di fatto, con l’individuazione sempre più netta di due grandi correnti di forza antagoniste, benché in essenza complementari: Fede e Ragione (Religione e Scienza) o, in altri termini, intuizione e mente concreta, metafisica e fisica, già iniziata dalla filosofia greca nella quarta epoca centrale e cruciale.

Esaminare la storia attraverso i suoi Cicli celesti significa anche far emergere precise simmetrie tra differenti periodi che sarebbe stato impossibile individuare altrimenti: il primo giorno richiama il settimo; il secondo ha chiare risonanze nel quarto e nel sesto; il terzo si specchia nel quinto. Quelle innegabili somiglianze, quei palesi ricorsi evidenziati anche dai critici o dagli studiosi ortodossi, mostrano così la loro possibile origine di risonanza.

Il momento culminante delle energie del ciclo si trova nel suo apogeo, ossia il punto di mezzo, momento che equilibra in sé il massimo delle energie ascendenti e il minimo di quelle discendenti. Ha le proprietà del quattro, il mediano tra i sette, e propaga l’armonia tra gli opposti, ossia bellezza, equilibrio e simmetria. Ad esso il compito di riflettere le energie del ternario superiore in quello inferiore, ossia di rispecchiare le prime tre epoche nelle ultime tre. Nella settimana solare coincide storicamente con il periodo che va dal 610 a.C. al 230 d.C.: è il periodo greco e romano.

La quarta epoca è il punto più alto del ciclo, ed è innegabile che le due civiltà nate in esso lo confermino. Tutto fiorisce nel suo massimo fulgore. Si focalizzano di fatto i fondamenti del pensiero mediante la filosofia, che sondano, con ineguagliata efficacia, ogni campo. Tanta potenza caratterizza egualmente oriente e occidente. Nello stesso momento, grandi pensatori ed insegnanti percorrono orizzonti diversi della terra: Lao Tse, Confucio, Pitagora. La dottrina delle idee, che abitano il quarto piano della Sostanza, viene rivelata al mondo tramite Platone.

Culmine Settimana solare

L’apogeo della quarta epoca cade nel 190 a.C. La civiltà romana nasce e si sviluppa quindi nel periodo discendente. Senza dubbio, rispetto al mondo greco, quello romano è più concreto, meno raffinato spiritualmente, ma si erige interamente sulla grandezza greca, ereditandone cultura e sapere, manifestate in forme nuove e diverse.

Sempre in questo Giorno solare si verificano due eventi estremamente cruciali dal punto di vista della cultura interiore o spirituale di tutta la storia umana: la comparsa del Buddha e del Cristo.

Si dice che il Buddha sia nato tra il 500 e il 567 a.C., quindi attorno all’inizio della quarta epoca e alla fine della prima metà della settimana. Il Cristo, che attesta e insegna le Leggi dell’Amore accanto a quelle della Saggezza del suo predecessore, compare nella fase discendente del quarto Giorno, ovvero all’incipit della seconda metà della Settimana solare. Il Buddha sancisce e conduce alla gloria della prima metà della settimana solare, passando così il testimone al suo grande Fratello il Cristo.

Anche per ragioni di simmetria ciclica, possiamo dunque accogliere l’indicazione del Ritorno del grande Maestro, annunciato da tutte le tradizioni esoteriche: Egli viene a concludere ciò che ha iniziato con la sua prima venuta, all’inizio della seconda metà della settimana solare, ricomparendo al termine di quel grande ciclo.[6]

Terminiamo queste brevi note di analisi storica con il periodo che stiamo vivendo. Secondo l’ipotesi, siamo nel Settimo Giorno, il ciclo dell’emersione e del collaudo. Esso rappresenta perciò il compimento del grande ciclo di circa 6000 anni ed è strettamente legato all’1, al Primo Giorno, che gli spetta esprimere e realizzare compiutamente. Non sembri un caso che la conoscenza storica dell’Egitto, da sempre esaltata e favoleggiata persino dagli antichi, cominci verso la fine del ‘700. Il neoclassicismo prima e le campagne napoleoniche poi, con l’inizio di scavi imponenti, cominciano a sfogliare le pagine di quell’antico e meraviglioso popolo.

Al settimo giorno quindi spetta la vittoria. Siamo appena agli inizi, allorché si dissoda il terreno per porre le fondamenta del nuovo tempio.

