Possibili prospettive a seguito delle elezioni politiche italiane del 2013

Le elezioni politiche italiane dello scorso 24÷25 febbraio sono state caratterizzate da due qualità fondamentali: una di queste può definirsi “sorprendente”, come vedremo in seguito, l’altra richiama invece una situazione, del tutto anomala, che abbiamo già vissuto all’inizio degli anni ’90, venti anni or sono.

Faremo prima un’analisi dei risultati, e cercheremo poi di interpretarli secondo una chiave insolita, che ci condurrà verso le direzioni appena specificate.

I dati di riferimento sono stati tratti da quanto pubblicato dal Ministero dell’Interno, e riepilogati nel documento Elezioni politiche 2013 (tabella).

Questa prima parte del discorso sarà sostanzialmente semplice in quanto limitata alla presentazione della tabella stessa.

La tabella prende in considerazione i risultati ufficiali della Camera dei Deputati, esclusa la Valle d’Aosta, circa 100.000 elettori, ed il collegio degli Italiani all’estero, circa 3.150.000 elettori, confrontando i dati ultimi 2013 con quelli della precedente consultazione che risale all’aprile 2008.

Nella prima parte troviamo i dati di base: elettori votanti, voti validi. Qui vediamo che gli elettori sono circa 47 milioni, poco più di 50 milioni compresi i 3.150.000 residenti all’estero e i 100.000 aostani.

I voti validi sono diminuiti di 2,45 milioni a causa della ridotta percentuale di votanti, scesa dal precedente 80,5% all’attuale 75,2%.

Subito dopo si trovano i dati relativi alle coalizioni, con dettaglio dei rispettivi partiti. Qui si potrà notare come la coalizione di Centro-sinistra perda esattamente l’8% rispetto alla precedente consultazione ma, grazie al premio di maggioranza ottenuto per un differenziale di soli 125.000 voti, raggiunga i 340 seggi, assegnati dall’attuale legge elettorale alla coalizione che ottiene il miglior risultato, quegli stessi 340 seggi che aveva ottenuto nel 2008 la coalizione di Centro-destra, che aveva però allora un margine molto ampio, quasi 3,4 milioni di voti, superiore del 9% rispetto al Centro-sinistra.

Ciò mette in evidenza come la coalizione di Centro-destra abbia perso il 17,6% tra le due tornate elettorali del 2008 e 2013.

Dopo le due coalizione storiche vediamo il grande successo dell’esordiente Movimento 5 Stelle che supera il 25,5%, con quasi 8,7 milioni di voti.

Segue la coalizione capeggiata da Monti, anch’essa esordiente, ma che si ferma al 10,6 % con meno di 3,6 milioni di voti.

Vediamo infine Rivoluzione Civile (Ingroia) e Fermare il Declino (Giannino) con 0,76 e 0,38 milioni di voti, rispettivamente 2,25 e 1,12%.

Completa il quadro una serie di 27 liste, il cui insieme, denominato “Altri”, supera di poco lo 0,6 milioni di voti, pari all’1,78%.

A parte le due coalizioni storiche, delle quali si è già detto, non si possono fare altri confronti perché, come vedremo ancor meglio fra poco, il quadro politico è molto cambiato rispetto alla precedente consultazione. A tal fine si potrà anche notare come a fianco dei dati del 2008 vi siano nomi di liste che non si sono più presentate nel 2013 e come, per contro, nel 2013 vi siano diverse liste di recente o recentissima formazione.

Si noti ancora che qui sono visibili 617 seggi, a fronte dei 630 totali della Camera; i rimanenti sono assegnati, in ragione di 12, nel collegio Italiani all’estero ed 1 alla Valle d’Aosta.

Nell’ultima parte della tabella si può vedere l’elenco delle liste elettorali in ordine decrescente di voti, con relative differenze percentuali nei pochi casi in cui è possibile fare tale confronto tra 2013 e 2008.

Da ciò emergono alcune osservazioni significative.

