I Canoni della liturgia celeste

Mercurio e Urano, Signori rispettivamente dell’Armonia e delle Regole, secondo la visione eliocentrica si congiungono oggi in Aries, segno del Fuoco degli inizi, del quale sono entrambi reggitori. Tale evento colora di particolare significato la data odierna, poiché coincide con la celebrazione della Pasqua: la Resurrezione, la definitiva vittoria sulla morte, che evoca anche, secondo diversi Insegnamenti, un preciso passaggio iniziatico.

La Pasqua, il nuovo inizio, è strettamente legata al segno di Aries poiché, come sappiamo, viene celebrata dalla cristianità la domenica successiva al primo plenilunio di primavera. Come tutte le celebrazioni principali delle diverse religioni, la Pasqua affonda quindi le sue radici nella notte dei tempi, al momento del riconoscimento da parte degli uomini dei cicli solari e lunari, dell’importanza delle costellazioni e, in generale, del Cielo.

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Nel corso dei cicli, le entità celesti più significative nella porzione di Spazio visibile dal nostro pianeta hanno assunto, per le coscienze umane, valore di archetipi fondanti, arricchendosi via via di simboli e significati da esse ispirati.  Il Cielo è dunque veramente il Libro della Vita: una potente forma pensiero in cui si possono leggere e scrivere storie di Eroi e di Dei, di Maestri dell’Umanità, di Profeti, di Servitori e di Salvatori, cui gli esseri umani costantemente si riferiscono, anche quando non ne sono consapevoli, familiarizzando così in modo semplice con i Modelli delle sorgenti causanti dell’esistenza, per poi comprendere, quando cominciano a compitarlo, che ad ogni livello si ripropongono gli stessi canoni, poiché tutto è uno.

E’ illuminante allora osservare, ad esempio, come nei diversi miti e religioni la nascita degli Dei solari sia perlopiù associata al segno di Capricornus, al solstizio invernale, al momento più misterico dell’anno, il Loro Servizio nel mondo al segno di Aquarius, l’opera di salvazione e la morte (o la discesa agli inferi) a Pisces, la resurrezione ad Aries, o ancora come la festa della Vergine Madre sia celebrata in Virgo, e così via.

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In sostanza, il ciclo annuale, nel corso del quale scorrono sotto i nostri occhi le entità celesti per noi più causanti, è stato da sempre considerato come portatore di messaggi vitali per l’uomo, che vi dipende per la sua esistenza fisica e spirituale. Il ciclo, il congegno che precipita l’essere nel divenire, con le sue fasi e le diverse energie che convoglia ritmicamente nel campo spaziale, regola la vita di tutte le creature e fissa i canoni energetici per la costruzione del Tempio dell’Uomo e del Mondo.

Gli insegnamenti che il Cielo progressivamente sciorina nel corso di ogni rivoluzione della Terra intorno al Sole danno vita ad una liturgia attraverso la quale simboli e significati eterni si rendono evidenti e si rinnovano in ogni coscienza, da quella planetaria a quelle dei costruttori minori, passando per l’uomo.

zodiaco-antico-nel giornoOgni anno dunque il Cielo mette in scena una grande rappresentazione liturgica cui ognuno più o meno consapevolmente risponde e che nell’umanità ogni culto celebra a modo suo. La stessa cosa vale per il ciclo del giorno, le cui quattro discontinuità fondamentali, analoghe ai solstizi ed equinozi dell’anno, sono ugualmente celebrate.

La liturgia celeste è sempre uguale eppure sempre diversa, sia poiché ad ogni respiro (ogni rotazione) il pianeta rinnova le sue energie, sia perché esso, insieme a tutto il Sistema, percorre regioni sempre diverse dello Spazio, da cui provengono impulsi e stimoli sempre nuovi ed anche perché i rapporti fra le diverse Entità celesti cambiano continuamente.

Dato che la fonte prima, il Cielo appunto, è lo stesso per tutti, potremmo auspicare che un giorno tutte le religioni e le correnti dell’Insegnamento, il cui compito è quello di collegare la terra al Cielo, si riconoscessero ufficialmente unite in questa celebrazione sacra e sacralizzante, mettendo in comune le proprie interpretazioni, comprensioni e visioni, e costruendo consapevolmente una forma pensiero organica, gerarchica, unitaria e potente nella quale ogni essere umano potesse comprendere la funzione ed il valore del proprio modo di comunicare col divino e sapesse di compiere il proprio lavoro di invocazione ed evocazione a nome dell’umanità intera, che comincerebbe così a funzionare a respiro unito e ritmo unificato, come cielo nel Cielo.

Da “Le Mete lontane” (1990) scritto inedito di Enzio Savoini:

“ […] L’Universo, il massimo dei Sistemi, ha una sua liturgia che risulta evidente dal suo splendido ordinamento e lo stesso può dirsi del Sistema solare e del planetario. E’ sicuramente ben fatto ormeggiare i ritmi di qualunque attività umana a quelli, maestosi e solenni, dello Spazio gerarchico solare che li ospita e li nutre […] ”.

Questo pensiero è così semplice e ovvio che pare addirittura banale poterlo accogliere, eppure sappiamo bene quanto siamo distanti dalla possibilità di metterlo in atto. Tuttavia, questo è il giusto momento per compiere un passo decisivo in tale direzione proprio perché, mentre le forze distruttive e separative stanno emergendo con forza per compiere l’opera loro, provocando reazioni scomposte di paura e disorientamento, di egoismi e separativismi, quelle costruttive, ad ogni livello, vengono stimolate, ed in un certo senso ‘costrette’ ad unirsi ed a diffondere in modo ordinato e potente pensieri luminosi ed amorevoli, poiché sanno che questa è la sola via di scampo per l’umanità.

I canoni della liturgia celeste, quello armonico, sintetizzato nel Lambdoma del Suono (il 7), e quello astrologico (il 12), interagendo fra loro formano una griglia di innumerevoli possibilità costruttive, ordinate in modo semplice, sulla quale coloro che operano per il Bene comune possono organizzare e potenziare le loro forze, percorrendo la via più alta.

Proprio ora quindi, in questa Pasqua di resurrezione, sotto questo Cielo governato da Aries (1° e 7° Raggio), segno d’inizio e di fine, mentre Mercurio e Urano si congiungono, potremmo solennemente porre allo spigolo di nord-est del Tempio dell’Umanità, il Cuore comune, quella pietra d’angolo che è già l’opera compiuta, quel canone che con la sua misura comanda tutte le altre misure: il Cristo, il cristallo dell’Unità.

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