Suddividendo qualitativamente il settimo Giorno solare in 12 battute/mesi di 70 anni ciascuno e in 4 stagioni, quello che stiamo vivendo in questo inizio di Terzo millennio è il lento risveglio dall’inverno per andare incontro alla bellezza della primavera (2120). Le energie di questo momento dunque, non sono quelle crepuscolari e stanche del tramonto, come farebbero pensare i segni del degrado attuale. Riflettono, al contrario, il rivolgimento del terreno ormai sfinito e la necessaria incubazione invernale dei nuovi semi che stanno germinando nell’invisibile, per una prossima fioritura “universalizzante” (valore del Segno di Aquarius, quello dell’Era entrante e del corrente 2° mese 1980-2050 del 7° Giorno solare). La Terra si prepara dunque a partecipare e a forgiare questo inimmaginabile trionfo.

Ecco un esempio di fin dove è in grado di spingerci lo studio dei ritmi solari.

Il ciclo sintetico di 840 anni, come si è avanzato, distribuisce dunque nel sistema le Idee solari, i centri di energia o magneti principali dell’evoluzione, mentre i cicli composti tra i Pianeti le assemblano in Formule. Tali energie spaziali/spirituali atterrano quindi sull’orizzonte solare di ciascun Pianeta (orbita) che le traduce in forze applicate, e infine in Forme.

Così anche la storia umana sarà uno dei frutti dell’impulso di quelle energie; le tendenze dei suoi eventi e forme velano e rivelano il contributo e il ruolo, a livello del regno umano, del nostro Pianeta nel grande Progetto solare.

sistema_solare


[1] Per una presentazione del tema del Ciclo e delle 3 classi di Cicli eliocentrici vedi “Dal tempo lineare al tempo ciclico” nella sezione Documenti di TPS, da cui provengono alcuni estratti presenti nell’articolo.
[2] La distinzione tra pianeti sacri e non sacri ci deriva dall’Astrologia Esoterica del Maestro Tibetano. In essa, i Sette Luminari sacri vengono indicati quali sette Centri maggiori del sistema solare, analogamente all’uomo, che dispone di sette centri eterici ad assicurare nel suo microsistema la gestione di vita, coscienza e forma.
[3] Questo “minimo Giorno solare” di 840 anni è analogo al “giorno di Brahma” indicato dalla Filosofia esoterica Indù, assai più ampio o profondo; entrambi indicano il compimento e la facoltà di ripartire dei Cicli maggiori in base alla ripetizione di una configurazione tracciata da posizioni astronomiche dei Pianeti.
[4] Tali direzioni vengono associate in Astrologia Esoterica ai segni di Capricornus e Aries, e ai loro valori di inizio occulto e inizio manifesto, di Vetta e di Sbocco. In astronomia corrispondono attualmente alle direzioni verso il Centro galattico o verso il Polo Sud galattico.
[5] Esistono studi che provano la relazione tra le posizioni planetarie dei 4 Giganti con il ciclo del “baricentro” o perno di equilibrio del Sole e del Sistema solare (ciclo detto “a trifoglio” con un ritmo di circa 179 anni), nonché con il ciclo dell’attività solare (macchie solari). Per approfondimenti cfr. http://articles.adsabs.harvard.edu//full/1965AJ…..70..193J/0000193.000.htmlhttp://daltonsminima.wordpress.com/2010/07/.
[6] “Il settimo giorno prevede il Ritorno del Cristo, che si compie secondo Regola ma è vissuto come anomalia storica. Il Sovramundano interviene nella vita terrena e la sconvolge senza violenza. Nulla resta qual era e tutto si trasmuta, salendo. Quest’evento è previsto e fu predetto fin dal culmine del 4° Giorno solare, all’epoca della civiltà greco-romana e del primo Avvento. Segna la fusione di due mondi e il compimento del Piano. Il Cristo non torna “alla fine del mondo”, ma al termine della Settimana e a conseguimento del proposito relativo. Per la sua natura è inutile formulare congetture circa quest’evento, che trasfigura la storia e si compie nei cuori. Si può solo citarlo come ottimo e massimo…” (Enzio Savoini, “Studio ciclico Sesta Epoca”, 2000, pag. 364).
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