  • Il numero di liste che hanno partecipato a quest’ultima tornata elettorale è quasi raddoppiato, da 27 del 2008 a 46 del 2013, ma non vi è stato un significativo aumento della dispersione elettorale, come si può vedere dai dati dei due punti successivi.
  • Le liste possono essere raggruppate in 3 classi di risultato, perfetta rappresentazione della distribuzione di Pareto, le prime tre liste raggiungono il 72,55%, altre 12 rappresentano insieme il 25,19% (97,74% cumulativo), le rimanenti 31 valgono complessivamente solo il 2,26 % del totale.
  • Nella consultazione 2008 le prime due liste avevano raggiunto il 70,55%, le 9 successive il 26,9% (97,45% cumulativo), le rimanenti 15 il 2.55% del totale.
  • La conferma di quanto detto alla fine della pagina precedente circa il profondo rinnovamento del quadro di liste, visto che è possibile fare confronti significativi tra i risultati 2008/2013 solo nei primi quattro casi elencati in tabella
  • L’improvviso irrompere nel quadro politico del Movimento 5 Stelle ha veramente causato uno tsunami.

Vediamo non solo i dati assoluti delle variazioni di lista, ma anche quelli relativi:

                % 2013               % 2008                  Delta % ass.           Delta % rel.

PDL           21,57                     37,38                     -15,82%                -42,3%

PD             33,18                     25,42                      -7,75%                 -23,4%

Lega           8,30                       4,09                      -4,21%                 -50,7%

UDC            5,62                       1,79                      -3,83%                 -68,1%

Un breve scritto di Massimo Gramellini su La Stampa di mercoledì 27 febbraio, giorno seguente al risultato elettorale definitivo, ha probabilmente espresso un sentimento diffuso in molti italiani reduci dal voto; qui di seguito il testo relativo:

Va tutto bene

Va bene, va tutto bene. La capacità del PD di perdere le vittorie ha raggiunto livelli talmente sofisticati che perfino un tifoso del Toro si sente pervadere da ammirato stupore, ma va tutto bene.

Bersani è uscito disidratato dalle urne e beve venti bicchieri d’acqua in un quarto d’ora di conferenza stampa ma va bene, va tutto bene. Domani si dimette il Papa, il Presidente della Repubblica è in Germania, il governo chissà, e a presidiare Roma è rimasto soltanto Alemanno, ma non abbiate paura: va tutto bene (anche perché non dovrebbe nevicare).

Col quattro per cento dei voti la Lega controlla le tre Regioni più importanti del Nord e minaccia di trasferirle in Carinzia, ma va tutto bene, davvero. Gli uomini di Ingroia  danno colpa della débacle all’imitazione di Crozza (ma dai, era Crozza?), però va tutto bene.

Una neosenatrice del Cinquestelle, intervistata alla radio, non sa esattamente quanti siano i componenti di Camera e Senato che vorrebbe giustamente dimezzare, ma va bene, benissimo così (magari una sbirciata a Wikipedia, la prossima volta). I tedeschi, gli unici ad aver votato per Monti (per Fini e Casini non ce l’hanno fatta neanche loro) oltre a tutto il resto pretendono anche di esportare la stabilità e, avendo le elezioni a settembre, potrebbero decidere che il vincente governerà loro e il perdente noi, ma credetemi; va bene, va tutto bene.

Non sono impazzito, anche se la situazione politica me ne darebbe ampia facoltà. Mi sono solo convinto che l’Italia versava in tale stato catatonico che per rianimarla serviva un elettrochoc. Ora siamo svegli. Nella melma più nera, ma svegli. Non resta che venirne fuori, ma questa da millenni è la nostra specialità.

Oltre al “va tutto bene” di Gramellini, per commentare senza ironia alcuna il risultato elettorale potremo utilizzare l’aggettivo sorprendente.

  • È sicuramente sorprendente, al di la del consueto “senno del poi”, che un movimento nato da poco, privo di strutture, privo di finanziamenti pubblici e privati, capeggiato da un ex comico che ha condotto una campagna elettorale del tutto anomala, iniziata all’insegna del “vaffan”, e proseguita in modo urlato, abbia potuto risultare, alla fine dei giochi, la lista più votata in assoluto dal popolo italiano, quasi 8,7 milioni di voti, più di un quarto del totale di voti validi.
  • È sorprendente che questo movimento, questo non–partito pensi di restare tale pur essendo ormai la terza forza politica italiana, con 108 seggi alla Camera, ad una incollatura dai 124 seggi totali della coalizione di Centro-destra, che ha governato l’Italia per nove anni degli ultimi dodici della nostra Repubblica.
  • È sorprendente che questo movimento abbia potuto ottenere un tale successo, probabilmente inedito al mondo, contemperando al suo interno arruffapopoli di vario genere, neo-ecologisti NoTav, neo-anarchici, neo-marxisti-leninisti, neo-centri sociali, neo-antieuropeisti, ma anche con apporti di tutt’altro ordine e qualità, con tante persone veramente desiderose di un profondo cambiamento sociale senza essere No o anti ad alcunché, che non sia corruzione, protervia, connivenza, ignavia.
  • È sorprendente che il PDL, passando dal 37,38% al 21,57%, perdendo quindi il 15,32% in valore assoluto, ed il 42,3% in valore relativo, abbia potuto definirsi “vincitore morale” di queste elezioni.
  • È sorprendente comunque che lo stesso partito sia riuscito a recuperare posizioni così significative rispetto ai sondaggi pre-elettorali che lo davano, soltanto due mesi prima, a livelli inferiori al 15%. Che ciò sia avvenuto solo grazie al ritorno in campo di Berlusconi, che molti già davano per spacciato, non riduce il senso di sorpresa, che ha colto gli stessi attori della formidabile rimonta.
  • È sorprendente verificare, ancora una volta, la tendenza al suicidio della sinistra italiana, con un PD che vede il proprio elettorato erodersi di oltre il 20%, e che vede SEL raggiungere un livello inferiore del 50% rispetto alle attese; il fallimento irreversibile di Rivoluzione Civile, la conferma probabilmente definitiva della caduta delle liste contenenti ancora l’aggettivo “comunista” completa il quadro specifico. Analoga sorte per la lista Radicale che, pur non avendo mai raccolto consensi numericamente importanti, aveva goduto di una certa reputazione, anche internazionale, sino a non molti anni or sono.
  • È sorprendente osservare come la lista Monti abbia avuto un tracollo rispetto alle previsioni iniziali, che la vedevano veleggiare verso un 15% di consensi, dato ritenuto più passibile di incremento che non di riduzione. La scelta di “salire in politica”, alla luce di oggi, si può definire sconsiderata visto che, causa l’attuale situazione complessiva, Monti sarebbe stato certo richiamato al governo, avendo probabilmente ancora più spazi di autonomia rispetto alla precedente situazione.
  • È sorprendente vedere, come già detto da Gramellini, che la Lega Nord, avendo perso più del 50% dei consensi e valendo oggi solo il 4.09% a livello nazionale, governi ora le tre principali regioni del Nord, che producono il 38,1% del PIL, e che potrebbero a breve prendere iniziative concrete con l’obiettivo di creare una macro-regione, soprattutto nell’ottica di ridisegnare la ripartizione delle entrate fiscali.

È infine sorprendente, ma si potrebbe usare il termine “strabiliante”, fare una proiezione di quanto potrebbe avvenire nel volgere di pochi anni nel panorama politico italiano.

Facciamo alcune ipotesi al riguardo riprendendo e scorrendo l’ordine decrescente delle liste nel 2013. Prima di procedere in questa direzione, però, occorre sintetizzare cosa è avvenuto in questo ultimo ventennio nel panorama politico italiano.

A febbraio 1992 scoppia “tangentopoli”, caso giuridico/politico/mediatico che ha portato al collasso della cosiddetta Prima Repubblica, con la sparizione dei partiti tradizionali che avevano governato l’Italia dal dopoguerra fino a quel momento, cioè per un periodo durato quasi cinquanta anni.

In pochi mesi si sono dissolte forze politiche come Democrazia Cristiana, Partito Socialista, Partito Socialdemocratico, Partito Liberale, Partito Repubblicano, mentre il Partito Comunista, appena sfiorato dalla vicenda giudiziaria, aveva già provveduto a novembre 1989, pochi giorni dopo la caduta del muro di Berlino, ad un restyling interno che lo avrebbe condotto alla fondazione del Partito Democratico della Sinistra (PDS) rinunciando, 67 anni dopo la sua costituzione (1921), a quell’aggettivo “Comunista” che ne aveva qualificato ideologia e modus operandi.

Il crollo del vecchio sistema ha così provocato l’improvvisa immissione, nel mercato della partitocrazia, di più di 20 milioni di voti, oltre il 53% sul totale dei votanti alle politiche del 1992, da cui la nascita di Forza Italia (poi PDL), che ha già superato gli 8 milioni di voti nel 1994, poi altri residui della ex DC, poi Margherita e Democratici di Sinistra, poi Italia dei Valori. Nell’ottobre 2007, Democratici di Sinistra, eredi del PDS, e Margherita, eredi dell’ex DC non confluiti in Forza Italia e poi in PDL, costituiscono il PD, fatto che ha indotto a pensare che l’Italia potesse orientarsi verso il bipolarismo ben conosciuto in altri paesi del mondo, soprattutto di cultura anglosassone.

Veniamo ora al dettaglio delle principali liste nel 2013.

Movimento 5 Stelle

L’eterogeneità del movimento, la sua mancanza di struttura, la stramberia dei leader, la sostanziale “ingenuità” della compagine che sta prendendo contatto con il mondo istituzionale, potrebbe condurre in tempi rapidi ad una polverizzazione del movimento stesso. Da questo esperimento, peraltro, potrebbero anche nascere faville portatrici di novità per tutte le forze politiche di consolidata tradizione.

Se si tornasse alle urne tra pochi mesi, M5S potrebbe anche migliorare ulteriormente il già straordinario risultato, fra qualche anno potremmo invece vederne solo più le sembianze.

Quasi 9 milioni di voti che potrebbero essere nuovamente disponibili all’inizio della prossima legislatura.

PD

Abbiamo appena ricordato come il PD sia il risultato di un cammino, non breve, che ha condotto la gran parte degli ex Comunisti, una piccola parte di ex DC, ed una piccola parte di progressisti ex socialdemocratici, liberali, repubblicani ad occupare la posizione dei democratici/laburisti della maggioranza dei paesi occidentali. In tale veste il PD ha partecipato finora alle sole due ultime tornate elettorali, 2008 e 2013. Considerando che il solo PCI nel 1976 aveva raccolto oltre il 34% dei consensi, considerato quanto già precedentemente detto circa la tendenza al suicidio delle liste della sinistra radicale ed ecologista, sempre pronte a dividersi anziché a convergere, considerando la natura delle contrapposizioni che scaturiscono all’interno del partito in occasione delle primarie, considerando la riduzione del 7,75% riscontrata tra le due ultime consultazioni, le proiezioni per questo partito non sono certamente favorevoli, anche nel caso di una implosione a breve del M5S non sarebbe facile presumere un importante recupero di consensi per questa formazione politica.

Non sembra azzardato pensare che un paio di milioni di voti potrebbero rendersi liberi all’inizio della prossima legislatura.

PDL

Situazione completamente diversa da quella presente all’interno dei rivali del PD. Se quest’ultimo è un partito dalle molte anime il PDL è esattamente l’opposto, è il partito dell’uomo solo al comando, è il partito di Silvio Berlusconi, come per altro ben evidenziato nel passato ed ampiamente confermato dal grande recupero effettuato in questa ultima campagna elettorale in così poco tempo.

Rimane il fatto che il comandante ha già investito molte risorse nel partito, che alla naturale scadenza di questa legislatura avrà 82 anni, e non sarà quindi molto probabile che abbia ancora voglia/forza per proseguire in questa impresa essenzialmente solitaria.

Proprio per la sua natura personalizzata sarà anche molto difficile che il partito possa rimanere tal quale in caso di subentro, qualsiasi possa essere il successore.

L’eventuale frantumazione del PDL avrebbe inoltre effetto dirompente per tutta l’attuale coalizione di Centro-destra, che cesserebbe sostanzialmente di esistere in quanto tale.

In sostanza, più di 8 milioni di voti potrebbero rendersi disponibili all’inizio della prossima legislatura.

Lista Monti

È stata un chiaro esempio di eccezionalità contingente che ha minime possibilità di riproporsi. Quasi tre milioni di voti saranno disponibili all’inizio della prossima legislatura.

Lega Nord

Per quanto riguarda questa lista potrebbe capitare di tutto, anche che si realizzi veramente la macro-regione del Nord, con esiti del tutto imprevedibili in termini elettorali. In una normale situazione politico/economica vi sarebbero poche possibilità al riguardo, ma con l’attuale imprevedibilità, sia a livello nazionale, sia a livello europeo complessivo il partito potrebbe anche riprendere decisamente quota.

SEL

Il risultato è stato di poco superiore al milione di voti: 3,2%. I dirigenti ne attendevano almeno il doppio. Nel quadro della difficile situazione nazionale, ed in quello ancor peggiore della Sinistra italiana, è facile prevedere un sostanziale disfacimento del partito, magari con convergenza dei rimasugli con altri dello stesso genere, tipo ex Rivoluzione Civile, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, nell’ennesima formazione della sinistra radicale priva di un qualsiasi futuro.

Rivoluzione Civile

Lista nata con cospicue ambizioni, non raggiunge gli 0,8 milioni di voti, attestandosi al 2,25%, non superando quindi lo sbarramento del 4% necessario per entrare in Parlamento. Da notare l’intervallo, non certo armonico, tra la prosopopea della campagna elettorale, specialmente nel confronto con liste concorrenti della sinistra radicale e con il M5S, ed il misero risultato raggiunto.

UDC/FLI

Se ne parla solo perché liste capitanate da due ex big della politica italiana dell’ultimo ventennio. Si sono presentate separatamente ma hanno fatto parte della coalizione Monti. Insieme valgono come Rivoluzione Civile, ben al di sotto del milione di voti, avendo così forse raggiunto quel punto di non ritorno che condurrà alla dissoluzione dei due partiti.

Non ha senso parlare di altre liste, appena nate e già morte, oppure del tutto ininfluenti nel panorama generale. Quello che appare dalla precedente analisi, qualora essa fosse confortata dalla convergenza di altri punti di vista, risulta non solo sorprendente ma addirittura sconcertante dato che, salvo una parziale tenuta di PD e l’incognita Lega, tutte le altre liste sono fortemente indiziate di un possibile importante ridimensionamento, se non di vera e propria dissoluzione.

Si sta dunque riproponendo in Italia quanto già avvenuto nel periodo che ha seguito la crisi politica causata da tangentopoli, solo che allora l’insieme dei voti che si sono riproposti era inferiore ai 21 milioni, 53% del totale, mentre a breve potrebbe anche essere superiore ai 25 milioni, circa i due terzi dei votanti.

Se già non si aveva notizia che un fatto di tale portata fosse precedentemente avvenuto in un paese del “primo mondo”, la riproposizione di ciò, a venti anni di distanza, nello stesso paese, può far nascere numerose domande e considerazioni, ma inquadriamo tutto ciò in un contesto più ampio, che terremo presente per le future indagini.

  • Nel 1950 si contano sulla Terra 2,5 miliardi di abitanti.
  • Nel 1957, con il Trattato di Roma, nasce la Comunità  Economica Europea, forte allora di 6 stati aderenti, che raggiungeranno il numero di 28 nel 2013.
  • Nel 1989 implode il blocco Sovietico, nato nel 1917, che nel 1956 aveva inviato carri armati in Ungheria, e nel 1968 fece lo stesso in Cecoslovacchia, dopo aver costruito il muro di Berlino nel 1961. Nessun organismo internazionale, governo, ministero, politologo, giornalista, aveva previsto alcunché al riguardo.
  • Nel 1991÷1995 si scatena una guerra civile nella ex Jugoslavia; tra distruzioni e stupri etnici, ed anche a seguito di un intervento NATO, si rendono indipendenti Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Macedonia; successivamente, nel 2008, anche il Kosovo.
  • Nel 1992÷1994, come già detto, implode il sistema politico italiano.
  • A settembre 2008, dopo alcuni preavvisi, molti dei quali sottovalutati, scoppia una crisi prima finanziaria e poi economica, che investe, direttamente o indirettamente, il mondo intero. Cinque anni dopo, nel 2013, tale situazione si è aggravata pesantemente ed ancora non se ne vede via di uscita.
  • Nel 2010 inizia, a partire dalla Tunisia, un sommovimento socio-politico trasversale che sta tuttora influenzando buona parte dei paesi arabi del Mediterraneo, con profonde ripercussioni su Egitto, Libia, Siria.
  • Nel 2012 gli abitanti del pianeta raggiungono i 7 miliardi, Ciò significa che in 62 anni, dal precedentemente citato 1950, la popolazione mondiale ha quasi triplicato la sua consistenza numerica, senza parlare dell’enorme aumento di “consumo delle risorse planetarie”, fatto che si è venuto a produrre, non solo a causa degli aspetti quantitativi, numero di persone e vita media, ma anche per gli aspetti qualitativi della vita stessa, dato che nel suddetto periodo i consumi pro-capite hanno raggiunto valori mai conosciuti prima.
  • L’11 febbraio 2013, per la prima volta in due millenni di storia, un Papa della Chiesa Cattolica rassegna liberamente le dimissioni dal Soglio Pontificio.
  • Il 15 marzo 2013, per la prima volta in due millenni di storia, un Cardinale extra-europeo viene elevato al soglio Pontificio.

Questi fatti “sorprendenti” sono frutto del caso? O sono forse il risultato di un cambiamento epocale, nel senso etimologico del termine?

Nel prosieguo degli articoli dedicati alla Manifestazione della nuova Cultura/Civiltà cercheremo risposte a queste domande.

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2 risposte a Possibili prospettive a seguito delle elezioni politiche italiane del 2013

  1. anna dice:

    Stiamo assistendo alla distruzione di valori e canoni non più sostenibili, una distruzione necessaria per l’apporto della nuova cultura: ” quando l’aratro passa è la fine per piccoli animali e sterpaglie ma la terra è pronta al nuovo” . Dipenderà poi dalla scelta degli uomini se il campo resterà incolto o se sarà seminato e amorevolmente curato. Per evitare sofferenze è meglio aderire subito all’idea del nuovo e proiettarci nel futuro con i valori del bene comune aggiornati alle necessità e voleri dell’umanità odierna, proiettiamoci al nuovo raccolto con il sapore della libertà -verità -unione. Velocizziamoci, noi italiani siamo buoni sperimentatori!
    Anna

  2. MRita dice:

    Considerazioni sulla situazione politica

    In questo difficile momento di crisi generale appare chiaro che stanno emergendo dall’opinione pubblica novità foriere di cambiamenti radicali. I passi iniziali di tale rinnovamento sono evidenti, senz’altro contraddistinti da grossi limiti determinati anche da inesperienza, ma lo sradicamento delle vecchie strutture di un sistema cristallizzato è avviato.
    Un’opinione pubblica consapevole caratterizzerà senza dubbio la nascita di una nuova cultura; quella parte di popolazione più cosciente, infatti, sembra non accettare di essere ancora condizionata o diretta “dall’alto”, da classi dirigenti che hanno governato in modo spesso irresponsabile e per tornaconto personale, e che hanno fatto ormai il loro tempo.
    Segnali di tale cambiamento si avvertono soprattutto nel nostro amato Paese; l’Italia, come è avvenuto in altri periodi storici, può, dunque, costituire un modello per altri Stati e ispirare nuovi ideali e valori nella coscienza delle masse, contribuendo in tal modo a mutamenti epocali.

    MRita

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